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Sanremo 2026, “Che belli i nostri poliziotti”: polemica IDIOTA per le parole di Manola al Prima Festival

Una frase di cortesia accende l’ennesima tempesta social al Festival di Sanremo: il caso Moslehi racconta un clima esasperato in cui anche un semplice grazie diventa terreno di scontro ideologico.

Il Festival di Sanremo si conferma ancora una volta una calamita per polemiche spesso sproporzionate, ma quanto accaduto nelle ultime ore attorno a Manola Moslehi segna un ulteriore passo verso un clima diventato francamente insopportabile. La conduttrice del Prima Festival è finita nel mirino dei social per una frase pronunciata mercoledì 25 febbraio durante la messa in onda del contenitore che accompagna le serate del Festival.

Dopo aver intervistato uno degli artisti in gara, Moslehi ha raggiunto le colleghe Carolina Rey ed Ema Stokholma all’ingresso del Teatro Ariston e, riferendosi agli agenti presenti per garantire la sicurezza dell’evento, ha detto testualmente: “Scusate ragazze ma come sono belle le nostre forze dell’ordine, qui alle nostre spalle, e grazie per il vostro lavoro“.

Una frase semplice, spontanea, persino banale nella sua naturalezza. Eppure tanto è bastato perché un account social rilanciasse il video accompagnandolo da un “Taaac”, con l’intento di suggerire un presunto allineamento alla narrazione governativa che elogia il lavoro delle forze dell’ordine. In altre parole, un complimento trasformato in atto politico, un ringraziamento scambiato per propaganda.

La risposta della conduttrice non si è fatta attendere ed è stata altrettanto chiara, diretta e priva di ambiguità. Moslehi ha scritto: “Il mio è stato un gesto spontaneo, scevro di qualunque dietrologia e/o ipotetico riferimento politico. Ho, semplicemente ed ingenuamente, elogiato il lavoro di uomini e donne che silenziosamente garantiscono la mia e l’altrui sicurezza. Sempre. Alcune delle persone che amo, per altro, fanno parte di quegli uomini e di quelle donne. E piantatela di vedere del marcio ovunque, che a farci una pessima figura siete voi. Godetevi la musica e Viva Sanremo.

Parole che non necessitano di interpretazioni, ma che fotografano con precisione un fenomeno ormai dilagante: la tendenza a leggere qualsiasi gesto pubblico attraverso la lente deformante della contrapposizione ideologica. È qui che la polemica diventa non solo sterile, ma profondamente idiota. Perché se nella prima serata una signora di 105 anni può dichiararsi apertamente di sinistra senza scatenare alcun putiferio mediatico, è quantomeno sconcertante che un ringraziamento alle forze dell’ordine venga immediatamente politicizzato.

Il punto non è stabilire chi abbia ragione o torto su questioni ben più complesse. Il punto è la misura. Un Festival che dovrebbe celebrare la musica e l’intrattenimento non può trasformarsi ogni giorno in un campo minato dove ogni parola viene sezionata alla ricerca di un sottotesto politico. Siamo arrivati a un livello di esasperazione che rende il dibattito pubblico tossico, incapace di distinguere tra propaganda e semplice riconoscimento umano.

Sanremo è da sempre specchio del Paese, ma non può diventare ostaggio di una cultura del sospetto permanente. Un complimento resta un complimento. Un grazie resta un grazie. E trasformare tutto in scontro ideologico non è segno di vigilanza democratica, ma di una polarizzazione ormai fuori controllo. La situazione è diventata insopportabile e, soprattutto, inaccettabile. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!