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Referendum, Paolo Mieli: “Voto sì per coerenza, non ho rispetto per chi si rimangia le parole”

Il giornalista Paolo Mieli, ospite di Otto e mezzo su La7, ha ribadito il suo voto Sì al referendum sulla giustizia del 22-23 marzo 2026, attaccando chi ha cambiato posizione a ridosso della consultazione.
Credit © La7

Il dibattito sul referendum costituzionale sulla giustizia, in programma il 22 e 23 marzo 2026, continua ad animare il confronto pubblico con interventi di peso da parte di giornalisti, politici e intellettuali. Tra le voci più nette del panorama mediatico italiano si distingue quella di Paolo Mieli, storico e giornalista, che ha ribadito con forza la propria intenzione di votare alla riforma, rivendicando una coerenza intellettuale mantenuta nel corso di oltre trent’anni di dibattito pubblico sulla separazione delle carriere e sul riassetto del sistema giudiziario italiano.

Intervenendo nella trasmissione Otto e mezzo su La7, Mieli ha pronunciato parole che hanno immediatamente rimbalzato sui social e sui principali organi di informazione: “Voto sì per coerenza, non ho rispetto per chi vergognosamente si rimangia le parole”. Un’affermazione diretta, priva di attenuanti, con cui il giornalista ha inteso marcare una distanza netta rispetto a coloro che, pur avendo sostenuto in passato le ragioni della riforma, hanno scelto di mutare posizione a ridosso della consultazione popolare. Mieli si è definito con ironia tra i pochi “disgraziati” capaci di mantenere le proprie posizioni senza cedere alle pressioni del momento politico.

La posizione di Mieli affonda le radici in un percorso che, come lui stesso ha ricordato in più occasioni, risale alla stagione della riforma Vassalli e all’introduzione del codice accusatorio, oltre trent’anni fa. Fin da allora, il punto centrale della sua analisi è rimasto invariato: un processo penale equilibrato richiede ruoli distinti tra accusa e difesa e un giudice realmente terzo, sottratto a qualsiasi commistione con la funzione requirente. Una lettura sistemica che oggi, a suo avviso, trova piena espressione nel quesito referendario sulla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente.

Nel medesimo intervento, Mieli ha riconosciuto “enorme rispetto” nei confronti di Marco Travaglio, indicato come un esempio di coerenza sul fronte opposto: il direttore del Fatto Quotidiano ha sempre sostenuto il No alla riforma con argomenti stabili nel tempo. La critica di Mieli, dunque, non si rivolge a chi ha sempre avuto opinioni diverse dalle sue, bensì a chi “si è rimangiato quello che ha detto fino all’altro ieri”, ovvero a quei commentatori o esponenti politici che, dopo aver condiviso le ragioni della separazione delle carriere, hanno invertito la rotta in prossimità del voto, per ragioni che Mieli lascia intendere essere più tattiche che sostanziali. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!