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Turisti bloccati in Yemen, un’avventura sconsiderata nel cuore di una guerra dimenticata

Oltre 400 turisti, tra cui 86 italiani, bloccati a Socotra. Ma è inaccettabile viaggiare nello Yemen, Paese in guerra da anni: una vacanza sconsiderata che ora diventa un problema internazionale.

Mentre lo Yemen continua a sprofondare in un conflitto che dura da oltre un decennio, oltre 400 turisti, tra cui 86 italiani, si trovano ora bloccati sull’isola di Socotra, un remoto lembo di terra nell’Oceano Indiano. I loro voli sono stati cancellati a causa delle tensioni crescenti nel Paese e della chiusura dello spazio aereo, frutto dell’intensificarsi delle operazioni militari nella regione. L’isola, pur lontana dai fronti più caldi della guerra, non è immune alle ripercussioni di uno scenario bellico che ha paralizzato lo Yemen e compromesso la sicurezza di chiunque si trovi nei suoi confini.

L’Unità di crisi della Farnesina, in coordinamento con l’ambasciata italiana a Riad e i vari tour operator coinvolti, è al lavoro per trovare soluzioni e favorire il rientro dei connazionali. I turisti sono attualmente ospitati in hotel e campeggi, sparsi sull’isola, senza far parte di un gruppo organizzato unico. La loro situazione si aggiunge a quella di decine di altri cittadini stranieri, tra cui polacchi e russi, anch’essi in attesa di poter lasciare l’isola.

Socotra è da tempo una meta ambita per la sua straordinaria biodiversità e i paesaggi lunari, un’attrazione per viaggiatori in cerca di esperienze “autentiche” e lontane dai circuiti turistici tradizionali. Ma la decisione di recarsi in vacanza nello Yemen, Paese formalmente in guerra civile dal 2014, non può che essere letta come un atto di grave irresponsabilità. Lo Yemen è oggi uno dei contesti geopolitici più instabili del mondo, con una crisi umanitaria tra le peggiori del pianeta, una frammentazione politica totale, e una presenza militare straniera sempre più marcata. Ignorare questo quadro, o peggio sottovalutarlo, è un errore che può trasformare un viaggio da sogno in un incubo diplomatico.

Il vicegovernatore di Socotra, Yehya ben Afrar, ha confermato la presenza di oltre 400 turisti sull’isola. L’ambasciata russa in Yemen ha dichiarato di aver ricevuto numerose richieste di aiuto da parte dei propri cittadini, mentre le autorità polacche hanno spiegato che lo stato di emergenza è stato dichiarato a livello locale, con la temporanea chiusura dei porti di accesso. Una compagnia aerea emiratina, che gestisce la maggior parte dei collegamenti con Socotra, ha sospeso tutte le operazioni almeno fino al 6 gennaio.

È inaccettabile che, nonostante gli avvertimenti ufficiali delle diplomazie occidentali, che da anni sconsigliano categoricamente qualsiasi viaggio nello Yemen, esistano ancora operatori turistici pronti a vendere pacchetti vacanza verso un Paese in guerra, e clienti disposti ad acquistarli con leggerezza. Questa vicenda solleva interrogativi non solo sul senso di responsabilità individuale, ma anche sulla regolamentazione di un turismo estremo che, in contesti di instabilità, rischia di trasformarsi in un onere diplomatico e operativo per gli Stati di appartenenza.

Chi si avventura in aree di crisi con superficialità mette in pericolo sé stesso, ma anche chi dovrà occuparsi del suo salvataggio. In tempi in cui il mondo è attraversato da tensioni e conflitti, il buon senso dovrebbe tornare a essere la prima regola per ogni viaggiatore. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!