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Garlasco, Nordio: “Com’è stato possibile condannare Stasi? La legge va cambiata”

Il caso riapre il confronto su riforme profonde della giustizia, fino all’ipotesi di introdurre in Costituzione un principio simile al “double jeopardy” statunitense per limitare i ribaltamenti delle sentenze.
Credit © Rai

Le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio riaccendono il dibattito sul caso Garlasco e, più in generale, sul funzionamento del sistema processuale italiano. A margine di un convegno, il guardasigilli ha espresso forti perplessità sulla vicenda giudiziaria che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, soffermandosi in particolare sul contrasto tra le precedenti assoluzioni e l’esito finale del procedimento.

“Se una persona può essere condannata solo al di là di ogni ragionevole dubbio, come puoi condannarla quando è già stata assolta due volte da una Corte d’Assise e da una Corte d’Appello?”, ha dichiarato Nordio, sottolineando quello che definisce un nodo critico del sistema giudiziario. Il riferimento è al percorso processuale che ha visto Stasi prima assolto in primo grado e in appello, e successivamente condannato in via definitiva.

Il ministro ha quindi ampliato la riflessione, mettendo in discussione l’impianto normativo che consente una simile evoluzione processuale. “Questa situazione paradossale nasce da una legislazione che dovrebbe essere cambiata, ma è molto difficile, per la quale una persona assolta in primo grado e assolta in secondo grado può, senza l’intervento di nuove prove, poi essere condannata”, ha aggiunto.

Le dichiarazioni si inseriscono in un contesto più ampio di discussione sulle garanzie processuali e sul principio del “ragionevole dubbio”, cardine del diritto penale. Il caso Garlasco, che da anni divide opinione pubblica e addetti ai lavori, torna così al centro del confronto politico e giuridico, alimentando interrogativi sulla coerenza delle decisioni giudiziarie e sui margini di riforma del sistema.

Il tema sollevato da Nordio riguarda in particolare il meccanismo dei gradi di giudizio e la possibilità di ribaltamento delle sentenze senza l’emergere di nuovi elementi probatori, una dinamica prevista dall’ordinamento ma che, secondo il ministro, meriterebbe una revisione per evitare esiti percepiti come contraddittori.

In questa prospettiva, nel dibattito giuridico torna anche il riferimento a modelli stranieri, come quello statunitense, dove il principio del “double jeopardy”, sancito dal Quinto Emendamento della Costituzione, vieta che una persona venga processata o punita due volte per lo stesso reato dopo una assoluzione definitiva. Una regola che impedisce, in sostanza, la riapertura del giudizio una volta intervenuta una decisione assolutoria, e che secondo alcuni osservatori potrebbe rappresentare un punto di riferimento per una eventuale riforma costituzionale anche in Italia. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!