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Campo Largo, Conte favorito alle primarie del centrosinistra: al 36,1% nelle preferenze degli elettori progressisti

Un sondaggio Izi indica Conte come candidato preferito per le eventuali primarie del centrosinistra con il 36,1%. Silvia Salis supera Schlein nelle preferenze.
Credit © Rai

Un sondaggio dell’istituto Izi, pubblicato dal quotidiano Domani, indica Giuseppe Conte come il candidato più gradito dagli elettori progressisti in caso di primarie del centrosinistra. Il leader del Movimento 5 Stelle raccoglie il 36,1% delle preferenze tra gli intervistati dell’area. Quando il perimetro dei candidati si restringe, il suo vantaggio cresce fino al 42,6%.

Il dato non si limita a misurare un orientamento individuale, ma racconta una dinamica politica più ampia. Una parte dell’elettorato di centrosinistra sembra premiare chi appare in grado di intercettare un disagio sociale ancora irrisolto, più che chi incarna una linea politica già strutturata. Conte si muove su un terreno di rappresentanza fluida, capace di parlare a segmenti diversi dell’elettorato senza irrigidirsi in una collocazione prevedibile.

Nel sondaggio emerge anche un dato inatteso: Silvia Salis si colloca davanti alla stessa Elly Schlein nelle preferenze espresse dagli intervistati. Un risultato che segnala la disponibilità dell’elettorato a considerare anche figure percepite come meno legate alle dinamiche tradizionali dei partiti.

Il ruolo della segretaria del Partito Democratico resta tuttavia politicamente rilevante, anche se meno visibile nei numeri. È sotto la sua guida che il centrosinistra ha ripreso a discutere di primarie, dopo le elezioni del 2022 che avevano lasciato il campo disarticolato e incapace di immaginarsi come alternativa al governo. La ricostruzione di un perimetro comune e il tentativo di riaprire il dialogo tra forze che avevano smesso di parlarsi sono elementi che non producono immediatamente leadership, ma creano le condizioni perché una leadership possa essere discussa.

La larga maggioranza degli intervistati considera ancora le primarie uno strumento utile per scegliere la leadership. Il consenso teorico allo strumento, però, si scontra con la realtà politica: accettare le primarie significa accettarne l’esito, con la conseguente ridefinizione di gerarchie e ruoli che ciò comporta.

A complicare ulteriormente il quadro è la legge elettorale vigente. Con il sistema attuale, il leader del partito più forte della coalizione tende a coincidere con il candidato alla guida del governo, meccanismo che favorisce strutture organizzative consolidate. Un’eventuale modifica che rendesse obbligatoria l’indicazione preventiva del candidato premier cambierebbe radicalmente il peso e il significato delle primarie stesse. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!