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Pasquale Morgese, l’ex socio di Chiara Ferragni: “Pensava solo a fare soldi”. Le rivelazioni a Farwest

L’imprenditore pugliese Pasquale Morgese rompe il silenzio a Farwest e rivela retroscena inediti sulla gestione di Fenice Srl e sullo scandalo del Pandoro-gate.
Credit © Rai

L’intervista rilasciata da Pasquale Morgese al programma Farwest di Rai 3, condotto da Salvo Sottile e andata in onda venerdì 5 dicembre 2025, segna la prima volta in cui l’imprenditore pugliese rompe il silenzio sugli anni di collaborazione con l’influencer cremonese e sulla gestione interna delle società del gruppo Ferragni. Morgese, che fino allo scorso anno deteneva il 27,5% delle quote di Fenice Srl, la holding al centro delle attività imprenditoriali dell’influencer, ha ricostruito retroscena inediti che vanno dal rapporto professionale e personale con Chiara Ferragni fino allo scandalo del Pandoro-gate, per il quale la procura di Milano ha chiesto una condanna a un anno e otto mesi per truffa aggravata.

Pasquale Morgese è nato e cresciuto a Barletta, in provincia di Barletta-Andria-Trani, in Puglia, nel cuore di una famiglia con una lunga tradizione nel settore calzaturiero che opera nell’industria della pelle e delle scarpe da oltre sessant’anni. Nel 1991, insieme al fratello Giuseppe, ha fondato Mofra Shoes Srl, società specializzata nella produzione di calzature per uomo, donna e bambino che si è imposta nel mercato nazionale e internazionale per l’attenzione ai dettagli, gli investimenti in ricerca e sviluppo e una consolidata rete di distribuzione in Europa e nel mondo. L’azienda Mofra Shoes ha intrapreso una partnership con il brand Chiara Ferragni tra il 2010 e il 2020, producendo scarpe e accessori del marchio dell’imprenditrice digitale attraverso la società Serendipity, di cui Morgese è divenuto socio. Nel 2020, ha rivoluzionato la struttura societaria acquisendo il 45% di TBS Crew per 750.000 euro, liquidando l’ex socio Riccardo Pozzoli, co-fondatore di The Blonde Salad ed ex fidanzato di Chiara Ferragni, e rafforzando così il legame con l’influencer. Dal 2021, sotto la guida di Morgese, Mofra Shoes ha presentato collezioni a fiere prestigiose come Pitti Uomo. La società ha chiuso il 2022 con ricavi record di 50 milioni di euro, in crescita rispetto al 2021.

Nell’intervista rilasciata a Farwest, Morgese ha raccontato che il rapporto con Chiara Ferragni nasce molti anni fa, ben prima dell’esplosione commerciale della società. Un legame professionale ma anche personale, tanto che l’imprenditore ammette di essersi sentito “orgoglioso come un padre che vede crescere un figlio”, secondo quanto riportato dal conduttore Salvo Sottile nella sua newsletter. Il rapporto procede senza intoppi fino al 2018, anno in cui si incrina la collaborazione tra Ferragni e Riccardo Pozzoli, co-fondatore dei progetti imprenditoriali dell’influencer nonché suo ex fidanzato. Quando Pozzoli esce di scena, Ferragni chiede a Morgese di rilevarne le quote, e lui accetta. Poi, secondo la ricostruzione di Morgese, arriva il momento decisivo che segnerà una frattura insanabile nel rapporto tra i due. L’influencer avrebbe domandato al socio di cederle gratuitamente quelle stesse quote. L’imprenditore chiede almeno l’importo versato in precedenza. Morgese ricorda quel momento con queste parole: “Lei si mette a piangere. Dice che pensava gliele avrei regalate”. Da quel momento, il rapporto tra i due si rompe irrimediabilmente, come un vetro sottile che va in frantumi.

Dopo quella vicenda, secondo Morgese, il clima all’interno dell’azienda cambia radicalmente. L’imprenditore racconta di aver iniziato a percepire un’aria diversa, più pesante, e di aver subito un progressivo isolamento all’interno del consiglio di amministrazione. Parla di verifiche interne, controlli, riunioni fredde, in cui si sentiva sempre più ai margini delle decisioni. Con una espressione efficace, Morgese sintetizza quel periodo dicendo “Schivavo le bombe con l’elmetto in testa”. Nell’universo Ferragni arriva in quel periodo Fabio Maria Damato, figura che la stessa influencer ha definito il suo “braccio destro e sinistro”, e che oggi è imputato insieme a lei nel processo sul Pandoro-gate. Secondo Morgese, Damato “voleva dimostrare di essere lui il numero uno dopo Chiara” e avrebbe trasformato radicalmente l’approccio aziendale, spostando le priorità del brand da un progetto in crescita a una macchina per generare ricavi. Morgese esprime un giudizio critico e diretto sull’evoluzione dell’azienda in quegli anni: “Il brand smette di essere un bambino da crescere e diventa una macchina per generare ricavi”. Poi arriva il duro affondo sull’ex moglie di Fedez: “Chiara pensava solo a far soldi. Era la nuova missione. L’acquisizione, l’espansione. Il valore non era più il prodotto, l’emozione del cliente o l’identità del marchio. Il valore era l’incasso. Punto. Ogni decisione sembrava girare intorno al profitto immediato, anche a costo, secondo me, di perdere autenticità”.

Quando scoppia lo scandalo del Pandoro-gate alla fine del 2023, Morgese ricorda con chiarezza la sua prima reazione: “Siamo fritti, hanno sbagliato tutto”. Il riferimento è alla vicenda che ha visto Chiara Ferragni al centro di una polemica per le operazioni commerciali legate al Pandoro Balocco Pink Christmas Limited Edition venduto nel Natale 2022 e alle uova di Pasqua di Dolci Preziosi vendute nella Pasqua 2021 e 2022. Secondo l’accusa formulata dalla procura di Milano, tra il 2021 e il 2022 Ferragni avrebbe ingannato follower e consumatori facendoli credere che parte del prezzo dei prodotti sarebbe stata destinata a iniziative benefiche, realizzando presunti ingiusti profitti per circa 2,2 milioni di euro. Il processo, che si sta celebrando con rito abbreviato davanti al giudice della terza penale Ilio Mannucci Pacini, ha visto il 25 novembre 2025 la richiesta della procura di una condanna a un anno e otto mesi per Chiara Ferragni per truffa aggravata, aggravata dall’uso del mezzo informatico. Stessa pena richiesta anche per Fabio Maria Damato, mentre per Francesco Cannillo, presidente del consiglio di amministrazione di Cerealitalia, è stato chiesto un anno. In aula, Ferragni ha rilasciato dichiarazioni spontanee affermando che “tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato”. La prossima udienza è fissata per il 19 dicembre 2025, quando interverrà la difesa dell’influencer, e la sentenza è prevista per gennaio 2026.

Dopo lo scoppio dello scandalo, il fatturato di Fenice Srl è precipitato e per sistemare i conti è stato chiamato Claudio Calabi, manager esperto in ristrutturazioni aziendali con un passato da amministratore delegato di RCS Editori, Il Sole 24 Ore, Camuzzi, I Viaggi del Ventaglio e Risanamento. Calabi è stato nominato amministratore unico di Fenice Srl a novembre 2024, sostituendo Chiara Ferragni come amministratore delegato e Paolo Barletta come presidente. Morgese, nell’intervista a Farwest, esprime un altro affondo critico: “Lavorava per l’azienda, sì, ma sembrava lavorare soprattutto per Chiara”. Con Calabi alla guida, il consiglio di amministrazione di Fenice ha approvato un aumento di capitale da 6 milioni di euro, sottoscritto solo da Chiara Ferragni attraverso la sua holding Sisterhood. Morgese e gli altri soci, tra cui Paolo Barletta attraverso la società Alchimia, hanno scelto di non versare ulteriori fondi, segnando così un’ulteriore frattura tra i soci. Morgese ha commentato questa decisione con fermezza: “Eravamo già stati danneggiati. Chi sbaglia paga”. La scelta di non partecipare all’aumento di capitale ha comportato una diluizione drastica della quota di Morgese, passata dal 27,5% allo 0,2%, mentre Ferragni ha assunto il controllo quasi totale dell’azienda con il 99,8%.

Il 10 marzo 2025 si è tenuta l’assemblea dei soci di Fenice Srl per l’approvazione del bilancio 2023 e l’aumento di capitale da 6,4 milioni di euro. Durante quella riunione, documentata da verbali notarili, sono emerse profonde divisioni tra i soci. L’assemblea ha approvato i conti in rosso del 2023, che rilevavano una perdita di 6,9 milioni di euro e un patrimonio netto negativo di 2,9 milioni di euro. L’amministratore unico Claudio Calabi ha presieduto l’assemblea sottolineando che “il bilancio al 31 dicembre 2023 tiene conto di tutte le passività, potenziali ed effettive, sorte nel corso del 2024, alla luce dei principi di prudenza e completezza, nel rispetto dei principi contabili”. L’avvocato Filippo Garbagnati, rappresentante di Morgese, ha preso la parola per contestare la carenza di documenti e l’assenza del bilancio della partecipata Fenice Retail, cioè quella dei negozi monomarca, riservandosi di esercitare i propri diritti anche in via giudiziale. In particolare, il delegato di Morgese ha parlato di svalutazioni molto rilevanti nel bilancio 2023 dei crediti della controllata Fenice Retail e ha contestato l’eccesso di prudenza nel predisporre il bilancio, affermando che non risultava assolutamente veritiero né corroborato da un’adeguata documentazione e manifestava un fabbisogno sensibilmente superiore rispetto alle effettive necessità della società, anche al fine di coprire l’operato del precedente organo amministrativo, cioè Ferragni e Barletta che hanno gestito l’azienda fino a novembre 2024. Claudio Calabi ha replicato che aveva agito con la massima diligenza e che alcuni soci avevano posto in essere attività di controllo molto invasive avendo totale contezza dell’andamento della gestione e della consistenza patrimoniale, ritenendo le dichiarazioni dei delegati di Morgese strumentali e pretestuose giacché mosse da interessi in conflitto con quelli della società. L’assemblea si è chiusa dopo due ore e venti minuti con l’approvazione a maggioranza del bilancio e dell’aumento di capitale, con il voto contrario di Morgese.

Lo scorso giugno 2025, Morgese ha impugnato il bilancio 2023 di Fenice Srl, dando avvio a una battaglia legale destinata a incidere sul futuro della società. Nell’intervista a Farwest, Morgese ha affermato di contestare alla Ferragni il falso in bilancio e ha annunciato che nel 2026 i due si vedranno in tribunale. L’imprenditore ha sottolineato: “Questo è il risultato di un’arroganza tenuta negli anni. Chiara non credo abbia avuto realmente un accrescimento di denaro, ma l’errore fatto secondo me era voler dimostrare di essere buoni a tutti i costi”. Morgese ha concluso l’intervista con un messaggio chiaro: “Spero solo di poter ottenere un giusto riconoscimento a quello che è il danno subito e soprattutto all’azzeramento del valore delle quote che noi abbiamo avuto. Chi cerca denaro subito e facile, prende il denaro subito, ma poi difficilmente può avere un futuro”.

La crisi di Fenice Srl ha avuto ripercussioni anche su altri soci. Il tracollo della società di Chiara Ferragni ha affondato i conti della holding Alchimia di Paolo Barletta, ex socio di maggioranza dell’influencer con il 40% delle quote. Qualche settimana fa, a Roma, Barletta ha presieduto l’assemblea dei soci della sua Alchimia che ha approvato il bilancio del 2024 chiuso con una perdita di quasi 21 milioni di euro rispetto al piccolo utile di 316.000 euro del precedente esercizio. La holding, con un patrimonio netto di 24,2 milioni, presenta debiti verso banche per 7,6 milioni di cui 3,6 milioni verso Banca Sella e 2 milioni verso UniCredit. Barletta controlla Alchimia con Febus Holding e Forus Holding, mentre Nicola Bulgari, già proprietario insieme al fratello Paolo dell’omonimo gruppo di alta oreficeria venduto a Lvmh, con la sua Annabel Holding detiene circa il 18%. Tra le partecipazioni rimaste nel portafoglio della holding di Barletta ci sono il 57,7% di U-First in carico a 16,5 milioni e diverse quote di minoranza tra cui quelle in Leone Film Group per 3,2 milioni, Gambero Rosso per 3,2 milioni, WeRoad per 2,05 milioni e Zest per 2 milioni, per un valore complessivo di oltre 22 milioni.

La puntata di Farwest andata in onda venerdì 5 dicembre 2025 su Rai 3 alle 21.25 ha affrontato anche altre vicende di attualità, tra cui il centro sociale Askatasuna, il più discusso d’Italia, protagonista di un recente assalto al quotidiano La Stampa, la vicenda di Mohamed Shahin, imam di Torino al centro di un decreto di espulsione che ha scatenato tensioni e proteste nella comunità islamica, e il caso Garlasco, con aggiornamenti che collecherebbero sempre più Andrea Sempio sulla scena del crimine. Farwest è un programma realizzato da Salvo Sottile insieme agli inviati Chiara Ingrosso, Andrea Sceresini, Carmine Gazzanni, Giulia Torlone, Ludovico Tallarita, Tommaso Mattei, Maria Laura Cruciani e Manuela Iatì. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!