Un effetto domino che scuote il centrodestra e investe in pieno Forza Italia, aprendo scenari inediti nella geografia interna del partito fondato da Silvio Berlusconi. Le dimissioni improvvise di Andrea Delmastro, Giusy Bartolozzi e Daniela Santanchè hanno innescato una crisi che si è rapidamente allargata, trasformandosi in un vero e proprio terremoto politico capace di mettere in discussione equilibri consolidati.
Il primo effetto tangibile della scossa si è registrato a Palazzo Madama, dove Maurizio Gasparri ha lasciato l’incarico di capogruppo al Senato, sostituito da Stefania Craxi. Un passaggio che segna un cambio rilevante nella gestione parlamentare del partito e che, secondo diverse fonti interne, rappresenterebbe soltanto l’inizio di una fase di profonda riorganizzazione.
Le tensioni, infatti, non si limiterebbero ai livelli intermedi della rappresentanza istituzionale. Nelle ultime ore si sono intensificate le indiscrezioni su un possibile ridimensionamento del ruolo di Antonio Tajani, attuale segretario nazionale e ministro degli Esteri. Voci che, secondo quanto riportato da ambienti vicini al partito, troverebbero origine ad Arcore, storico baricentro decisionale della famiglia Berlusconi. In questo contesto emergerebbe il peso crescente di Marina Berlusconi, che avrebbe indicato la necessità di una svolta nella guida politica.
È in questo scenario che prende quota il nome di Giorgio Mulè, attuale vicepresidente della Camera e figura ritenuta capace di interpretare una nuova fase del partito. Con un passato da giornalista e direttore di importanti testate, Mulè ha maturato esperienza politica a partire dal 2018, arrivando a ricoprire anche il ruolo di sottosegretario alla Difesa nel governo guidato da Mario Draghi. All’interno di Forza Italia viene considerato un profilo dialogante, in grado di tenere insieme le diverse sensibilità e di mantenere solidi i rapporti con gli alleati.
La sua eventuale ascesa alla guida del partito segnerebbe un rafforzamento dell’asse interno vicino a Licia Ronzulli e al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, delineando una nuova configurazione degli equilibri interni. Un riassetto che appare sempre più necessario alla luce delle tensioni emerse anche sul piano parlamentare.
A confermare il clima tutt’altro che disteso è l’iniziativa del senatore Claudio Lotito, che ha promosso una raccolta firme contro lo stesso Gasparri, evidenziando fratture profonde e una crescente contestazione della leadership. Segnali che restituiscono l’immagine di un partito attraversato da correnti e dinamiche interne ancora in cerca di una sintesi.
Se la nomina di Mulè dovesse concretizzarsi, verrebbe interpretata come una mossa strategica per traghettare Forza Italia verso una fase di stabilizzazione dopo settimane di forti turbolenze. Una scelta che potrebbe incidere non solo sugli equilibri interni, ma anche sul posizionamento complessivo del partito all’interno della coalizione di centrodestra, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
