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Elly Schlein: “Meloni ha spaccato l’Italia. Ora toccherà a noi ricucirla”

Dopo Barcellona e dopo il colpo inferto al governo dal referendum, Schlein alza la posta: trasformare l’opposizione a Meloni in una proposta di governo, con l’obiettivo di ricomporre un’Italia più divisa che mai.

Elly Schlein sceglie il lessico della ricucitura e lo trasforma in una linea politica: dopo il summit della “Global Progressive Mobilisation” di Barcellona, la segretaria del Partito democratico sostiene che Giorgia Meloni abbia “spaccato l’Italia” e che ora toccherà al centrosinistra rimettere insieme il paese. La frase, affidata a un’intervista pubblicata il 21 aprile su Il Domani, arriva in un momento delicato per Palazzo Chigi, poche settimane dopo la sconfitta del governo nel referendum costituzionale sulla giustizia, bocciato dal 53,56% dei votanti, con un’affluenza vicina al 59%.

La leader dem lega quel giudizio a un impianto più ampio, costruito tra opposizione interna e proiezione europea. A Barcellona, davanti a Pedro Sánchez e Luiz Inácio Lula da Silva, Schlein ha insistito su pace, cooperazione e uguaglianza come antidoto all’avanzata delle destre nazionaliste, rivendicando la necessità di una risposta transnazionale dei progressisti. Nello stesso vertice, organizzato il 17 e 18 aprile, l’obiettivo dichiarato era proprio quello di coordinare forze politiche, sindacati e movimenti contro la crescita globale della destra radicale.

Il passaggio politico più rilevante sta però nel tentativo di tradurre quella cornice internazionale in una proposta nazionale. Schlein prova ad accreditarsi come perno di un’alternativa che non sia soltanto anti-Meloni, ma anche capace di tenere insieme fratture territoriali, sociali e istituzionali. Il riferimento all’Italia “spaccata” parla infatti a più livelli: al divario Nord-Sud, alle tensioni sulle riforme costituzionali, al rapporto logorato tra governo e corpi intermedi, fino alla polarizzazione che negli ultimi mesi ha segnato il confronto pubblico. In questo schema, la sconfitta referendaria del governo diventa per il Pd la prova che l’egemonia politica della premier non è più intoccabile.

Non è un caso che Schlein provi ad allargare il campo anche sui dossier economici europei. Già il 9 aprile, replicando a Meloni in Aula, aveva chiesto un salto in avanti nell’integrazione Ue e un piano di investimenti comuni, osservando che quella richiesta arrivava “anche da Confindustria”. Una posizione ribadita poi dopo Barcellona, dove la segretaria dem ha messo insieme agenda industriale, autonomia strategica europea e difesa del welfare, nel tentativo di parlare non solo all’elettorato progressista tradizionale ma anche a imprese e ceto produttivo.

Il messaggio, in sostanza, è duplice. Da una parte c’è l’attacco frontale alla presidente del Consiglio, accusata di aver governato accentuando le divisioni del paese; dall’altra c’è la costruzione di una narrazione più ambiziosa, in cui il Pd si candida a diventare il punto di saldatura tra opposizione sociale, riformismo europeo e alternativa di governo. È la ragione per cui Schlein guarda al “modello Sánchez” con evidente interesse: non solo come alleanza elettorale contro le destre, ma come tentativo di combinare diritti, salari, investimenti pubblici e profilo internazionale. Resta da vedere se questa ambizione riuscirà a tradursi in un campo largo stabile e competitivo. Ma il segnale politico è già chiaro: la segretaria dem vuole usare la battuta d’arresto del governo per aprire una nuova fase e presentarsi come la figura chiamata a ricucire il paese dopo la stagione dello scontro permanente. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!