Il ritorno televisivo di Barbara D’Urso sulla rete ammiraglia della televisione pubblica italiana non avverrà, almeno per il momento. Il progetto Surprise Surprise, che avrebbe dovuto segnare il rientro della conduttrice in prima serata dopo la partecipazione a Ballando con le Stelle, è stato definitivamente archiviato da Rai 1. La notizia, diffusa dal giornalista Giuseppe Candela su Dagospia il 6 gennaio 2026, ha confermato i timori che circolavano da settimane negli ambienti televisivi: la conduttrice napoletana resterà ancora ai margini del panorama televisivo nazionale, nonostante il terzo posto ottenuto nel programma di Milly Carlucci lo scorso dicembre.
Il programma, prodotto da Fremantle e concepito come un remake moderno di Carramba che sorpresa di Raffaella Carrà, avrebbe dovuto collocarsi nella serata del venerdì su Rai 1, uno degli slot più prestigiosi del palinsesto pubblico. Il format, derivato dal programma britannico Surprise Surprise condotto negli anni Ottanta e Novanta da Cilla Black, si sarebbe basato su sorprese, ricongiungimenti familiari e storie di vita reale, territorio in cui D’Urso ha costruito la sua carriera nei lunghi anni a Mediaset. Il progetto sembrava perfetto per rilanciare una figura che dal giugno 2023, quando Pier Silvio Berlusconi decise di non rinnovare il contratto per Pomeriggio Cinque, è rimasta lontana dalla conduzione televisiva continuativa.
Secondo quanto rivelato da Candela, alla base della cancellazione ci sarebbero principalmente ragioni economiche legate ai tagli di budget imposti alla Rai. La legge di bilancio 2026 ha infatti previsto una riduzione complessiva di trenta milioni di euro in tre anni del finanziamento derivante dal canone di abbonamento, con dieci milioni di euro di tagli già per il 2026. Queste difficoltà economiche hanno costretto la direzione dell’intrattenimento prime time, guidata da Williams Di Liberatore, a fare scelte drastiche, mettendo in stand-by progetti considerati troppo onerosi. Un programma di prima serata con una conduttrice del calibro di D’Urso, che avrebbe richiesto investimenti significativi per la produzione, gli ospiti e la promozione, è stato ritenuto insostenibile nel contesto attuale di spending review.
Dietro la motivazione ufficiale dei problemi di budget, tuttavia, emergerebbe una ragione più complessa e politicamente delicata. Secondo le indiscrezioni raccolte da diversi osservatori del panorama televisivo italiano, sullo sfondo della decisione ci sarebbe il cosiddetto patto di non belligeranza tra Rai e Mediaset, un accordo informale mai ufficialmente confermato ma ampiamente sussurrato negli ambienti della televisione italiana. Questo equilibrio tra le due principali reti televisive del Paese garantirebbe una collaborazione strategica che permette alla Rai di avere campo libero durante i suoi eventi di punta come il Festival di Sanremo, mentre Mediaset non subisce aggressioni competitive nei suoi momenti chiave. In questo contesto, il passaggio di Barbara D’Urso, figura identificata per oltre quindici anni con Canale 5 e simbolo di un certo tipo di televisione popolare, rappresenterebbe una mossa che fa rumore, un gesto capace di alterare gli equilibri esistenti.
La questione del presunto veto su D’Urso era emersa già nel giugno 2025, quando il quotidiano Il Domani aveva riferito che Marina Berlusconi, presidente di Fininvest, avrebbe espresso contrarietà al percorso della conduttrice lontano dalle reti Mediaset. All’epoca D’Urso aveva liquidato la notizia come assurda, dichiarando al Corriere della Sera di avere sempre avuto un rapporto di stima e affetto con tutta la famiglia Berlusconi. Tuttavia, nell’ottobre 2025, una telefonata registrata e pubblicata da Fabrizio Corona nel suo programma YouTube Falsissimo ha cambiato lo scenario. In quella conversazione, avvenuta poco prima dell’inizio di Ballando con le Stelle, D’Urso confermava per la prima volta l’esistenza di un veto, affermando testualmente che quella roba del veto in Rai è vera, attribuendo implicitamente la responsabilità agli equilibri tra Mediaset e il servizio pubblico.
La vicenda di Barbara D’Urso si inserisce in un quadro più ampio di rapporti tra politica, editoria televisiva e interessi economici. Williams Di Liberatore, il direttore dell’intrattenimento prime time nominato nel marzo 2025, è considerato vicino alla Lega e al consigliere Antonio Marano, che rappresenta il partito di Matteo Salvini nel consiglio di amministrazione Rai. Paradossalmente, proprio Salvini era stato indicato come possibile sponsor di un ritorno di D’Urso in Rai, ma la complessità degli equilibri di maggioranza, che includono anche Fratelli d’Italia e Forza Italia, avrebbe reso impraticabile qualsiasi operazione che potesse irritare Mediaset, storicamente vicina al centrodestra e in particolare alla famiglia Berlusconi.
Nelle ultime settimane, il nome di Barbara D’Urso era stato accostato anche al Festival di Sanremo 2026, previsto dal 24 al 28 febbraio all’Ariston. Dopo il podio tutto al femminile di Ballando con le Stelle, con la vittoria di Andrea Delogu, il secondo posto di Francesca Fialdini e il terzo posto della stessa D’Urso, si era ipotizzato che Carlo Conti potesse coinvolgere le tre finaliste come co-conduttrici nelle diverse serate del Festival. Tuttavia, anche questa possibilità sembrerebbe ormai tramontata. Delogu ha dichiarato pubblicamente a La Volta Buona di non aver ricevuto alcuna proposta in tal senso, raffreddando le aspettative. Per D’Urso, che già nel 2025 aveva sperato in un invito da Conti mai materializzatosi, si tratterebbe dell’ennesima delusione.
La cancellazione di Surprise Surprise rappresenta un colpo significativo per la conduttrice, che aveva visto nella partecipazione a Ballando con le Stelle un trampolino per rilanciare la propria carriera. Il percorso nel programma di Milly Carlucci era stato tutt’altro che semplice, segnato da tensioni con la giurata Selvaggia Lucarelli e da polemiche costanti, ma D’Urso era riuscita ad arrivare fino alla finale, conquistando il terzo posto e dimostrando di saper ancora attirare l’attenzione del pubblico. Al termine della trasmissione, in un messaggio affidato ai social network, aveva descritto l’esperienza come un viaggio fatto di fatica, lacrime e coraggio, ringraziando il pubblico che l’aveva sostenuta con il voto da casa. Quel risultato sembrava aprire le porte a nuove opportunità, ma la realtà si è rivelata ben diversa.
Secondo quanto riferito da Candela, nelle ultime settimane la Rai avrebbe valutato anche altri nomi per la conduzione di Surprise Surprise, segno che il progetto non era stato concepito esclusivamente per D’Urso ma era diventato un contenitore da riempire con volti considerati meno problematici. Questa circostanza evidenzia come la conduttrice sia percepita come una figura ingombrante, non tanto per le sue capacità professionali quanto per ciò che rappresenta in termini di identità televisiva e di memoria del pubblico. Dopo oltre dieci anni da colonna portante dei pomeriggi di Canale 5, spostarla davvero in Rai con una prima serata tutta sua significherebbe inviare un segnale forte, un cambio di paradigma che potrebbe alterare gli equilibri consolidati.
Il caso D’Urso solleva interrogativi più ampi sulla natura del servizio pubblico radiotelevisivo italiano. Come sottolineato dalla stessa conduttrice nell’intervista al Corriere della Sera del giugno 2025, appare problematico che l’azienda culturale pubblica più grande del Paese, finanziata dal canone di tutti i cittadini, possa accettare veti da parte di un competitor privato. Se confermata, questa dinamica rappresenterebbe una distorsione del ruolo della Rai, che dovrebbe rispondere ai cittadini e non agli interessi di equilibrio con altre realtà editoriali. D’altra parte, il sistema televisivo italiano ha sempre funzionato secondo logiche che intrecciano politica, economia e strategie di mercato, rendendo difficile una netta separazione tra servizio pubblico e interessi privati.
Per Barbara D’Urso, il 2026 si apre dunque con una doppia delusione: nessun programma su Rai 1 e nessuna presenza confermata al Festival di Sanremo. La conduttrice, che ha compiuto sessantotto anni, si trova in una fase delicata della carriera, lontana dalla televisione continuativa da oltre due anni e mezzo. L’uscita da Mediaset, avvenuta in modo traumatico nel giugno 2023 senza un confronto diretto con Pier Silvio Berlusconi, ha segnato una cesura netta con un’azienda a cui aveva dato risultati straordinari in termini di ascolti e raccolta pubblicitaria. L’amministratore delegato del Biscione aveva motivato la decisione con la necessità di allontanarsi da una deriva considerata troppo orientata al trash, una reiterazione nella ricerca di notizie e personaggi al limite che rischiava di danneggiare l’immagine dell’azienda.
La vicenda si colloca in un momento particolare per la Rai, alle prese con una riorganizzazione interna che ha visto numerose nomine e spostamenti di direzioni. Williams Di Liberatore, alla guida dell’intrattenimento prime time, si trova a gestire una delle aree più delicate dell’azienda, quella che deve garantire ascolti e introiti pubblicitari in prima serata, dove gli errori non sono permessi. Proveniente da Rai Pubblicità e considerato più esperto di contenuti commerciali che di prodotto televisivo, Di Liberatore si è trovato a dover prendere decisioni difficili in un contesto di risorse limitate e pressioni politiche incrociate. La scelta di non procedere con Surprise Surprise, pur motivata ufficialmente da ragioni economiche, appare emblematica delle difficoltà che la Rai attraversa nel bilanciare autonomia editoriale, vincoli di bilancio e rapporti con il sistema politico e imprenditoriale.
Il futuro di Barbara D’Urso rimane quindi incerto. La conduttrice, che ha sempre dimostrato grande capacità di resistenza e di reinvenzione nel corso di una carriera ultracinquantennale, dovrà trovare nuove strade per tornare protagonista. Le opzioni sembrano al momento limitate: un ritorno a Mediaset appare improbabile data la rottura con Pier Silvio Berlusconi, mentre la porta della Rai sembra chiudersi proprio nel momento in cui sembrava aprirsi. Restano le piattaforme digitali, dove figure come Fabrizio Corona hanno costruito format di successo su YouTube, ma per una professionista abituata ai grandi numeri della televisione generalista potrebbe non essere una soluzione soddisfacente. Nel frattempo, il pubblico che l’ha sempre sostenuta continua a chiedersi quando potrà rivederla al timone di un programma proprio, mentre gli osservatori del settore registrano l’ennesimo episodio di un sistema televisivo italiano in cui le logiche di potere prevalgono spesso sulle scelte editoriali e sulla volontà del pubblico. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
