Scarica l'App NewsRoom.
Non perderti le ULTIME notizie e le ALLERTA METEO in tempo reale.

Scarica GRATIS

Conte “salvò” il Suocero dalla Condanna e da una Maxi Multa, ora la famiglia Paladino getta la spugna

Il Grand Hotel Plaza di Roma, di proprietà della famiglia Paladino — di cui fa parte Olivia, compagna di Giuseppe Conte — è in liquidazione con debiti per quasi 30 milioni di euro.

Il Grand Hotel Plaza di Roma, storico albergo su via del Corso, si avvicina alla chiusura definitiva. Le due società principali che ne controllano la proprietà — la Agricola Monastero Santo Stefano Vecchio e la Immobiliare di Roma Splendido, riconducibili alla famiglia Paladino — sono state messe in liquidazione. A gestirne le sorti ora sono i liquidatori, chiamati a fare i conti con un’esposizione debitoria che sfiora i trenta milioni di euro.

La vicenda riguarda da vicino Olivia Paladino, figlia del fondatore Cesare e compagna dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Olivia, insieme alla sorella Cristiana, è comproprietaria dell’albergo e risulta firmataria dei bilanci societari. Sebbene non ricopra ruoli manageriali attivi, la sua firma ha avuto conseguenze concrete: quando l’Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella esattoriale milionaria, il recapito era quello condiviso con l’ex premier, in via della Fontanella Borghese 69 a Roma.

Il peso dei debiti fiscali è emerso con tutta la sua gravità nel 2024, quando sono venute meno le norme dei governi Conte e Draghi che permettevano agli albergatori di non iscrivere a bilancio le passività verso il fisco durante la crisi pandemica. Il risultato è stato un’esposizione complessiva di quasi trenta milioni di euro. Nel solo 2023, il Grand Hotel Plaza ha chiuso in rosso per oltre otto milioni, in controtendenza rispetto agli altri alberghi stellati della capitale.

Se i liquidatori non riusciranno a soddisfare i creditori, la vicenda approderà in tribunale con una liquidazione giudiziaria. In quel caso la situazione per le sorelle Paladino si farebbe sensibilmente più delicata, con il rischio che anche la prestigiosa abitazione privata, su cui pendono già decreti ingiuntivi del fisco, possa essere coinvolta nelle procedure.

La saga dell’hotel affonda le radici in anni di gestione finanziaria problematica. La svolta più controversa risale al 2018, quando la Guardia di Finanza sequestrò a Cesare Paladino circa due milioni di euro e lo denunciò per peculato. L’accusa era di aver trattenuto le tasse di soggiorno versate dai clienti tra il 2014 e il 2018, senza girarle al Comune di Roma: un importo totale di oltre 2,047 milioni di euro, suddivisi in quote annuali tra i 300mila e i 500mila euro. Nel 2019, Paladino patteggiò una condanna a un anno, due mesi e diciassette giorni di reclusione, restituendo le somme dovute con interessi e un piccolo risarcimento.

La svolta arrivò nel maggio 2020 con il decreto Rilancio (decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020, convertito in legge il 17 luglio 2020 con la legge n. 77). L’articolo 180, comma 3, del provvedimento depenalizzò il mancato o ritardato versamento della tassa di soggiorno da parte degli albergatori, trasformando quello che fino ad allora era il reato di peculato — previsto dagli articoli 314 e 358 del codice penale — in un semplice illecito amministrativo, punito con una sanzione pecuniaria pari al 100 o 200 per cento della tassa evasa. La norma fu introdotta fin dalla prima stesura del decreto, e secondo il ministero del Turismo mirava ad alleviare il settore alberghiero prostrato dalla pandemia.

La modifica normativa trasformò di fatto la qualifica giuridica dell’albergatore: da “incaricato di pubblico servizio” — e quindi passibile di peculato — a semplice titolare di un obbligo tributario. Forte di questa modifica, la difesa di Cesare Paladino presentò ricorso al Tribunale di Roma per ottenere la revoca retroattiva della condanna già passata in giudicato, sostenendo che si trattasse di una vera e propria abolitio criminis — l’eliminazione di un reato dall’ordinamento.

La questione divise la magistratura. La Procura di Roma si oppose con fermezza, ritenendo la norma non retroattiva per i fatti commessi prima del 19 maggio 2020. Anche la Corte di Cassazione, con la VI Sezione Penale (sentenza n. 36317/2020, presidente Stefano Mogini, relatore Orlando Villoni), si pronunciò in senso contrario, ribadendo che “deve conclusivamente ribadirsi la rilevanza penale a titolo di peculato delle condotte commesse in epoca anteriore alla novatio legis”. Un orientamento che aveva già trovato applicazione in un caso analogo di Trapani, dove la titolare di una struttura ricettiva aveva visto rigettato il suo ricorso sia in sede locale sia in Cassazione.

Nonostante questo quadro giurisprudenziale univoco, il 3 dicembre 2020 il GUP del Tribunale di Roma, Bruno Azzolini — capo dell’ufficio dei giudici delle udienze preliminari — accolse il ricorso di Cesare Paladino, revocando la sentenza di patteggiamento per intervenuta abolitio criminis. Nella motivazione, il giudice stabilì che “il fatto non è previsto dalla legge come reato” e dispose la cancellazione di ogni effetto penale della condanna, inclusa la rimozione della voce dal casellario giudiziario. Cesare Paladino tornava così incensurato.

Il caso divenne immediatamente oggetto di polemiche politiche e fu definito da molti commentatori come la norma ad personam più clamorosa della storia recente: l’unico italiano cui fu applicata retroattivamente la depenalizzazione era il padre della compagna del presidente del Consiglio che l’aveva firmata. Il deputato Michele Anzaldi presentò un’interrogazione parlamentare chiedendo quale ufficio legislativo avesse proposto l’inserimento della norma nel decreto e quale fosse stato il ruolo del Dipartimento Affari Giuridici e Legislativi di Palazzo Chigi.

A chiudere il cerchio, Cesare Paladino ottenne un duplice vantaggio: l’annullamento della condanna penale con effetto retroattivo e la mancata applicazione della nuova sanzione amministrativa più elevata — che non poteva invece operare retroattivamente — evitando così un esborso aggiuntivo stimato tra i due e i quattro milioni di euro previsto dalla nuova normativa. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!