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Israele e Usa attaccano l’Iran: esplosioni a Teheran e in diverse città del Paese

Israele e Stati Uniti hanno lanciato un attacco congiunto contro l’Iran il 28 febbraio 2026: esplosioni a Teheran, Isfahan, Qom e altre città, sirene d’allarme in tutto Israele. Il ministro Katz ha dichiarato lo stato di emergenza.

All’alba di sabato 28 febbraio 2026, Israele e gli Stati Uniti hanno lanciato quello che il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha definito un “attacco preventivo contro l’Iran”, con l’obiettivo dichiarato di “rimuovere le minacce nei confronti dello Stato di Israele”. L’operazione, pianificata congiuntamente per mesi secondo fonti anonime della sicurezza israeliana citate dal canale televisivo Channel 12 e riportate dal Times of Israel, ha preso di mira siti militari e del regime a Teheran e in diverse altre città iraniane, segnando un punto di svolta drammatico nelle tensioni che da mesi attraversano il Medio Oriente.

Le prime esplosioni sono state segnalate nel centro di Teheran, in particolare nei pressi di via Pasteur, dove tre distinte detonazioni sono state udite e confermate dall’agenzia di stampa Fars. Colonne di fumo nero si sono levate visibilmente sulla capitale iraniana, documentate anche dai corrispondenti dell’Agence France-Presse presenti sul terreno. La televisione di Stato iraniana ha riconosciuto l’esistenza delle esplosioni senza tuttavia fornire, nelle prime ore, alcun dettaglio sugli obiettivi colpiti, sulla tipologia degli armamenti impiegati o sulle eventuali vittime. Lo spazio aereo del Paese è stato dichiarato chiuso “fino a nuovo ordine” dall’agenzia Tasnim.

I raid non si sono limitati alla capitale. L’agenzia Fars ha riferito di esplosioni anche nelle città di Isfahan, Qom, Karaj e Kermanshah, confermando la portata geografica dell’operazione e la sua natura sistematica. Secondo fonti israeliane citate da Sky TG24, tra gli obiettivi figurano “siti del regime e siti militari, anche relativi al programma di missili balistici”, a conferma che l’operazione puntava non soltanto a indebolire le capacità convenzionali iraniane, ma anche a colpire il cuore del programma missilistico della Repubblica islamica. Media israeliani e fonti dell’opposizione iraniana hanno inoltre riferito che tra gli obiettivi sarebbe stata inclusa una struttura presidenziale.

Il leader supremo iraniano Ali Khamenei, secondo quanto riportato da più fonti internazionali, sarebbe stato trasferito in un luogo sicuro prima dell’inizio dei bombardamenti, a indicare che l’intelligence israeliana aveva anticipato la possibilità di una risposta armata e che le autorità di Teheran erano in qualche misura preparate a un’escalation. La situazione, tuttavia, restava “estremamente fluida” nelle prime ore successive all’attacco, con scarsa trasparenza da parte del governo iraniano sull’entità dei danni subiti.

Parallelamente ai bombardamenti in territorio iraniano, in tutto Israele sono scattate le sirene d’allarme. Il Comando del Fronte Interno ha invitato la popolazione civile a “rimanere vicino ai rifugi antiaerei”, mentre a Gerusalemme le autorità hanno attivato un’ “allerta estremamente grave”. Per la prima volta dopo mesi, è stata inviata anche un’allerta massima direttamente sui dispositivi mobili dei cittadini israeliani, con l’invito a tenersi in prossimità delle aree protette. Il ministro Katz ha firmato un’ordinanza speciale con cui ha imposto “uno stato di emergenza speciale sul fronte interno in tutto il territorio dello Stato di Israele”, ai sensi della Legge sulla Difesa Civile.

La Casa Bianca ha confermato il proprio coinvolgimento nell’operazione attraverso le dichiarazioni del presidente Donald Trump, il quale ha annunciato l’avvio di una “grande operazione in Iran” motivandola con la necessità di “difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano”. La partecipazione statunitense all’operazione, definita da fonti israeliane di sicurezza come “un’operazione congiunta di Stati Uniti e Israele”, era stata preceduta da settimane di intensa pressione diplomatica e militare. Washington aveva radunato una vasta flotta di jet da combattimento e unità navali nella regione nel tentativo di ottenere un accordo sul programma nucleare di Teheran, un obiettivo rimasto senza esito e che avrebbe contribuito alla decisione di procedere con l’azione militare.

Secondo quanto riferito da fonti della sicurezza israeliana citate da Channel 12, la “fase iniziale” dell’attacco congiunto era prevista con una durata di quattro giorni, e la tempistica era stata studiata per “sorprendere gli iraniani, che non si aspettavano un attacco diurno”. Militari israeliani hanno confermato che il conflitto potrebbe protrarsi per diversi giorni, lasciando intendere che l’operazione non si esaurirebbe in un singolo raid ma proseguirebbe con una serie di interventi coordinati e progressivi sugli obiettivi strategici iraniani.

Il contesto in cui matura questa operazione è quello di una tensione crescente che affonda le proprie radici nel conflitto dei “dodici giorni” del giugno 2025, durante il quale l’Iran aveva lanciato contro Israele oltre 550 missili balistici e più di 1.000 droni. La maggior parte di questi ordigni era stata intercettata dal sistema difensivo multilivello israeliano, ma una quota era riuscita a colpire aree urbane e infrastrutture, causando tra 28 e 32 vittime e danni materiali simbolicamente significativi. Quel precedente aveva ulteriormente radicalizzato le posizioni di Tel Aviv, alimentando la convinzione che una risposta strutturale al potenziale offensivo iraniano fosse non solo legittima ma necessaria.

L’Italia segue con la massima attenzione l’evolversi della situazione: il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato di essere in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa e con il Comandante del COVI, precisando che la “priorità è la sicurezza dei nostri militari” presenti nell’area. La presenza di contingenti italiani in teatro medio-orientale aggiunge una dimensione di diretta rilevanza nazionale a una crisi che, per ampiezza geografica e coinvolgimento delle principali potenze regionali e globali, si configura come uno degli eventi geopolitici più gravi degli ultimi decenni. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!