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Referendum, Renzi chiede le dimissioni di Meloni: “Io mi dimisi, lei avrà lo stesso coraggio?”

Dopo la vittoria del No al referendum sulla giustizia, Renzi richiama il proprio precedente del 2016 e chiede indirettamente le dimissioni della premier, definendola “anatra zoppa”.
Credit © X account @matteorenzi

All’indomani della netta vittoria del No al referendum sulla riforma della giustizia, il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha lanciato un attacco diretto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, evocando il proprio precedente del 2016 e mettendo in discussione la tenuta politica del governo dopo una sconfitta che lo stesso Renzi ha definito “clamorosa”.

“Quando il popolo parla, il Palazzo deve ascoltare. Noi dieci anni fa lo abbiamo fatto, Giorgia Meloni avrà lo stesso coraggio? Io mi sono dimesso da premier, da segretario, da tutto. Vedremo che farà Meloni dopo una sconfitta clamorosa”: queste le parole scritte dal senatore fiorentino sui propri canali social nella serata di domenica 22 marzo, poche ore dopo la chiusura delle urne che hanno sancito il trionfo del No con oltre il 53% dei voti validi, staccando il Sì di circa sette punti percentuali.

Il riferimento al 2016 è tutt’altro che casuale: all’epoca, da presidente del Consiglio, Renzi aveva promosso un ampio referendum costituzionale sulla riforma del Parlamento e del Titolo V, legando esplicitamente la propria permanenza a Palazzo Chigi all’esito del voto. Sconfitto dagli elettori, aveva rassegnato le dimissioni da premier e, in seguito, anche dalla guida del Partito Democratico, riconoscendo senza ambiguità il verdetto delle urne come un mandato politico inequivocabile. È su questo precedente che Renzi costruisce oggi la propria critica nei confronti di Meloni, che dopo il voto ha invece dichiarato l’intenzione di andare “avanti compatta” con la coalizione di governo.

Lungo i corridoi di Montecitorio, parlando ai cronisti, Renzi ha ulteriormente inasprito il tono del proprio giudizio politico. “Da oggi Giorgia Meloni è un’anatra zoppa”, ha dichiarato, richiamando la locuzione tecnico-politica anglosassone che indica un leader privo della forza necessaria a portare a compimento il proprio programma. “Per lei parte un anno di via crucis”, ha aggiunto, prevedendo che la sconfitta referendaria avrà ripercussioni prolungate sulla credibilità della premier e sul rapporto con i propri alleati di governo.

Il leader di Italia Viva ha poi sottolineato come il risultato delle urne abbia incrinato in modo strutturale il racconto politico costruito da Meloni negli ultimi anni: “Meloni è una persona che non ha più il racconto che aveva prima e, prima o poi, inizieranno a dubitare di lei anche i suoi alleati”. L’immagine di un centrodestra compatto e di una premier benedetta dal consenso popolare – elemento che Renzi ha ricordato con pungente ironia come un tratto identitario della comunicazione meloniana – uscirebbe dunque definitivamente scalfita da questa consultazione.

Ancora più diretto l’affondo pronunciato in diretta televisiva su La7: “Perdi di dieci punti, che fai? Fischietti?”, ha detto Renzi, riferendo che la premier aveva avviato il referendum con un consenso attorno al 60%, per poi incassare una sconfitta di circa nove punti percentuali a favore del No. La rivendicazione del proprio comportamento del 2016 è tornata anche in questa sede: “Io quando ho perso il referendum ho lasciato Palazzo Chigi e la segreteria del Pd. Lei da che si dimette?”. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!