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Il bacio di Spalletti alla giornalista di DAZN scatena una inutile polemica senza senso!

Un bacio sulla spalla scatena il caos online: tra accuse di molestia e paragoni fuori luogo, ecco perché serve recuperare il senso della misura e del buon senso.

Sta facendo discutere il gesto di Luciano Spalletti durante l’intervista post-partita rilasciata a DAZN, al termine di Juventus-Lazio. Il commissario tecnico della Nazionale, commentando l’uso del Var, ha cercato di chiarire il concetto con un esempio fisico: ha chiesto alla giornalista Federica Zille se potesse darle un bacio, ha ricevuto un consenso implicito (nessuna opposizione, nessun imbarazzo) e ha sfiorato con un bacio la spalla della cronista, a mo’ di dimostrazione. Gesto goffo, forse. Gesto paternalista, si può discutere. Ma molestia? No, per favore, non stravolgiamo le parole e il senso della realtà.

In un Paese dove ogni giorno si consumano reali episodi di violenza contro le donne, è non solo fuorviante ma profondamente dannoso confondere un comportamento evidentemente privo di malizia con atti che meritano una severa condanna. La stessa Zille ha tenuto a precisare di non aver trovato il gesto irrispettoso, ma anzi di averlo interpretato come un modo un po’ maldestro di rendere visivamente il discorso. Ciononostante, sui social si è scatenata la consueta bufera moralista, come se la Rete fosse diventata il tribunale permanente del sospetto.

Il parallelo tirato fuori da alcuni utenti con il famigerato bacio di Luis Rubiales a Jenni Hermoso è un azzardo, se non addirittura una forzatura intellettuale. Là c’era un atto plateale, pubblico, non richiesto, sulla bocca e in un contesto istituzionale, subito vissuto dalla giocatrice come un’invasione. Qui, invece, c’è stato un bacio sulla spalla, chiesto prima, in un contesto informale e senza alcun segnale di disagio da parte della diretta interessata. Confondere questi due piani significa svilire tanto la gravità del primo quanto l’innocuità del secondo.

Ma il punto è un altro, e più ampio: stiamo assistendo a una deriva in cui il dibattito pubblico si piega troppo spesso alle ipersensibilità dei social, dove indignarsi è diventato uno sport nazionale, e ogni gesto è passato al microscopio dell’offesa presunta. L’ansia di essere sempre “dalla parte giusta” ha prodotto una cultura del sospetto, in cui anche l’umanità più semplice, un contatto innocuo, una battuta fraintesa, rischia di essere giudicata come trasgressione.

Non si tratta di difendere il gesto di Spalletti in sé, ma di difendere la ragione. Non tutto è molestia, non tutto è violenza, non tutto merita un processo social. La battaglia contro il sessismo non si combatte con il furore cieco dell’indignazione automatica, ma con il buon senso e il discernimento. E questo, purtroppo, sembra sempre più assente nel dibattito contemporaneo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!