Un mese prima delle elezioni parlamentari ungheresi del 12 aprile, il servizio di intelligence estera russo (SVR) avrebbe elaborato un piano per inscenare un finto attentato contro il premier Viktor Orbán, nel tentativo di ribaltare le sorti di una campagna elettorale che si stava mettendo male per lui. La rivelazione emerge da documenti di intelligence esaminati dal Washington Post.
Il piano, denominato “The Gamechanger” — ovvero “la svolta” — fu concepito dopo che gli agenti russi avevano rilevato un preoccupante crollo del sostegno pubblico verso Orbán, la cui vicinanza con Mosca ha a lungo garantito al Cremlino un punto d’appoggio strategico all’interno della Nato e dell’Unione Europea.
Secondo il rapporto, i servizi russi avevano identificato nell’attentato simulato lo strumento per trasformare radicalmente il clima della campagna elettorale. “Un incidente del genere sposterà la percezione della campagna elettorale dal piano razionale delle questioni socioeconomiche a quello emotivo e i temi centrali diventeranno la sicurezza dello Stato, nonché la stabilità e la difesa del sistema politico”, si legge nel documento. Alla fine, il piano non sarebbe andato in porto.
Ma le operazioni di interferenza non si limitano al progetto di attentato. L’SVR avrebbe anche orchestrato una più ampia campagna di disinformazione contro i candidati del partito di opposizione Tisza, guidato da Péter Magyar, attualmente in vantaggio nei sondaggi di almeno dieci punti su Orbán. Tra le operazioni documentate, spiccano video generati con intelligenza artificiale contro candidati dell’opposizione, accuse false costruite su documenti e foto falsificati, e una sistematica attività di influenza sui media.
Uomo chiave di questa rete, secondo funzionari europei, sarebbe Tigran Garibian, consigliere presso l’ambasciata russa a Budapest, descritto come qualcuno che “incontra regolarmente giornalisti ungheresi filogovernativi per assegnare loro compiti e istruzioni”.
I legami tra Budapest e Mosca andrebbero però ben oltre il sostegno elettorale. Sempre secondo fonti informate, il governo Orbán fornirebbe da tempo all’intelligence russa informazioni riservate sulle discussioni all’interno dell’Unione Europea. Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto effettuerebbe regolarmente telefonate nelle pause dei Consigli europei per fornire al suo omologo russo Sergei Lavrov “resoconti in diretta su quanto discusso” e sulle possibili soluzioni in discussione.
Andras Telkes, ex numero due dei servizi esteri ungheresi, ha commentato: “C’è un crescente panico nel partito al governo e penso che stiano prendendo misure poco ponderate per rimanere al potere. I russi faranno di tutto per mantenere Orbán al potere”. L’ambasciata russa a Budapest ha respinto tutte le accuse, definendo le notizie fake news. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
