Sull’onda del successo referendario sulla giustizia, che ha visto il fronte del No raccogliere oltre il 54 per cento dei voti il 22 e 23 marzo scorsi, il cosiddetto campo largo – la coalizione che raggruppa Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra – si presenta compatto anche su uno dei temi più delicati e divisivi della politica internazionale: la questione palestinese e la crisi umanitaria a Gaza. Marco Grimaldi, deputato di Alleanza Verdi Sinistra, ha sintetizzato con nettezza la posizione della futura coalizione alternativa al governo Meloni: “La prima cosa che faremo con questo governo è riconoscere lo Stato di Palestina, senza ‘se’, senza ‘dopo’, senza mettersi in un angolo come questo governo”.
Le parole di Grimaldi giungono in un momento politico di particolare effervescenza per le opposizioni italiane. Dopo il voto referendario, che ha sancito la bocciatura della riforma della giustizia voluta dall’esecutivo Meloni e che ha galvanizzato i leader del centrosinistra, la coalizione sembra voler capitalizzare lo slancio e costruire un programma di governo alternativo sempre più definito, proiettandosi verso le prossime elezioni politiche del 2027. La candidatura a governare il Paese non è più un orizzonte lontano, ma una prospettiva che i leader del campo largo dichiarano apertamente di perseguire con rinnovata determinazione.
Sul piano della politica estera, la presa di posizione unitaria sulla Palestina rappresenta, secondo gli stessi protagonisti, un vero e proprio salto qualitativo rispetto ai mesi precedenti, segnati da divisioni e distinguo che avevano indebolito la credibilità dell’opposizione su questo fronte. “C’è stato un salto quantistico da parte di questa coalizione”, ha sottolineato Grimaldi, evidenziando come perfino la forza considerata più radicale dell’alleanza – riferimento esplicito ad Avs – abbia lavorato con pazienza per raggiungere un’intesa con le altre componenti. Un risultato tutt’altro che scontato, considerando le diverse sensibilità storiche dei partiti coinvolti rispetto al conflitto mediorientale.
Il nodo della politica estera nella coalizione
Rimangono tuttavia delle differenze significative all’interno della coalizione, in particolare sul dossier ucraino. “Siamo magari divisi sull’invio delle armi in Ucraina”, ha ammesso lo stesso Grimaldi, precisando però che tutti i partiti del campo largo sarebbero stati disponibili a intraprendere una strada di de-escalation diplomatica, strada che il governo Meloni non avrebbe percorso. La questione della politica estera resta dunque il terreno più scivoloso per una coalizione che cerca di presentarsi con un volto unitario agli elettori, dovendo bilanciare le posizioni sovraniste di M5S – tradizionalmente più critico verso gli aiuti militari a Kiev – con quelle più atlantiste di una parte del Partito Democratico.
La Palestina, al contrario, sembra essere diventata il collante ideale di questa coalizione eterogenea. Già nell’aprile 2025, PD, M5S e Avs avevano presentato una mozione unitaria in Parlamento su Gaza, chiedendo al governo di riconoscere lo Stato palestinese, di sostenere sanzioni europee contro Israele e di sospendere le forniture di armi a Tel Aviv. Una mossa che per la prima volta aveva visto i tre poli dell’opposizione firmare un documento comune su un tema così spinoso, e che aveva rappresentato la prima prova generale di un programma di politica estera condiviso. I leader Elly Schlein, Giuseppe Conte e i vertici di Avs avevano poi partecipato insieme a manifestazioni pro-Palestina, consolidando un posizionamento pubblico sempre più netto.
L’Italia e il riconoscimento della Palestina
La questione del riconoscimento dello Stato di Palestina è al centro del dibattito politico italiano da mesi. Grimaldi ha ricordato che “sono tre i grandi Paesi che non vogliono il riconoscimento dello Stato di Palestina: Stati Uniti, Israele e ahimé l’Italia”, denunciando le sofferenze in corso “a Gaza, in Cisgiordania e in Libano” come “scene da crimini di guerra”. Una posizione che si contrappone nettamente alla linea dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, il quale ha subordinato il riconoscimento dello Stato palestinese all’avvio di un processo politico credibile verso la soluzione dei due popoli, due Stati, ritenendo prematuro un atto formale in assenza di negoziati concreti.
Anche sul piano regionale italiano si registrano segnali significativi in direzione opposta rispetto alla linea del governo nazionale. La Toscana, a febbraio 2026, è diventata la prima regione italiana a riconoscere formalmente lo Stato di Palestina attraverso una delibera del Consiglio regionale, un atto simbolico ma politicamente rilevante, espressione della maggioranza di centrosinistra che governa la regione. Sul piano internazionale, inoltre, l’Italia ha aderito a febbraio 2026 a una dichiarazione promossa all’ONU dal Gruppo Arabo che condanna le misure unilaterali israeliane in Cisgiordania e ribadisce il rifiuto di qualsiasi forma di annessione dei territori palestinesi occupati, pur senza procedere al riconoscimento formale dello Stato.
Un programma in costruzione verso il 2027
Il campo largo emerge da questa fase politica con una rinnovata ambizione di governo. Il successo al referendum sulla giustizia, che ha visto Schlein e Conte impegnarsi fianco a fianco per settimane in una campagna intensa su tutto il territorio nazionale, ha consolidato la fiducia reciproca tra i leader e ha dimostrato che la mobilitazione unitaria può produrre risultati elettorali concreti. L’intenzione dichiarata, come ha sottolineato Grimaldi, è quella di “mettere a terra tantissime idee” trasformando le energie della campagna referendaria in un programma di governo strutturato, capace di includere le diverse anime della coalizione senza far prevalere i punti di rottura sulle convergenze.
L’impegno a riconoscere lo Stato di Palestina come prima azione di governo rappresenta, in questo quadro, non solo una presa di posizione di politica estera, ma anche un segnale identitario rivolto all’interno della coalizione stessa: la dimostrazione che PD, M5S e Avs sono in grado di superare le loro differenze storiche e di presentarsi agli elettori con una proposta univoca sui grandi temi internazionali. Se questa unità reggerà alla prova dei mesi che separano la coalizione dalle prossime elezioni politiche è ancora tutto da verificare, ma il segnale lanciato in queste ore è inequivocabile nella sua direzione. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
