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Blocco Navale per imbarcazioni con migranti a bordo, fino a 50mila euro di multa per chi non lo rispetta

Il governo vara il blocco navale contro le navi con migranti e introduce multe fino a 50mila euro: una nuova strategia che solleva interrogativi giuridici e politici.
Credit © Guardia Costiera

Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge sull’immigrazione, una misura che si propone di tradurre in norme italiane il Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo, adottato il 14 maggio 2024. Tra le disposizioni più discusse, la previsione di un “blocco navale” per le imbarcazioni che trasportano migranti, con l’interdizione temporanea delle acque territoriali italiane e sanzioni pecuniarie che possono arrivare fino a 50mila euro.

Il blocco, come indicato nell’articolo 10 del testo, potrà essere attivato in situazioni di “minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale”. La misura, proposta dal ministro dell’Interno e deliberata dal Consiglio dei ministri, prevede un’interdizione eccezionale e temporanea dello spazio marittimo italiano per un massimo di 30 giorni, prorogabile mensilmente fino a un limite complessivo di sei mesi. Le condizioni che giustificano l’intervento includono rischi concreti di terrorismo, una pressione migratoria eccezionale che comprometta la sicurezza dei confini, emergenze sanitarie internazionali e la presenza sul territorio di eventi di rilievo che richiedano misure straordinarie.

Non meno rilevante è il destino dei migranti a bordo delle imbarcazioni interdette: secondo la bozza del decreto, potranno essere condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di origine o provenienza, a condizione che siano in vigore specifici accordi bilaterali. In questi Paesi, strutture dedicate – dove operano organizzazioni internazionali specializzate in migrazione e asilo – dovrebbero farsi carico dell’accoglienza o del trattenimento dei migranti, anche in funzione di un successivo rimpatrio. Una formulazione che richiama esplicitamente il cosiddetto “modello Albania”, la cui efficacia operativa resta finora incerta.

Nel quadro normativo si inserisce anche un sistema sanzionatorio rigoroso: chi viola l’interdizione delle acque territoriali rischia una multa tra i 10.000 e i 50.000 euro. La responsabilità è estesa anche all’armatore, all’utilizzatore e al proprietario della nave, secondo un principio di responsabilità solidale. In caso di recidiva, e se la violazione viene compiuta con la stessa imbarcazione, è prevista la confisca del mezzo, con sequestro cautelare immediato da parte dell’autorità competente.

Il disegno di legge si inserisce in un più ampio contesto europeo che, proprio in questi giorni, ha visto il Parlamento Ue approvare due regolamenti cruciali. Il primo stabilisce l’elenco dei “Paesi sicuri di origine” – tra cui figurano Bangladesh, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia – mentre il secondo definisce più precisamente il concetto di “Paese terzo sicuro”, aprendo alla possibilità di esaminare le richieste di asilo anche al di fuori del territorio dell’Unione. Queste novità consentiranno agli Stati membri di realizzare hub esterni per la gestione delle domande di protezione internazionale, in linea con l’impostazione del nuovo decreto italiano.

La stretta normativa segna un ulteriore passo nella direzione di una gestione esternalizzata e securitaria del fenomeno migratorio, che punta a rafforzare il controllo dei confini e limitare l’arrivo irregolare di persone attraverso il Mediterraneo. Resta ora da capire quale sarà l’impatto concreto di queste misure, sia sul piano dei diritti umani sia su quello della tenuta dei rapporti internazionali con i Paesi partner. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!