Mediterraneo, nuovo record: toccati i +33°C. Paura per un autunno ad altissimo rischio Cicloni e Alluvioni

Il Mediterraneo occidentale accumula un eccezionale surplus di calore: con l’arrivo delle perturbazioni autunnali, più umidità disponibile potrebbe amplificare temporali e piogge intense.

Una temperatura superficiale del mare fino a +33°C registrata da una boa di monitoraggio alle Baleari fotografa una situazione termica eccezionale nel settore occidentale del Mediterraneo. Il dato assume particolare rilevanza meteorologica non soltanto per il valore raggiunto, ma soprattutto per la quantità di energia che un bacino marino così caldo è in grado di accumulare e successivamente trasferire all’atmosfera. Le conseguenze, tuttavia, non sono automatiche: un mare molto caldo costituisce un importante serbatoio di calore e umidità, ma per produrre temporali violenti, alluvioni o cicloni mediterranei servono anche configurazioni atmosferiche favorevoli.

L’anomalia descritta interessa soprattutto il Mediterraneo occidentale, dopo un periodo prolungato caratterizzato da temperature superiori alle medie stagionali tra Spagna e Francia. La situazione risulta invece profondamente differente procedendo verso est: tra Grecia, Turchia, Creta, Libia orientale ed Egitto vengono indicate temperature marine poco superiori ai +20°C, con valori inferiori alla norma in particolare nel settore compreso tra Grecia e Turchia.

È proprio questa forte eterogeneità a rendere necessario distinguere le diverse aree del Mediterraneo. Il valore di +33°C osservato alle Baleari non può infatti essere esteso all’intero bacino, ma rappresenta un segnale particolarmente significativo delle condizioni raggiunte dalle acque del settore occidentale.

Dal punto di vista fisico, il mare possiede una elevata capacità termica: può quindi immagazzinare grandi quantità di energia e restituirle gradualmente all’atmosfera. Una superficie marina eccezionalmente calda favorisce inoltre l’evaporazione e aumenta la disponibilità di vapore acqueo negli strati atmosferici prossimi alla superficie.

Questo aspetto diventa fondamentale durante lo sviluppo dei sistemi temporaleschi. Quando il vapore condensa all’interno delle nubi viene liberato calore latente, contribuendo a sostenere le correnti ascendenti e, quando le altre condizioni atmosferiche sono favorevoli, l’intensificazione della convezione. Il mare caldo rappresenta dunque un serbatoio energetico importante, ma non è sufficiente, da solo, a determinare un evento meteorologico estremo.

Il passaggio più delicato potrebbe verificarsi con la progressiva transizione dall’estate all’autunno. Con l’avanzare della stagione e l’indebolimento delle strutture anticicloniche subtropicali, il Mediterraneo può essere raggiunto più frequentemente da saccature nord-atlantiche e masse d’aria più fredde in quota. È l’interazione tra queste ultime e gli strati inferiori caldi e molto umidi a poter determinare un forte aumento dell’instabilità atmosferica.

In presenza di aria sufficientemente fredda alle quote superiori, il contrasto verticale di temperatura può diventare marcato. Se contemporaneamente nei bassi strati sono disponibili molta umidità e condizioni dinamiche favorevoli, può aumentare il CAPE, Convective Available Potential Energy, vale a dire l’energia potenziale disponibile per alimentare le correnti ascendenti convettive.

La presenza di CAPE elevato, tuttavia, non equivale automaticamente alla formazione di temporali distruttivi. Per lo sviluppo di fenomeni severi devono concorrere numerosi altri elementi, tra cui il profilo verticale dell’atmosfera, la distribuzione dell’umidità, la presenza di meccanismi di sollevamento, la ventilazione alle diverse quote e l’organizzazione delle correnti. È quindi impossibile stabilire con mesi di anticipo dove e quando potranno verificarsi eventuali episodi alluvionali sulla sola base della temperatura marina.

Qualora durante l’autunno si presentassero configurazioni atmosferiche favorevoli, un Mediterraneo molto caldo potrebbe comunque amplificare l’intensità delle precipitazioni, aumentando il quantitativo di umidità potenzialmente disponibile. Particolare attenzione riguarda i sistemi convettivi a mesoscala e le strutture temporalesche autorigeneranti, comprese quelle che possono assumere una configurazione cosiddetta V-shaped.

Si tratta di sistemi nei quali nuove celle temporalesche possono continuare a svilupparsi e transitare ripetutamente sulle stesse zone. In presenza di persistenti correnti umide provenienti dal mare e di condizioni favorevoli alla stazionarietà, possono verificarsi precipitazioni molto abbondanti in intervalli temporali relativamente brevi.

Il rischio diventa particolarmente rilevante lungo le coste e nelle aree caratterizzate da rilievi prossimi al mare. L’orografia può infatti forzare il sollevamento delle masse d’aria umide, favorendo ulteriormente la condensazione e le precipitazioni. Bacini idrografici piccoli, ripidi e con tempi di risposta molto brevi risultano particolarmente vulnerabili alle alluvioni lampo, nelle quali il livello di torrenti e corsi d’acqua può aumentare rapidamente.

Un capitolo differente riguarda i Medicane, termine derivato dall’espressione Mediterranean hurricane e utilizzato per indicare alcuni cicloni mediterranei che possono sviluppare caratteristiche simil-tropicali. La temperatura elevata del mare può contribuire a fornire calore e umidità a questi sistemi, ma la loro formazione dipende da un insieme complesso di condizioni atmosferiche.

Non è quindi possibile stabilire una relazione diretta secondo cui un Mediterraneo a 30-33°C debba necessariamente produrre un Medicane. Sono indispensabili una struttura depressionaria favorevole, determinate caratteristiche termodinamiche della colonna atmosferica e un’evoluzione dinamica capace di consentire al ciclone di organizzarsi. In determinate circostanze questi sistemi possono sviluppare un cuore caldo e una struttura nuvolosa relativamente simmetrica attorno al minimo depressionario, accompagnata da venti molto intensi, precipitazioni abbondanti e mareggiate.

La temperatura eccezionalmente elevata delle acque occidentali costituisce dunque un elemento da seguire attentamente entrando nel periodo statisticamente più favorevole alle perturbazioni mediterranee. Settembre rappresenta la prima fase della transizione stagionale: il mare conserva gran parte del calore accumulato durante l’estate mentre possono iniziare a raggiungere il bacino masse d’aria più fresche alle quote superiori. In caso di configurazioni favorevoli, il contrasto può sostenere temporali intensi, linee temporalesche organizzate, forti raffiche di vento e trombe marine.

Con ottobre, il Mediterraneo centrale entra in una fase climatologicamente molto delicata per le precipitazioni. Le saccature possono approfondirsi verso le basse latitudini e determinare persistenti richiami meridionali. Correnti di Scirocco che attraversano lunghi tratti di mare possono raccogliere grandi quantità di vapore acqueo e trasportarlo verso le coste e i rilievi.

In queste circostanze, Prealpi e Appennini possono esercitare un ruolo determinante attraverso il sollevamento orografico. Se la configurazione atmosferica rallenta o diventa quasi stazionaria, il problema non è soltanto l’intensità istantanea delle precipitazioni, ma anche la loro persistenza sulla stessa area, elemento fondamentale nell’evoluzione degli episodi alluvionali.

Anche novembre merita attenzione per l’inerzia termica del Mediterraneo. L’acqua perde il calore accumulato più lentamente rispetto alla terraferma e può quindi continuare a trasferire energia e umidità all’atmosfera mentre le masse d’aria provenienti dalle alte latitudini diventano progressivamente più fredde. I contrasti possono favorire profonde ciclogenesi mediterranee, soprattutto qualora la dinamica atmosferica presenti le condizioni necessarie per un rapido approfondimento delle depressioni.

L’influenza dell’anomalia marina può proseguire anche verso dicembre, sebbene la sua entità dipenderà naturalmente dall’evoluzione meteorologica dei mesi precedenti e dalla velocità con cui il mare riuscirà a disperdere il surplus termico. Un Mediterraneo ancora più caldo della climatologia può continuare a fornire quantità aggiuntive di calore e umidità alle masse d’aria che lo attraversano.

In caso di irruzioni fredde, il forte contrasto tra aria continentale e superficie marina può incrementare i flussi di calore e umidità dal mare verso l’atmosfera, favorendo instabilità e precipitazioni sottovento rispetto alle superfici marine. Per eventuali nevicate a bassa quota rimangono però indispensabili profili termici atmosferici adeguati: la sola anomalia positiva della temperatura del mare non consente di prevederne né l’intensità né la quota.

Il valore di +33°C alle Baleari deve quindi essere interpretato principalmente come un indicatore dell’eccezionale quantità di energia presente nel Mediterraneo occidentale. Non costituisce una previsione di alluvioni o Medicane, né permette di affermare oggi quali territori saranno eventualmente colpiti durante l’autunno. Rappresenta però una condizione di fondo meteorologicamente rilevante: qualora nei prossimi mesi arrivassero perturbazioni accompagnate da aria fredda in quota e da una dinamica favorevole alla convezione, il calore e soprattutto l’umidità messi a disposizione dal mare potrebbero contribuire ad alimentare fenomeni particolarmente intensi.

Per questo l’evoluzione delle temperature superficiali marine, insieme alla circolazione atmosferica e ai profili termodinamici, sarà uno degli elementi da monitorare con maggiore attenzione durante la transizione stagionale. Il punto decisivo non sarà soltanto quanto caldo resterà il Mediterraneo, ma come e quando le prime perturbazioni autunnali interagiranno con l’enorme quantità di energia accumulata nelle sue acque.

Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it