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Carburanti, UE: “Prepararsi a interruzione prolungata delle forniture”

Il commissario Ue all’Energia Dan Jørgensen chiede ai 27 governi di prepararsi a interruzioni prolungate delle forniture, con misure per ridurre i consumi nei trasporti, inclusi voli e auto private, mentre il Brent segna il rialzo mensile record a 118 dollari.

Il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen ha lanciato un monito inequivocabile ai 27 ministri dell’Energia dell’Unione europea riuniti in videoconferenza per un Consiglio informale straordinario: la sicurezza degli approvvigionamenti resta formalmente garantita, ma il Vecchio Continente deve prepararsi a uno scenario di interruzione prolungata del commercio energetico internazionale. «Dobbiamo essere pronti a una potenziale interruzione prolungata del commercio energetico internazionale», ha scritto Jørgensen nella lettera inviata ai governi nazionali, visionata dal media Politico, in una giornata in cui le quotazioni del Brent hanno superato i 118 dollari al barile, registrando un rialzo mensile di circa il 59% — il più alto mai rilevato in un singolo mese nella storia dei mercati petroliferi.

L’escalation delle tensioni in Medio Oriente e la drastica riduzione del traffico petrolifero attraverso lo Stretto di Hormuz hanno trasformato quella che inizialmente sembrava una crisi dei prezzi in una potenziale crisi degli approvvigionamenti. Secondo il presidente dell’Unem, Gianni Murano, una chiusura totale e prolungata dello Stretto di Hormuz «verrebbe meno tra il 15 e il 20% dell’offerta globale di petrolio», innescando «una corsa agli approvvigionamenti che spingerebbe i prezzi verso livelli difficili da immaginare». Non si tratta di uno scenario ipotetico lontano: i segnali di deterioramento del contesto geopolitico si moltiplicano, e la Commissione europea ha ritenuto necessario agire con un coordinamento preventivo tra gli Stati membri.

Bruxelles: limitare i voli, incentivare lo smart working

Nella lettera, Jørgensen ha invitato i governi nazionali a “considerare la promozione di misure di risparmio sul lato domanda”, con particolare attenzione al settore dei trasporti. Bruxelles suggerisce agli Stati membri di valutare misure — inizialmente su base volontaria — per limitare l’uso dei mezzi privati e dei voli aerei non necessari. Tra le indicazioni concrete figurano l’incentivazione del smart working, l’abbassamento dei limiti di velocità sulle autostrade e un maggiore ricorso ai biocarburanti, che potrebbero contribuire a sostituire parzialmente i prodotti petroliferi fossili e ad alleviare la pressione sui mercati. Tali misure ricalcano il decalogo già pubblicato il 21 marzo dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), che aveva anticipato l’orientamento delle istituzioni europee verso politiche di contenimento dei consumi.

Jørgensen ha inoltre esplicitamente scoraggiato l’adozione di misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell’Ue. Questo monito è diretto anche verso quei governi che, nel tentativo di alleviare il peso sui consumatori, potrebbero essere tentati di introdurre sussidi o incentivi che in realtà stimolerebbero ulteriormente la domanda in un momento di offerta fragile. La Commissione chiede dunque ai Paesi membri di operare in stretto contatto con il gruppo di coordinamento del petrolio e la Task force dell’Unione Energetica.

Il Brent a 118 dollari: marzo da record

Lo sfondo macroeconomico in cui si colloca la lettera del commissario è caratterizzato da una volatilità senza precedenti. Il Brent, il greggio di riferimento scambiato a Londra, ha chiuso la seduta del 31 marzo in rialzo di circa il 5%, oltre i 118 dollari al barile, consolidando un incremento mensile di circa il 59% rispetto ai livelli di fine febbraio: il rialzo mensile più elevato mai registrato nella storia del mercato petrolifero. Un contesto che, già a metà marzo, aveva portato il prezzo del gas naturale a salire del 90% in Europa rispetto all’inizio del mese, con ricadute immediate sui costi dell’elettricità e dell’energia per famiglie e imprese. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva già avvertito che la crisi in corso «solleva questioni relative ai futuri rischi di approvvigionamento», aggiungendo che «dobbiamo agire».

Il commissario per l’Economia Valdis Dombrovskis aveva a sua volta dichiarato, dopo una riunione ministeriale a Bruxelles, che la «portata, la gravità e l’impatto» della guerra si sono intensificati nelle ultime settimane. Sul fronte delle scorte di gas, la Commissione ha già invitato i Paesi membri ad abbassare l’obiettivo di stoccaggio per il prossimo inverno dall’90% all’80%, una misura che libera risorse sul mercato spot ma che riduce i margini di sicurezza per la stagione fredda 2026-2027.

Le accise e le mosse del governo italiano

In questo scenario di crescente pressione sui mercati energetici, il governo italiano si trova ad affrontare una scadenza ravvicinata di estrema rilevanza: il taglio delle accise di 25 centesimi al litro, attualmente in vigore, scadrà il 7 aprile. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, l’esecutivo sarebbe al lavoro per un nuovo decreto sul prezzo dei carburanti, da presentare e approvare in Consiglio dei ministri venerdì 3 aprile, prima della pausa pasquale, così da evitare una soluzione di continuità nei sostegni ai consumatori. La decisione si inserisce in un quadro in cui diversi Paesi europei si sono già mossi in ordine sparso: dall’Ungheria di Orbán, che ha reintrodotto un tetto ai prezzi, alla Slovenia, che ha optato per un taglio delle accise, fino alle ispezioni di mercato attivate da altri governi nazionali.

A Bruxelles, nel frattempo, sul tavolo restano opzioni di portata più strutturale: un taglio coordinato delle tasse sui carburanti a livello europeo, la reintroduzione del tetto al prezzo del gas per contenere il contagio sui costi dell’elettricità e misure fiscali per ridurre la tassazione sull’energia elettrica rispetto ai combustibili fossili. Nelle prossime settimane la Commissione dovrebbe presentare proposte specifiche su questi fronti, accompagnate da aggiornamenti al meccanismo del mercato del carbonio dell’Ue, con parametri di allocazione gratuita riveduti e una riserva di stabilità più robusta per contenere la volatilità dei prezzi.

Il rischio Hormuz e lo spettro degli anni Settanta

Il direttore dell’AIE, Fatih Birol, intervenuto alla riunione ministeriale europea, ha messo in guardia da una crisi energetica potenzialmente più grave di quella degli anni Settanta. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota compresa tra il 15 e il 20% dell’offerta globale di petrolio, rimane il nodo critico dell’intera architettura degli approvvigionamenti internazionali. Johannes Rauball, analista senior del greggio presso la società di intelligence trading Kpler, ha stimato che se lo Stretto rimarrà chiuso per altri due mesi, i rischi di approvvigionamento “aumenteRanno notevolmente”, con effetti a catena sull’intera economia globale.

L’Europa, nonostante gli sforzi compiuti dal 2022 per diversificare le forniture energetiche, rimane esposta agli shock globali e deve essere pronta ad affrontare una nuova volatilità. La crisi attuale non si limita al solo petrolio, ma comprende anche interruzioni dei flussi di gas naturale, con effetti a catena sulla sicurezza e sui prezzi dell’elettricità. In questo contesto, la lettera del commissario Jørgensen rappresenta il segnale più chiaro finora emesso da Bruxelles: la fase della sola gestione dell’emergenza prezzi si sta esaurendo, e l’Unione si prepara a misure più incisive di contenimento della domanda, con implicazioni concrete per la mobilità, il lavoro e le abitudini quotidiane dei cittadini europei. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!