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Un anno di insulti omofobi, vessazioni e minacce: indagati collega e datore di lavoro

Un giovane operaio calabrese ha subito per oltre un anno vessazioni, minacce di morte e insulti a sfondo omofobo da parte di un collega. La Procura di Roma ha chiuso le indagini: due uomini rischiano il processo per atti persecutori aggravati.

Un operaio di 25 anni, calabrese, dipendente di una societa di costruzioni a Roma, ha denunciato di aver subito per oltre un anno una serie di insulti omofobi, minacce e atti persecutori da parte di un collega. La Procura di Roma ha chiuso le indagini: nel registro degli indagati sono finiti il collega, Giorgio, 40 anni, e il titolare dell’azienda, Stefano, 53 anni, entrambi accusati di atti persecutori con l’aggravante della finalita discriminatoria legata all’orientamento sessuale della vittima.

I fatti contestati si sarebbero protratti dal 27 aprile 2024 al 13 agosto 2025, giorno in cui la vittima – indicata negli atti con il nome di fantasia Luca – ha rassegnato le dimissioni. Lo stesso giorno, insieme ai suoi legali, gli avvocati Andrea e Mauro Pietrangeli, si e recato a sporgere denuncia. Il pubblico ministero titolare del fascicolo e Saverio Francesco Musolino.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, Giorgio avrebbe “iniziato a vessare verbalmente e fisicamente il collega, percuotendolo in diverse occasioni”. Lo avrebbe fotografato di nascosto anche mentre dormiva, usando poi le immagini per creare sticker denigratori. Per mesi lo avrebbe tempestato di insulti pesantemente omofobi: “Sei troppo gay”, “Magna e dormi, gola profonda”, “Pulisci schiavo africano, questo e il tuo lavoro da gay”. Non solo: in un’occasione, di ritorno da un cantiere, lo avrebbe fatto scendere dall’auto, obbligandolo a fare il tragitto a piedi. Le minacce di morte sarebbero state esplicite: “Ti faccio a pezzi, ti mangio il cuore”; “Ti metto sotto terra”.

Le condotte del collega avrebbero, secondo l’accusa, “creato un clima di isolazionismo, suscitando negli altri colleghi un sentimento di odio e di emarginazione” nei confronti della vittima. Il venticinquenne si e ritrovato solo, senza che nessun altro dei colleghi volesse piu collaborare con lui o stargli vicino.

Anche il comportamento del titolare e finito sotto la lente del pm. Quando Luca si era rivolto a Stefano cercando protezione, questi non solo non avrebbe fatto nulla per fermarlo, ma avrebbe aggravato la situazione. Stando alla denuncia, il titolare avrebbe risposto: “Qualsiasi cosa, chiedi scusa a Giorgio. Con te non so piu cosa fare, nessuno vuole lavorare con te”. E ancora: “L’unica cosa che posso dirti, e di licenziarti. Mando via Giorgio e lascio te? Insomma vedi che puoi fare…”. L’accusa gli contesta anche di aver ritardato il pagamento degli stipendi e inviato richiami disciplinari, strumenti ritenuti funzionali a spingere Luca alle dimissioni.

Dopo mesi di umiliazioni, il giovane e stato ricoverato in ospedale con una diagnosi di “disturbo dell’adattamento”, costretto ad assumere farmaci. Il 13 agosto 2025 ha lasciato definitivamente il lavoro e ha cambiato citta. Gli indagati sono difesi rispettivamente dagli avvocati Manuel Varesi (il collega) e Francesco Gianzi (il titolare). Nelle prossime settimane sono attesi gli interrogatori: non e escluso che venga depositata una richiesta di rinvio a giudizio. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!