La serata televisiva di mercoledì 20 maggio 2026 ha registrato uno dei momenti più tesi dell’attuale stagione di “4 di Sera”, il talk di Rete 4 condotto da Paolo Del Debbio. Nel corso della puntata, il giornalista e conduttore si è lasciato andare a uno sfogo netto e senza filtri contro una parte del pubblico, accusata di critiche pretestuose e di alimentare polemiche sui social circa la presunta svolta editoriale del programma. “Non mi rompete i coglioni, cambiate canale“, ha detto in diretta, segnando un passaggio che ha rapidamente fatto il giro delle piattaforme digitali e riacceso il dibattito sull’identità del talk.
Del Debbio ha rivendicato con forza la correttezza del proprio lavoro, sottolineando come nel programma venga garantito spazio a tutte le posizioni politiche, nel rispetto di un equilibrio che richiama la logica della par condicio anche al di fuori dei periodi elettorali. Una difesa che però si scontra con la percezione di una parte degli spettatori storici, i quali da mesi lamentano una composizione degli ospiti non più coerente con quella tradizionalmente associata alla linea editoriale della rete.
La puntata in questione offre elementi concreti al centro della polemica. In studio erano presenti Benedetta Scuderi (AVS), Stefano Cappellini (la Repubblica) e Piero Sansonetti (l’Unità), mentre a rappresentare il centrodestra vi era la sola Sara Kelany (Fratelli d’Italia). A questi si aggiungeva Paolo Liguori, figura difficilmente collocabile in modo netto nello schieramento governativo attuale. Una distribuzione che, al di là delle intenzioni dichiarate dal conduttore, ha alimentato ulteriormente le critiche online, rafforzando la percezione di uno squilibrio.
Il tema non è nuovo. Già nei mesi precedenti, a partire dal periodo del referendum sulla giustizia, si erano moltiplicate le osservazioni sulla composizione dei panel nei programmi di informazione Mediaset, con particolare attenzione proprio a Rete 4, storicamente considerata un punto di riferimento per un pubblico di area conservatrice. La sensazione diffusa tra i spettatori è quella di un progressivo riposizionamento editoriale, che si rifletterebbe anche nelle dinamiche di ascolto.
I dati Auditel, infatti, raccontano di una tendenza al ribasso che accompagna questa fase di transizione. Un calo che, pur inserito in un contesto televisivo complessivamente frammentato e competitivo, viene letto da parte della critica come un possibile segnale di disaffezione del pubblico tradizionale, non più pienamente rappresentato. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
