Venere torna a sorprendere. Un nuovo studio basato sull’analisi di fratture e crolli superficiali suggerisce la presenza di una cavità sotterranea di origine vulcanica sul pianeta, interpretabile come un possibile condotto o “tunnel” legato a processi eruttivi. È un tassello importante perché si aggiunge alla crescente serie di indizi che mettono in discussione l’idea di una Venere geologicamente immobile, priva di dinamiche interne significative.
Il ragionamento parte da un principio semplice: in contesti vulcanici, i collassi del terreno possono funzionare come una finestra su ciò che sta sotto. Quando porzioni di roccia cedono, possono rivelare vuoti e cavità rimaste nascoste. La ricerca si è concentrata su una particolare formazione localizzata sul fianco occidentale della regione di Nyx Mons, dove la morfologia osservata è compatibile con la presenza di un ambiente sotterraneo, scavato o mantenuto da fenomeni legati al vulcanismo.
Secondo le stime, la struttura potrebbe svilupparsi per decine di chilometri, ma la prudenza resta obbligatoria: con i dati oggi disponibili non è possibile “vedere” direttamente l’interno e definire con certezza dimensioni, geometria e continuità del condotto. Proprio per questo la scoperta è considerata di particolare rilievo: consente di dare sostanza a modelli che per anni hanno ipotizzato l’esistenza di cavità vulcaniche su Venere senza poterle convalidare sul campo.
Il punto scientifico è chiaro: se Venere mostra tracce coerenti con condotti e cavità di origine vulcanica, allora il pianeta potrebbe aver avuto — o avere ancora — un’attività interna più complessa di quanto si sia pensato in passato. Non significa che siano in corso eruzioni “come sulla Terra” né che il vulcanismo sia necessariamente attivo oggi, ma rafforza l’ipotesi che l’evoluzione geologica venusiana sia tutt’altro che conclusa e che alcuni processi possano essere più recenti.
Per fare il salto definitivo serviranno missioni in grado di raccogliere osservazioni più dettagliate e mirate, con strumenti pensati per mappare con precisione la superficie e ricostruire ciò che accade sotto la crosta. I prossimi programmi di esplorazione dedicati a Venere, con nuove sonde e radar di ultima generazione, potranno chiarire se questi indizi descrivano un fenomeno isolato o il segnale di un’intera “architettura” sotterranea legata al vulcanismo.
In altre parole, la scoperta non è solo una curiosità geografica: è un invito a rivedere la narrativa su Venere. Da pianeta “morto” a mondo ancora capace di raccontare, con le sue cicatrici e i suoi vuoti, una storia geologica che potrebbe essere più viva di quanto credessimo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
