Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha preso una posizione netta sulla crisi dello Stretto di Hormuz, chiarendo che l’Italia non intende coinvolgersi militarmente nel conflitto e ribadendo la priorità degli interessi nazionali. Intervenuto a RTL 102.5, Salvini ha risposto alle pressioni che spingono Roma a schierarsi più apertamente al fianco degli Stati Uniti in una crisi che sta paralizzando uno dei passaggi marittimi più strategici del mondo.
“Trump ci ha coinvolto quando è stato attaccato l’Iran? No, non mi sembra, ci ha avvisato a cose fatte”, ha dichiarato il leader della Lega, sottolineando l’asimmetria nei rapporti con Washington. “Non è una nostra guerra, non siamo in guerra contro la Russia o contro l’Iran”, ha aggiunto, bocciando con fermezza l’ipotesi di un dispiegamento navale nell’area: “Mandare navi da guerra in zona di guerra significherebbe avvicinarsi al terzo conflitto mondiale. Quindi, bene la prudenza del governo”.
La crisi a Hormuz pesa direttamente sull’economia italiana: dallo Stretto transitano normalmente il 20% delle forniture energetiche globali, e l’Italia importa dai Paesi del Golfo oltre il 13% del proprio fabbisogno energetico. Con la chiusura dello Stretto decretata dalla nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, il prezzo del greggio ha superato i 100 dollari al barile, con ricadute immediate sui prezzi dei carburanti alla pompa.
Su questo fronte, Salvini ha annunciato una mossa concreta: “Ho convocato domani insieme al ministro dell’Economia le principali compagnie petrolifere perché non è tollerabile la speculazione”. Il vicepremier ha tracciato un parallelo con l’intervento straordinario sulle banche dell’anno scorso: “Conto di uscire da quella riunione con degli impegni da parte delle compagnie petrolifere che stanno facendo extraprofitti. Se non c’è disponibilità a fermare i prezzi potremmo chiedere un altro congruo intervento economico da parte dei petrolieri”.
Salvini ha anche puntato il dito contro la frammentazione europea nella gestione della crisi energetica: “In Ue si va in ordine sparso anche sui carburanti”, ha osservato, criticando le differenze tra Paesi membri e auspicando una revisione a livello di Bruxelles degli acquisti di petrolio dalla Russia, ancora in corso da parte di alcuni Stati dell’Unione. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
