Lo scontro interno al Movimento 5 Stelle approda in tribunale e segna un nuovo capitolo nella frattura tra il fondatore Beppe Grillo e l’attuale leader Giuseppe Conte. L’ex garante ha notificato un atto di citazione davanti al Tribunale di Roma contro il M5S guidato dall’ex presidente del Consiglio, rivendicando la titolarità del nome e del simbolo del Movimento. La prima udienza è prevista per luglio e si preannuncia come l’inizio di una battaglia legale lunga e complessa.
Al centro della contesa non c’è soltanto un marchio politico, ma l’identità stessa del Movimento nato nel 2009. Grillo, insieme all’associazione originaria con sede a Genova, sostiene che il nome e il simbolo siano stati concessi in uso e non ceduti definitivamente. Una distinzione che ora diventa decisiva: secondo questa ricostruzione, il Movimento guidato da Conte avrebbe progressivamente abbandonato i principi fondativi, trasformandosi in una forza politica più tradizionale, lontana dalla vocazione originaria anti-sistema e anti-leaderistica.
Nell’atto di citazione si contesta in particolare l’evoluzione organizzativa sotto la guida di Conte, accusato di aver rafforzato una leadership personale e di aver modificato il Dna del Movimento, anche attraverso nuove alleanze politiche e una gestione più strutturata del partito. Un cambio di rotta che, per Grillo e i suoi sostenitori, giustificherebbe la richiesta di riappropriarsi del simbolo, ritenuto non più rappresentativo dell’attuale linea politica.
La vicenda affonda le sue radici nella riorganizzazione del Movimento avvenuta nel 2017, quando venne costituita una nuova associazione con sede a Roma, promossa tra gli altri da Luigi Di Maio e Davide Casaleggio. In quell’occasione, lo statuto prevedeva esplicitamente che il simbolo restasse di proprietà dell’associazione genovese, pur venendo utilizzato dal soggetto politico operativo a livello nazionale. Un assetto che oggi torna al centro del contenzioso.
Le implicazioni della causa sono rilevanti. Se il tribunale dovesse dare ragione a Grillo, il Movimento guidato da Conte sarebbe costretto a cambiare nome e simbolo, con conseguenze politiche e comunicative significative. Uno scenario che aprirebbe una fase completamente nuova per il partito, già segnato negli ultimi anni da divisioni interne e ridefinizioni strategiche.
Nel frattempo, il clima resta teso anche sul piano politico. Sui social, l’ex parlamentare Marco Bella, vicino a Grillo, ha parlato di una “battaglia giusta”, sottolineando il sacrificio personale del fondatore e accusando l’attuale dirigenza di aver tradito lo spirito originario del Movimento. Parole che riflettono una frattura ormai profonda e difficilmente ricomponibile. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
