L’Italia si prepara ad affrontare uno scenario energetico che non si vedeva dal 2022, con il governo che studia un pacchetto di misure d’emergenza da attivare potenzialmente già a partire dal mese di maggio. La scintilla di questa nuova crisi è la tensione attorno allo Stretto di Hormuz, l’arteria attraverso la quale transita una quota cruciale delle forniture di gas e petrolio verso l’Europa, la cui parziale chiusura ha già prodotto effetti immediati sui mercati internazionali dell’energia, con il prezzo del gas naturale tornato ai livelli massimi dal 2022.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervenendo di fronte alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, ha descritto uno scenario che « va oltre ogni nostra immaginazione», parlando di « cose che non mi lasciano dormire» e confermando che quello di un lockdown energetico strutturato è « ciò che si teme». Le sue parole hanno avuto un impatto immediato sul dibattito pubblico e istituzionale, accelerando la riflessione all’interno dell’esecutivo su misure di contenimento dei consumi energetici da attuare nell’arco dei prossimi mesi.
Il nodo del gas: scorte al 44% e flussi in calo
Il primo e più urgente problema sul tavolo del governo riguarda le riserve di gas naturale. Il coefficiente di riempimento degli stoccaggi italiani si attesta attualmente al 44%, una percentuale che si colloca al di sopra della media europea ma che non rassicura gli esperti, poiché il vero elemento di preoccupazione non è la quantità di riserve disponibili bensì il flusso di approvvigionamento, destinato a rallentare sensibilmente entro le prossime tre settimane secondo quanto riporta Repubblica. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, porterà a breve a Palazzo Chigi il lavoro svolto dal suo dicastero sui consumi, con l’obiettivo di definire un piano d’azione prima che la situazione si deteriori ulteriormente.
L’Italia importa la quasi totalità del proprio fabbisogno energetico, e la dipendenza dalle forniture via mare attraverso lo Stretto di Hormuz la espone in modo diretto alle turbolenze geopolitiche legate al confronto tra Iran, Stati Uniti e Israele. Le forniture alternative provenienti dall’Algeria e dall’Azerbaigian costituiscono un parziale argine, ma la loro capacità di compensare una riduzione prolungata dei flussi attraverso Hormuz rimane limitata. Per questo motivo, il governo ha già avviato la stesura di un piano d’emergenza gas che segue le tre fasi di allerta previste dal Regolamento UE 2017/1938, aggiornato nel 2024, il quale obbliga ogni Stato membro a disporre di un piano di riduzione dei consumi attivabile entro settantadue ore dalla dichiarazione di emergenza.
Il piano di razionamento: condizionatori, termosifoni e illuminazione
La strategia allo studio prevede una serie di misure graduate in base all’evoluzione della crisi e alla stagione. Per l’state, le ipotesi più concrete riguardano il contenimento dei consumi dei condizionatori d’aria, attraverso la riduzione di un grado della temperatura impostata oppure il taglio di un’ora giornaliera di utilizzo. Parallelamente, si valuta la riduzione dell’illuminazione pubblica, sia nelle ore notturne che in quelle serali, con un approccio modulato per categoria di strade e zone urbane. Secondo le stime tecniche circolate negli ambienti ministeriali, solo la combinazione delle misure relative al riscaldamento e al raffreddamento potrebbe far risparmiare tra i 75 e gli 80 miliardi di metri cubi di gas su base annua.
In prospettiva invernale, le misure si sposterebbero sui termosifoni, con l’obbligo di abbassare di un grado la temperatura degli impianti di riscaldamento negli edifici pubblici e privati, replicando in larga misura quanto già disposto con il decreto del settembre 2022, durante la crisi energetica innescata dall’invasione russa dell’Ucraina. L’esecutivo valuta altresì la possibilità di massimizzare la produzione delle centrali a carbone e di incrementare quella da fonti rinnovabili, con provvedimenti amministrativi di semplificazione delle procedure autorizzative già parzialmente anticipati nel decreto-legge 21 del 2026, che all’articolo 11 interviene sulle concessioni nel settore energetico.
Targhe alterne, smart working e trasporti
Tra le misure di sistema allo studio figura anche il ritorno delle targhe alterne per i mezzi di trasporto privati, uno strumento che l’Italia ha già sperimentato in passato durante le crisi petrolifere degli anni ‘Settanta e che consentirebbe di ridurre i consumi di carburante e di abbattere la domanda di energia nei centri urbani. L’idea è quella di introdurre il blocco a giorni alterni sulla base della targa dispari o pari, con deroghe per le categorie professionali che ne abbiano necessità documentata.
In parallelo, l’esecutivo sta valutando la proposta avanzata dai sindacati confederali — CGIL, CISL e UIL — di estendere lo smart working nel settore pubblico e, ove possibile, in quello privato, con l’obiettivo di ridurre i consumi nei trasporti e negli edifici adibiti a uffici. La misura, che durante la pandemia da Covid-19 ha dimostrato un impatto significativo sui consumi di energia nei contesti lavorativi tradizionali, verrebbe questa volta inquadrata non in un’emergenza sanitaria ma in una emergenza energetica nazionale, con un impianto normativo differente e con possibili incentivi per le imprese private che adottassero il modello su base volontaria.
L’allarme europeo e il contesto internazionale
A livello europeo, il Commissario UE Jørgensen ha già inviato una lettera formale ai ventisette governi membri, avvertendo che la crisi energetica in corso potrebbe avere carattere di ‘lunga durata’ e invitando gli Stati a prepararsi con misure concrete di riduzione della domanda. L’Italia, come importatrice netta di energia, si trova tra i paesi più esposti a questo scenario, e le proiezioni degli analisti indicano che, in caso di prolungamento parziale del blocco di Hormuz, l’inflazione nazionale potrebbe superare il 4-5% nel corso del 2026, con il rischio di una recessione tecnica qualora il prezzo del petrolio superasse la soglia dei cento dollari al barile.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha condiviso l’allarme lanciato da Crosetto e ha annunciato l’attivazione di una task force governativa per tutelare le imprese italiane e monitorare l’andamento dei costi assicurativi marittimi, già aumentati del cinquanta per cento. Sul fronte dei prezzi al dettaglio, le bollette domestiche di gas sono passate da 0,73 euro al metro cubo del 2021 a 1,13 euro nel 2026, con un incremento che pesa in modo crescente sui bilanci delle famiglie, in particolare di quelle a basso reddito. Il governo ha già incluso nel decreto-legge 21 del 2026 un meccanismo di liquidità, regolato dall’ARERA e finanziato nel limite di 200 milioni di euro, per calmierare i prezzi all’ingrosso del gas naturale.
Le tempistiche: maggio come spartiacque
Il mese di maggio è indicato come lo spartiacque critico nell’analisi del governo. È in quella fase, secondo le proiezioni del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che si verificherà il cambio di fase nelle scorte: la frenata del flusso di approvvigionamento comporterà una pressione crescente sulle riserve, rendendo necessaria l’adozione di misure per contenere i consumi prima che le stesse scendano al di sotto delle soglie di sicurezza. Senza una riapertura rapida dello Stretto di Hormuz, il rischio di un’attivazione formale del piano di emergenza diventa, nelle parole degli stessi funzionari ministeriali, «concreto».
I tre scenari che gli analisti considerano aperti vanno da una gestione ordinata — nella quale la crisi si stabilizza entro maggio con misure di natura volontaria — fino a un eventuale prolungamento del conflitto oltre l’estate, che comporterebbe l’introduzione di misure più stringenti, tra cui tetti ai consumi industriali e riduzioni obbligatorie delle temperature negli edifici pubblici e privati. L’Italia ha già dimostrato di saper gestire emergenze analoghe, come nel 2022, ma la rapidità con cui si sta deteriorando il quadro internazionale impone tempi di risposta più rapidi e una pianificazione più articolata rispetto al passato. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
