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Rivoluzione NATO, gli Stati Uniti lasciano la guida dei centri militari agli alleati europei

Gli Usa cedono il comando di Napoli e Norfolk, mentre l’Europa lancia una nuova strategia nell’Artico: così la Nato cerca di resistere alle spinte isolazioniste americane.
Credit © Nato

La svolta è storica, anche se arriva con toni prudenti e comunicazioni essenziali: per la prima volta, i tre principali comandi operativi della Nato passeranno sotto la guida europea. È il segnale tangibile di un’alleanza che si sta ridefinendo, spinta dalla pressione politica interna americana e dal bisogno strategico di trovare un nuovo equilibrio transatlantico. La decisione, assunta nei giorni scorsi dal Comitato militare ma resa pubblica solo martedì, rappresenta un cambiamento strutturale profondo: il Joint Force Command di Napoli sarà affidato all’Italia, quello di Norfolk – paradossalmente sul territorio statunitense – al Regno Unito, mentre a Brunssum, nei Paesi Bassi, si alterneranno al comando un generale tedesco e uno polacco.

Washington conserverà ancora, almeno per ora, la guida del Comando supremo delle forze alleate in Europa (SACEUR), oltre ai comandi di componente – terra, aria, mare – ma è evidente che il bilanciamento del potere dentro l’Alleanza atlantica sta cambiando. Un cambiamento che ha un nome e una strategia: “burden sharing”, la condivisione più equa degli oneri difensivi, da sempre una delle critiche più forti mosse dagli Stati Uniti agli alleati europei, e tornata con forza nel dibattito per volere di Donald Trump.

È anche, e soprattutto, una mossa preventiva. Le cancellerie europee temono un secondo mandato del tycoon alla Casa Bianca e cercano di disinnescare in anticipo le sue intemperanze più minacciose. Il precedente è ancora vivido: la Groenlandia, con la minaccia di annessione forzata, i super-dazi proposti contro i Paesi europei presenti militarmente nell’Artico, e la percezione – per nulla infondata – che la permanenza degli Stati Uniti nella Nato non sia più scontata.

Per questo l’Alleanza ha lanciato oggi una nuova iniziativa: “Sentinella dell’Artico”, un piano strategico per rafforzare la presenza militare nella regione polare, presentato come un passo verso una responsabilità condivisa nella difesa di un’area sempre più contesa. Il progetto punta a integrare le operazioni già in corso – dalla Arctic Endurance danese all’esercitazione Cold Response norvegese – in un unico disegno operativo coerente. L’obiettivo dichiarato è rispondere alla crescente pressione russa e all’interesse cinese per le rotte e le risorse artiche.

Il Regno Unito ha colto al volo l’opportunità per rilanciare il suo ruolo all’interno dell’Alleanza: ha annunciato il raddoppio del proprio contingente in Norvegia, che passerà da 1.000 a 2.000 soldati entro tre anni. Una mossa accolta con favore dal Comando alleato, che punta su Londra come attore centrale nella nuova postura artica. Anche la Danimarca si è detta pronta a contribuire “in modo sostanziale” alla missione, nel tentativo di rafforzare l’immagine di un’Europa più responsabile e autonoma.

Giovedì, a Bruxelles, sarà il sottosegretario Elbridge Colby – e non il segretario alla Difesa Pete Hegseth – a rappresentare gli Stati Uniti all’incontro con gli omologhi dei 31 Paesi membri. Un segnale chiaro della volontà americana di mantenere una posizione negoziale forte ma non ancora definitiva. In questo contesto, i governi europei intendono presentarsi preparati, sperando di guadagnare margini di autonomia e di garantire la coesione dell’Alleanza. «O l’Europa diventa protagonista della propria difesa – ha dichiarato una fonte Nato alla vigilia del vertice – oppure la Nato rischia di diventare irrilevante». Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!