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Rimesse immigrati salgono a 8,6 miliardi, un serio danno per l’economia italiana

Nel 2025 le rimesse degli immigrati residenti in Italia hanno raggiunto 8,6 miliardi di euro (+3,9%), con il Bangladesh primo Paese beneficiario al 19,6% del totale, secondo i dati della Banca d’Italia.

Le rimesse inviate all’estero dagli stranieri residenti in Italia hanno raggiunto nel 2025 la cifra di 8,6 miliardi di euro, segnando un incremento del 3,9% rispetto agli 8,3 miliardi registrati nell’anno precedente. È quanto emerge dalle tabelle della Banca d’Italia, che confermano una traiettoria di crescita pressoché ininterrotta negli ultimi due decenni: nel 2004, i trasferimenti di denaro verso i Paesi d’origine ammontavano a soli 3,9 miliardi di euro, un valore che nel giro di vent’anni si è più che raddoppiato a prezzi correnti e cresciuto di circa il 40% al netto dell’inflazione.

Il dato ufficiale, per quanto imponente, potrebbe tuttavia rappresentare soltanto una parte del fenomeno reale. La Fondazione Leone Moressa, nel suo Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione 2025, stima che le cosiddette rimesse “invisibili” — ovvero quelle trasferite attraverso canali informali come il trasporto diretto di denaro contante da parte dei viaggiatori — possano aggiungere tra 1,2 e 3,7 miliardi di euro ai flussi ufficiali, portando il volume complessivo a sfiorare i 12 miliardi di euro. Un intervallo di stima che, pur con le inevitabili incertezze metodologiche, descrive un fenomeno strutturalmente radicato nell’economia italiana e in quella dei Paesi beneficiari.

Il Bangladesh guida la classifica, India in ascesa

La geografia delle rimesse italiane del 2025 vede il Bangladesh stabilmente al primo posto, con una quota sul totale salita al 19,6% dei flussi complessivi in uscita. Il Paese asiatico, che da solo assorbe quasi un euro su cinque trasferiti dall’Italia all’estero, ha consolidato negli anni una presenza comunitaria capillare sul territorio nazionale, concentrata in modo particolare in alcune province. Secondo i dati di Bankitalia relativi ai trimestri precedenti, dalla sola Venezia sono partiti circa 80 milioni di euro diretti in Bangladesh, mentre dalla provincia di Latina circa 50 milioni hanno raggiunto l’India, secondo Paese in classifica, in ascesa sulla precedente posizione.

Marocco e Pakistan si confermano tra i principali beneficiari, avendo ciascuno ricevuto il 6,9% dei flussi nei quattro trimestri precedenti rilevati da Bankitalia. Sul versante geografico macro, l’Asia si conferma la principale area di destinazione con il 42% dei trasferimenti totali, seguita dal Nord Africa e dal Vicino Oriente. Degno di nota è il caso della Cina: fino al 2013 primo Paese beneficiario con picchi superiori ai 3 miliardi, è oggi scomparsa dalle prime venti destinazioni, una contrazione che gli analisti attribuiscono a un massiccio ricorso ai canali informali o a una profonda evoluzione dei legami economici della comunità cinese in Italia.

Lombardia e Lazio, le regioni da cui parte più denaro

A livello territoriale, la Lombardia è la regione da cui origina il maggiore volume di rimesse, con 1,8 miliardi di euro in uscita, seguita dal Lazio con 1,3 miliardi e dall’Emilia-Romagna con 830 milioni. La distribuzione rispecchia fedelmente la mappa della presenza straniera in Italia e la concentrazione nei poli produttivi e nei grandi centri urbani. A livello provinciale, Roma si conferma la capitale anche delle rimesse con oltre un miliardo di euro in uscita, seguita da Milano con 911 milioni, da Napoli con 424 milioni e da Torino con 266 milioni.

L’incidenza delle rimesse sul prodotto interno lordo italiano si attesta intorno allo 0,5% del Pil, una percentuale che, pur non sembrando macroscopica in termini relativi, rappresenta in valore assoluto un flusso di risorse che fuoriesce stabilmente e strutturalmente dal circuito economico nazionale. Il confronto con la dinamica demografica della popolazione straniera residente fornisce una chiave interpretativa del fenomeno: tra il 2005 e il 2024 gli stranieri registrati all’anagrafe in Italia sono passati da 2,25 a 5,25 milioni, con un incremento del 131%, e la crescita delle rimesse è in larga misura proporzionale a questo aumento.

La tassa del 1,5% e il dibattito normativo

Il tema delle rimesse ha assunto crescente rilevanza anche sul piano normativo. Il governo italiano ha introdotto, nel contesto della legge di bilancio, una imposta del 1,5% sui trasferimenti di denaro verso l’estero effettuati da soggetti non comunitari, una misura concepita per ricondurre nel circuito fiscale nazionale una parte dei flussi in uscita. La misura ha suscitato un dibattito articolato tra chi la considera uno strumento di riequilibrio economico e chi sottolinea i rischi di spostamento verso canali informali non tracciati, con il conseguente effetto paradossale di ridurre la trasparenza complessiva dei trasferimenti. Proprio la crescita dei canali informali nel periodo post-Covid, come rilevato dalla Fondazione Leone Moressa, suggerisce che politiche fiscali eccessivamente stringenti possano incentivare comportamenti di elusione difficilmente monitorabili.

L’andamento del primo semestre 2025 aveva fatto presagire risultati ancora più elevati: la Banca d’Italia aveva registrato nei primi sei mesi dell’anno un incremento del 6,4% rispetto allo stesso periodo del 2024, un ritmo che avrebbe potuto portare il totale annuo a sfiorare i 9 miliardi. Il dato consolidato a fine anno, fissato a 8,6 miliardi, segnala una parziale decelerazione nella seconda metà dell’anno, ma conferma comunque il trend ascendente di lungo periodo. Nel solo terzo trimestre 2025, le rimesse erano ammontate a 2,2 miliardi di euro, con un incremento dell’1,1% sullo stesso trimestre del 2024. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!