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Centrosinistra, Conte vuole le Primarie: Renzi dice Sì ma il PD e AVS frenano

La spinta del leader M5S sulle primarie di coalizione apre un confronto acceso tra gli alleati. Renzi favorevole, Avs e Più Europa frenano, il Pd resta in attesa.

La proposta di primarie di coalizione lanciata da Giuseppe Conte ha riacceso il dibattito interno al centrosinistra, evidenziando posizioni divergenti tra gli alleati. Il leader del Movimento 5 Stelle ha impresso un’accelerazione sulla questione della scelta del candidato premier, provocando reazioni contrastanti negli altri partiti dell’area progressista.

Matteo Renzi si è schierato a favore della consultazione popolare. “Se fatte bene sono una grande festa di popolo. Il rischio divisioni esiste, certo. Ma parliamoci chiaro: quale è l’alternativa? Far decidere a chi?”, ha dichiarato il leader di Italia Viva. Di tutt’altro avviso Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha frenato: “Le primarie si fanno solo se siamo tutti d’accordo. Parlarne in questo momento, tra la guerra, il caro energia e la crisi economica e sociale, non interessa agli italiani. Noi vogliamo programmi e contenuti”. Sulla stessa linea Riccardo Magi di Più Europa, secondo cui “non è il momento di parlarne”.

Dal Partito Democratico non è arrivata una posizione ufficiale, ma diversi esponenti si sono espressi con una linea attendista. Il tema è strettamente legato alla data del voto: in caso di elezioni a scadenza naturale, le primarie di coalizione appaiono più probabili, mentre un eventuale voto anticipato ne ridurrebbe le possibilità. Sulla decisione peserà anche l’eventuale riforma della legge elettorale, in particolare per quanto riguarda i collegi uninominali e l’obbligo di indicare il candidato premier insieme al programma.

Rosy Bindi ha avvertito che “il rischio è che le primarie finiscano per dividere e non per unire”, proponendo la figura di un facilitatore sul modello di Pier Luigi Bersani per mediare tra Elly Schlein e Conte. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha sintetizzato: “Normalmente il premier è il leader del partito che arriva primo”. Goffredo Bettini ha invitato alla generosità, osservando che leader di primo livello non mancano, da Conte a Schlein, fino a Silvia Salis. Nonostante la sindaca di Genova si sia recentemente chiamata fuori dalle primarie, il suo nome continua a circolare, apprezzato in particolare dall’area centrista dove si fanno anche i nomi di Giorgio Gori, Franco Gabrielli, Gaetano Manfredi e Beppe Sala.

Alcuni parlamentari vicini a Schlein hanno precisato che il Pd non dirà no alle primarie, strumento che fa parte del patrimonio del partito. La mossa di Conte, arrivata a urne referendarie ancora calde, ha tuttavia suscitato perplessità. Marco Sarracino, della segreteria dem, ha ricordato che “le primarie le ha inventate il Pd”, aggiungendo che “a legge elettorale vigente si può anche indicare come presidente il leader del partito che ha preso più voti”. Conte ha replicato di aver parlato di primarie “per ultimo, dopo che ne aveva parlato tutti prima di me”, cogliendo “nell’aria un movimento nuovo”.

Il leader del M5S è finito al centro di un caso sollevato dal quotidiano Libero, che ha riportato un suo incontro con Paolo Zampolli, descritto come collaboratore del presidente statunitense Donald Trump. Conte ha definito la ricostruzione “illazioni”, spiegando che l’incontro è “avvenuto su precisa richiesta” di Zampolli e che, in qualità di leader di un partito di opposizione, ha ritenuto di accettare l’invito in un luogo pubblico. In quell’occasione, ha riferito di aver incaricato Zampolli di comunicare a Trump la sua contrarietà agli attacchi all’Iran, ritenuti “completamente contrari al diritto internazionale”. La vicenda ha provocato uno scontro alla Camera tra esponenti di Fratelli d’Italia e del Movimento 5 Stelle. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!