Un asteroide grande quanto un aereo di linea ha effettuato un passaggio ravvicinato alla Terra nella serata di sabato 21 marzo 2026. L’oggetto spaziale, classificato come 2026 FS, ha transitato a una distanza di circa 809.000 chilometri dal nostro pianeta alle 19:06 ora italiana, pari a circa il doppio della distanza media che ci separa dalla Luna.
Nonostante la relativa vicinanza in termini astronomici, le agenzie spaziali escludono qualsiasi rischio di impatto. L’asteroide, appartenente alla classe Apollo, si è mosso a una velocità di circa 55.000 chilometri orari senza rappresentare alcuna minaccia concreta per la superficie terrestre.
Le dimensioni dell’oggetto restano parzialmente incerte. Secondo il Near-Earth Objects Coordination Centre dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), il diametro di 2026 FS è compreso tra i 21 e i 50 metri. Il Center for Near Earth Object Studies (CNEOS) della NASA stima invece un valore tra i 21 e i 47 metri. Il Jet Propulsion Laboratory (JPL) indica in via cautelativa un diametro di 26 metri, paragonabile alle dimensioni di un aereo di linea.
Ciò che desta maggiore attenzione tra gli esperti non è la vicinanza del passaggio, ma la tempistica della scoperta. L’asteroide è stato identificato per la prima volta martedì 17 marzo 2026 alle 02:23 UTC dal sistema di sorveglianza ATLAS South Africa, appena quattro giorni prima del flyby. Un lasso di tempo del tutto insufficiente per organizzare qualsiasi contromisura in caso di rotta di collisione.
Il problema è noto agli addetti ai lavori. La responsabile della Difesa Planetaria della NASA, Kelly Fast, ha già sottolineato come l’agenzia non disponga attualmente di strumenti adeguati per fermare asteroidi della categoria dei cosiddetti “killer di città”, oggetti con diametro tra i 50 e i 100 metri capaci di distruggere completamente un’area urbana. Con le sue dimensioni massime stimate, 2026 FS si collocherebbe al limite inferiore di questa classificazione.
I precedenti più recenti di impatti significativi risalgono alla meteora di Chelyabinsk del 2013 in Russia e, ancor prima, all’Evento di Tunguska del 1908. Entrambi gli episodi hanno dimostrato la potenza distruttiva anche di oggetti relativamente piccoli. Gli astronomi ricordano che non si tratta di stabilire se la Terra verrà nuovamente colpita da un asteroide, ma quando.
A fronte di questi rischi, la comunità scientifica continua a investire nella sorveglianza e nella difesa planetaria. La missione DART della NASA ha dimostrato nel 2022 che è tecnicamente possibile deviare un asteroide tramite impatto cinetico. Sul fronte dell’osservazione, il nuovo osservatorio Vera Rubin, entrato recentemente in funzione, potrebbe contribuire a individuare con largo anticipo gli oggetti potenzialmente pericolosi in avvicinamento alla Terra. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
