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Stati Uniti, con un ordine esecutivo Trump impone l’architettura classica per gli edifici federali

Trump rilancia la sua crociata contro il modernismo imponendo l’architettura classica per gli edifici federali. Una svolta estetica che riaccende polemiche e divide il mondo culturale.
Credit © Unsplash

Con un nuovo ordine esecutivo, Donald Trump riaccende la sua battaglia contro il modernismo architettonico, imponendo lo stile classico come riferimento privilegiato per gli edifici federali. Il provvedimento, intitolato “Making Federal Architecture Beautiful Again”, rovescia le linee guida del 1962 firmate da Daniel Patrick Moynihan, che per oltre sessant’anni hanno orientato la costruzione degli edifici pubblici verso il linguaggio contemporaneo, favorendo l’adozione di soluzioni moderniste. Da oggi, invece, ogni nuovo edificio federale a Washington dovrà seguire uno stile “classico o tradizionale”, e lo stesso orientamento verrà promosso a livello nazionale.

L’iniziativa, fortemente sostenuta dalla National Civic Art Society e già avviata durante il primo mandato di Trump, punta a restituire dignità e bellezza a un’architettura federale definita dallo stesso ex presidente come “brutta e impopolare”. Il nuovo ordine obbliga inoltre alla notifica diretta al presidente nel caso in cui un progetto si discosti dai canoni classici. “Trump sta restaurando la grandezza americana anche nei nostri edifici”, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers.

Sebbene il testo mantenga alcuni passaggi delle linee guida di Moynihan, come l’attenzione per le tradizioni architettoniche regionali e l’inclusione di opere d’arte contemporanea americana, il cuore dell’ordine segna una rottura netta. L’architettura modernista, con la sua apertura alla sperimentazione e al linguaggio innovativo, viene implicitamente relegata a un ruolo secondario. Per i critici, si tratta di una limitazione della libertà creativa, oltre che di un tentativo ideologico di riscrivere il passato attraverso l’estetica.

Voci contrarie non mancano. L’American Institute of Architects ha espresso “profonda preoccupazione” per l’imposizione di un’estetica ufficiale, sottolineando come l’architettura pubblica debba rispecchiare la ricchezza culturale, geografica e storica del Paese. Anche il mondo accademico si mostra scettico: Elizabeth Thill, docente di studi classici, ha parlato di un uso selettivo e distorto della storia, volto a riaffermare una visione nostalgica e ideologica dell’identità americana.

Resta da vedere se questa svolta avrà un impatto duraturo o se, come spesso accade nei cambi di amministrazione, verrà messa in discussione al primo cambio politico. Di certo, Trump ha riportato l’architettura al centro del dibattito culturale e simbolico nazionale, trasformandola in uno strumento di affermazione ideologica.Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!