Scarica l'App NewsRoom.
Non perderti le ULTIME notizie e le ALLERTA METEO in tempo reale.

Scarica GRATIS

Iran, Orsini e il lungo catalogo delle previsioni sbagliate sul Regine degli Ayatollah

L’uccisione di Khamenei nell’operazione Usa-Israele del 28 febbraio 2026 smentisce le previsioni del professor Orsini, che per anni aveva sostenuto l’impossibilità di un attacco israeliano all’Iran e la superiorità militare di Teheran.
Credit © Mediaset

L’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei nell’attacco congiunto statunitense-israeliano del 28 febbraio 2026 ha riaperto, con forza dirompente, il dibattito sulle analisi geopolitiche che negli ultimi due anni hanno dominato il panorama dell’informazione italiana. Al centro della polemica si trova nuovamente il professor Alessandro Orsini, sociologo della LUISS e opinionista fisso di numerosi programmi televisivi nazionali, le cui previsioni sull’Iran si sono rivelate, alla luce degli eventi, sistematicamente disattese dai fatti.

Il 19 aprile 2024, intervenendo a commento delle prime tensioni acute tra Israele e Teheran, Orsini aveva dichiarato senza margini di ambiguità che “i rapporti di forza in Medio Oriente sono profondamente cambiati e Israele non è più in grado di bombardare il territorio dell’Iran”. Una tesi sostenuta con insistenza anche nelle settimane successive, quando il professore spiegava che il sistema di difesa antiaerea iraniano Bavar-373 fosse capace di abbattere i caccia israeliani — inclusi gli F-35, i più avanzati in dotazione a Tel Aviv — a una distanza compresa tra i 300 e i 400 chilometri dal confine, rendendo di fatto qualsiasi attacco aereo israeliano un’operazione suicida.

La prima incrinatura in quell’impianto teorico arrivò il 31 luglio 2024, quando un drone israeliano penetrò nel cuore di Teheran e uccise Ismail Haniyeh, il capo dell’ufficio politico di Hamas, all’interno di una struttura protetta della capitale iraniana, vanificando di fatto la tesi dell’imperforabilità delle difese di Teheran. Orsini, di fronte alle critiche, precisò che la sua tesi non riguardava la capacità di condurre attacchi mirati con droni, ma un attacco massiccio con decine di caccia, ribadendo comunque che “in una guerra uno contro uno, l’Iran sconfiggerebbe Israele in un batter d’occhio“.

La guerra di giugno 2025

Nell’estate del 2025, con lo scoppio aperto del conflitto tra Israele e Iran, le analisi di Orsini hanno continuato a scontrarsi con una realtà che si rivelava più complessa di quanto le sue schematizzazioni lasciassero prevedere. Il sociologo aveva descritto Israele come “disperato”, sostenendo che in uno scontro uno contro uno sarebbe stato “schiacciato dall’Iran in un solo colpo” , salvo poi ammettere che l’intervento americano — con due portaerei e un ingente trasferimento di armamenti — aveva cambiato le carte in tavola. Una revisione retrospettiva che i critici hanno letto come un tentativo di salvare l’impianto della propria analisi reinterpretandone le premesse a posteriori.

Già a giugno 2025, commentatori e analisti indipendenti avevano segnalato come l’approccio di Orsini riducesse “la complessità della guerra a uno schema binario”, ignorando “gli equilibri strategici reali” e trascurando il dato politico fondamentale per cui la strategia israeliana non mirava alla vittoria sul campo nel senso classico, ma al contenimento del programma nucleare iraniano. Le tesi del professore, secondo i detrattori, soffrivano di un eccesso di determinismo che attribuiva all’Iran capacità operative sistematicamente sovrastimate e a Israele una fragilità strutturale che i fatti non confermavano.

Febbraio 2026: il crollo del regime

Il 28 febbraio 2026 l’operazione congiunta condotta da Stati Uniti e Israele ha inflitto al regime iraniano un colpo senza precedenti nella storia della Repubblica islamica. La Guida suprema Ali Khamenei è stato ucciso nel bombardamento della sua residenza a Teheran, come annunciato dapprima dal presidente americano Donald Trump su Truth Social e confermato nelle ore successive dalla stessa televisione di Stato iraniana, che ha dichiarato quaranta giorni di lutto nazionale. Nell’attacco sono rimasti uccisi anche la figlia, il genero, la nuora e la nipote dell’ayatollah, oltre a decine di alti funzionari del regime.

Secondo i dati resi noti da Trump in un’intervista a Fox News, l’operazione avrebbe eliminato 48 comandanti iraniani in un unico raid, colpendo anche una riunione del Consiglio di difesa nel corso della quale sono stati uccisi il capo di stato maggiore delle forze armate Abdolrahim Mousavi e diversi alti ufficiali. Nei sessanta raid su Teheran condotti nelle prime ventiquattr’ore, la Mezzaluna Rossa ha registrato almeno 201 morti e 747 feriti tra la popolazione civile. L’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad è anch’egli rimasto ucciso negli attacchi.

Il vuoto di potere apertosi a Teheran è di proporzioni storiche: oltre alla Guida suprema, che guidava la Repubblica islamica da 36 anni, sono stati eliminati il capo dei Pasdaran e diversi vertici dell’intelligence. Il presidente in carica Masoud Pezeshkian ha lanciato un appello alla rivolta del mondo musulmano sciita, mentre il Corpo delle Guardie della Rivoluzione ha minacciato “l’operazione più devastante della storia” contro le basi americane e israeliane, ricevendo in risposta l’avvertimento di Trump che gli attacchi “dureranno giorni”.

Il silenzio dopo la figuraccia

In questo contesto, le previsioni più nette di Orsini — secondo cui Israele non sarebbe stato in grado di attaccare l’Iran, che le difese aeree iraniane avrebbero reso impossibile qualsiasi incursione militare e che in uno scontro diretto l’Iran avrebbe spazzato via Israele — appaiono oggi radicalmente contraddette dagli eventi. Non è la prima volta che le posizioni del professore vengono messe in discussione dal corso della storia: già nel luglio 2024 la morte di Haniyeh a Teheran aveva smentito la tesi dell’inviolabilità delle difese iraniane , e nel 2025 l’intera architettura del conflitto aveva assunto contorni ben diversi da quelli previsti.

Il sito Nicolaporro.it aveva già titolato, nell’estate 2025, che “questo video di Orsini è invecchiato malissimo” , in riferimento alle dichiarazioni del professore sull’impossibilità per Israele di condurre un attacco contro l’Iran. Ora, con la morte di Khamenei e il collasso del vertice del regime islamico, quella stagione di previsioni si chiude con un bilancio che non lascia spazio a interpretazioni: la realtà operativa del conflitto ha smentito punto per punto le principali tesi sostenute con sicumera negli studi televisivi italiani. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!