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Garlasco, il video intimo di Chiara e i dubbi dei PM su Marco Poggi: “Cambiata versione rispetto al 2007”

Un video intimo, una telefonata piena di tensione e versioni che non coincidono: nel nuovo fronte sul delitto di Garlasco, gli inquirenti leggono nei dettagli un possibile snodo decisivo.
Credit © screenshot

Nel nuovo filone d’indagine sul delitto di Garlasco, uno degli elementi che gli inquirenti ritengono centrali è il video intimo che avrebbe coinvolto Chiara Poggi e il fidanzato Alberto Stasi. Un contenuto che, secondo la nuova ipotesi accusatoria sviluppata nell’inchiesta a carico di Andrea Sempio, assumerebbe una posizione di assoluta “centralità nella dinamica omicidiaria”. A riportarlo sono gli atti richiamati nella ricostruzione investigativa, che tornano a soffermarsi su una telefonata del 18 ottobre 2007, avvenuta due mesi dopo l’omicidio.

In quel colloquio, Rita Preda parla con il marito Giuseppe mentre il figlio Marco Poggi è impegnato con il capitano dei carabinieri Gennaro Cassese, allora a capo delle indagini. La madre di Chiara manifesta apertamente la propria apprensione e dice: “Spero che finisca presto, in fretta, perché è un po’ nervoso tuo figlio”. Subito dopo aggiunge: “Mah, era un po’ agitato, non lo so… forse non vuole…”. Proprio quel passaggio, lasciato in sospeso, viene oggi letto dagli investigatori come un possibile riferimento alla questione del video intimo tra Chiara Poggi e Alberto Stasi, tema che in quei giorni stava emergendo anche all’esterno dell’indagine.

Secondo la Procura di Pavia, il clima di preoccupazione registrato in casa Poggi in quelle ore avrebbe un significato preciso. Da una parte, per gli inquirenti, dimostrerebbe che “gli inquirenti dell’epoca fossero pienamente consapevoli che Marco Poggi avesse visionato il video in questione”. Dall’altra, sempre secondo la stessa lettura accusatoria, confermerebbe “che il dubbio fosse anche dei genitori”. Si tratta di una valutazione che si inserisce in una rilettura complessiva delle dichiarazioni rese negli anni, e che punta a mettere in relazione le parole pronunciate nel 2007 con quelle fornite molto più di recente.

Già alcuni giorni prima del 18 ottobre 2007, infatti, il capitano Cassese aveva parlato con Marco Poggi, e in quel dialogo era emersa l’esistenza del file. Marco aveva ammesso di sapere del video, ma aveva negato di averne visto anche un solo frame. Quando però la notizia aveva iniziato a circolare, fino a raggiungere anche gli organi di stampa e a essere anticipata da Studio Aperto, gli investigatori avevano deciso di tornare sull’argomento e di sentirlo nuovamente. La richiesta, secondo quanto riportato negli atti, avrebbe generato forte agitazione sia nel fratello della vittima sia nei genitori.

Nel corso delle sommarie informazioni testimoniali del 18 ottobre, Marco Poggi entra nel merito della vicenda e ricostruisce il modo in cui sarebbe venuto a conoscenza del contenuto. Racconta che, alcuni mesi prima, Chiara Poggi aveva lasciato il computer acceso e aperto su una schermata di Msn Messenger per scaricare un video ricevuto dal fidanzato. Marco sarebbe poi entrato nella stanza per utilizzare il computer e avrebbe notato il download e la conversazione in chat tra i due. Di quello scambio, riferisce un dettaglio che gli avrebbe fatto comprendere la natura del file: si trattava di uno scambio di messaggi “dal cui contenuto intuii che si trattava di un filmato relativo alla loro intimità”. Nella stessa occasione, però, precisò di non aver visto alcuna immagine del video.

Agli investigatori, Marco Poggi descrive anche un secondo episodio, collocato dopo l’omicidio e avvenuto al cimitero, davanti alla tomba della sorella. In quel frangente, lui e Alberto Stasi si sarebbero separati per qualche istante dal resto della famiglia mentre stavano “riempivano gli innaffiatoi per cambiare l’acqua dei portafiori”. È in quel contesto che Marco avrebbe affrontato direttamente il fidanzato di Chiara chiedendogli se il video intimo esistesse davvero. Stasi, sempre secondo il racconto riportato, avrebbe confermato “sorridendo” e avrebbe spiegato di averlo “registrato con una fotocamera digitale, per cui le immagini non erano proprio nitide”.

Il dialogo prosegue con una richiesta molto precisa da parte del fratello della vittima. Marco Poggi avrebbe domandato ad Alberto Stasi di potergli consegnare le immagini di Chiara, escluse quelle intime. Stasi, secondo quanto verbalizzato, avrebbe risposto di non essere in grado di eliminarle personalmente, ma gli avrebbe promesso “che mi avrebbe consegnato l’intero filmato dal quale io successivamente potevo eliminare le parti più intime essendo, a suo dire, più bravo nell’utilizzo del computer”. Sempre in base a quel racconto, il video sarebbe stato noto soltanto ai due fidanzati e a nessun altro.

È proprio su questo punto che la nuova attività istruttoria individua un potenziale elemento di contrasto. Nell’interrogatorio del 20 maggio 2025, infatti, Marco Poggi non avrebbe più parlato di un video, ma di “foto intime tra lei e Alberto”. E alla domanda se avesse mai visionato il contenuto delle cartelle private della sorella, avrebbe risposto: “Non ho mai visto nessuna cosa privata, non credo neanche di essere andato alla ricerca”. Un’affermazione accompagnata dal riferimento alle sole fotografie del viaggio a Londra della coppia e a qualche “cosa di gatti”.

Nella versione più recente, Marco Poggi ha inoltre sostenuto di non aver compreso immediatamente la natura intima di quei file e di aver collegato il tutto soltanto in un secondo momento, quando parti di quella chat erano finite sui media. Ma proprio questo scarto temporale e contenutistico rispetto alle dichiarazioni del 2007 è ciò che i carabinieri, nell’informativa citata, ritengono significativo. Le frasi rese nel 2025, si legge, apparirebbero “poco credibili alla luce delle evidenti discrasie” con quanto dichiarato diciotto anni prima. Per gli investigatori, la testimonianza del 2007 sarebbe da ritenere più attendibile proprio in ragione della sua prossimità ai fatti e ai ricordi allora ancora freschi.

Il nodo del video, del resto, non viene considerato un dettaglio laterale. Nella nuova ricostruzione accusatoria su Andrea Sempio, quel contenuto rappresenterebbe il punto di origine di una possibile escalation. Secondo gli inquirenti, Sempio avrebbe visto i video intimi e da quel momento avrebbe maturato l’intenzione di un approccio sessuale nei confronti di Chiara Poggi, prima telefonicamente e poi di persona. Una prospettiva che, sempre secondo l’accusa, troverebbe un possibile riscontro in uno dei soliloqui in auto attribuiti all’indagato, nei quali si farebbe riferimento a un “video” sottratto a Chiara Poggi su “una pennetta”.

La tesi investigativa è che il rifiuto di queste presunte avances avrebbe poi “scatenato un effetto domino” culminato nella violenta aggressione e nell’omicidio della giovane. In questo quadro, gli inquirenti ritengono inoltre che Marco Poggi, non soltanto sulla questione del video, avrebbe continuato nel tempo a “modificare il contenuto delle testimonianze”, orientando le proprie dichiarazioni, in alcuni passaggi ritenute anche “oppositive” e di contestazione nei confronti degli investigatori, verso una “costante difesa d’ufficio” dell’amico d’infanzia Andrea Sempio.

Resta questo, oggi, uno dei passaggi più delicati e controversi del nuovo sviluppo dell’inchiesta su Garlasco: da un lato il peso attribuito a un file intimo che gli inquirenti ritengono centrale per il possibile movente; dall’altro la rilettura di parole, silenzi, esitazioni e versioni differenti fornite nel corso di quasi vent’anni. Ed è proprio dentro queste divergenze, che la Procura considera tutt’altro che marginali, che si concentra una parte rilevante della nuova strategia investigativa. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!