Si riaccende lo scontro attorno al delitto di Garlasco, con la famiglia di Chiara Poggi che torna a contestare duramente l’operato degli investigatori dopo la diffusione di nuove intercettazioni legate all’inchiesta bis. Al centro della polemica, il lavoro dei Carabinieri e le valutazioni contenute nell’informativa trasmessa alla Procura di Pavia, in cui si fa riferimento a “conversazioni inquietanti” e a un atteggiamento di “totale opposizione” da parte dei familiari della vittima rispetto alla riapertura del caso.
Secondo quanto riportato dal Quotidiano Libero, le intercettazioni ambientali, raccolte nell’ambito degli approfondimenti sul ruolo di Andrea Sempio, delineerebbero un clima di profonda sfiducia della famiglia Poggi nei confronti degli inquirenti. Gli investigatori sostengono che i familiari considerino l’indagine “eterodiretta” e influenzata dal fronte difensivo di Alberto Stasi. Nell’informativa si parla inoltre di una presunta “commistione tra le versioni della famiglia Poggi e quelle indotte dal fronte Sempio”, elemento che ha inasprito ulteriormente il confronto tra le parti.
La reazione dei legali della famiglia, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, è stata immediata e particolarmente severa. I due avvocati hanno espresso “enorme amarezza” per quello che definiscono un percorso investigativo segnato da “indagini gravemente condizionate da contesti poco trasparenti”. Una presa di posizione che evidenzia la distanza ormai marcata tra i familiari della vittima e chi conduce le nuove verifiche sul caso.
Nel dossier investigativo emerge anche la posizione di Marco Poggi, fratello di Chiara, descritta come di netta “contrapposizione”. Gli investigatori ritengono che, durante l’audizione del maggio 2025, le sue risposte fossero orientate a escludere il coinvolgimento di Andrea Sempio. Lo stesso Marco avrebbe però manifestato il timore di subire condizionamenti durante gli interrogatori, ribadendo con fermezza: “Andrea Sempio non c’entra niente”.
Le intercettazioni riportano anche conversazioni familiari che fotografano il clima di tensione. In uno dei dialoghi, Marco afferma: “La Procura è convinta, sta facendo tutte queste cose qui, si è convinta a voler trovare a tutti i costi qualcosa”. A cui Rita aggiunge: “Vanno avanti lo stesso”, mentre Giuseppe Poggi commenta: “È inutile insistere, bisogna che loro si picchino una facciata contro il muro”. Parole che, secondo gli inquirenti, confermerebbero l’atteggiamento di chiusura verso l’indagine.
Non manca, infine, un appello a un intervento esterno. Sempre dalle intercettazioni emerge la richiesta di un coinvolgimento della Procura generale di Milano. “Se non interviene nessun altro, che è al di fuori di questa Procura, questi andranno avanti”, dice Marco, mentre Giuseppe aggiunge: “Sì, se non interviene la Procura generale di Milano a dargli una calmata”.
Durissima anche la replica conclusiva dei legali, che sottolineano: “Prendiamo atto del fatto che la procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre a intercettazioni i familiari della vittima”. E ancora: “Abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai carabinieri siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti giornalistici”.
Il confronto resta aperto e segna un nuovo capitolo di tensione in una delle vicende giudiziarie più controverse degli ultimi anni, mentre l’inchiesta bis continua a dividere profondamente protagonisti e osservatori. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
