Giuliano Pisapia voterà Sì al referendum sulla Giustizia del 22 marzo. L’ex sindaco di Milano ha comunicato la sua decisione con un messaggio di appena due parole, aprendo una falla nel fronte progressista che si oppone alla riforma sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
Il messaggio è arrivato nella tarda serata di ieri: “Voto Sì”. Lapidario, senza spiegazioni. Pisapia non ha risposto alle richieste di approfondire le ragioni della sua scelta, nonostante nelle settimane precedenti gli fosse stato chiesto più volte da che parte si sarebbe schierato. Il testo rimane però inequivocabile nel suo significato.
L’effetto dell’annuncio è tanto più significativo se si considera la storia politica dell’ex primo cittadino. Prima di due legislature da deputato di Rifondazione Comunista, poi sindaco dal 2011 con la coalizione di centrosinistra che strappò Milano alle destre, Pisapia è una delle figure storiche della sinistra lombarda. Il suo successore, l’attuale sindaco Beppe Sala, si è invece schierato nettamente per il No.
La chiave della scelta di Pisapia sembra risiedere nella sua doppia identità di politico e avvocato. Prima di intraprendere la carriera istituzionale, ha maturato una lunga esperienza nel sistema giudiziario, anche come difensore durante la stagione di Mani Pulite, che ha segnato in modo emblematico il rapporto tra magistratura inquirente e avvocatura. Non ha mai nascosto le sue riserve sulle resistenze di parte della magistratura alle riforme: nel 2021, commentando l’opposizione dell’Anm alla riforma Cartabia, dichiarò “mi sembra di tornare indietro negli anni”, chiedendo “una giustizia celere, efficiente e garantista”.
C’è poi un elemento biografico che potrebbe aver pesato. Pisapia è figlio di Giandomenico Pisapia, il giurista che negli anni Ottanta fu l’artefice del nuovo codice di procedura penale, entrato in vigore nel 1989 e fondato sul rito accusatorio. La riforma sulla quale si voterà tra pochi giorni — che prevede la separazione delle carriere tra giudici e pm in nome della parità tra accusa e difesa — è considerata da molti giuristi la naturale conclusione del percorso avviato con quel codice. Una lettura che Pisapia sembra condividere.
Il suo Sì giunge in un momento di acceso confronto tra i due schieramenti, a dieci giorni dal voto. La nettezza dell’annuncio, pur nella sua brevità, è destinata ad alimentare il dibattito all’interno di un centrosinistra che finora si era mostrato compatto nel sostenere il No. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
