L’inchiesta sul delitto di Garlasco torna a far discutere con nuovi elementi che emergono da un’intercettazione ambientale risalente al 17 marzo 2025, due mesi prima dell’avvio dell’indagine bresciana per corruzione in atti giudiziari. Al centro dell’audio, contenuto in un’informativa dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, c’è Giuseppe Sempio, padre di Andrea, accusato di omicidio volontario aggravato per la morte di Chiara Poggi, mentre conversa in auto con una cronista.
Nel corso del dialogo, Sempio senior ricostruisce un colloquio avuto anni prima con l’allora procuratore di Pavia, Mario Venditti, oggi indagato in due distinti filoni: uno legato proprio al caso Garlasco e l’altro al cosiddetto “sistema Pavia”. Le parole riportate nell’intercettazione assumono un peso rilevante alla luce degli sviluppi investigativi successivi. Il padre dell’indagato riferisce infatti: “C’è uno solo guardi (…) Venditti… che dopo che ci ha ascoltato, io ero là, mi ha detto (…) ha fatto tutte le domande, ho risposto, e poi mi dice “questa cosa finirà presto, perché no c’è niente””.
Secondo quanto annotato dagli investigatori, si tratta di un elemento che sarà oggetto di approfondimento nel procedimento penale avviato a Brescia, dove si ipotizza che l’ex magistrato abbia ricevuto denaro proprio da Giuseppe Sempio per favorire l’archiviazione di due indagini a carico del figlio Andrea, condotte tra il 2016 e il 2017.
La rilevanza dell’intercettazione emerge anche in relazione ad altri elementi acquisiti nel corso delle perquisizioni. Tra questi, un appunto manoscritto ormai noto agli inquirenti, nel quale Giuseppe Sempio avrebbe scritto “Venditti gip archivia x 20-30 Euro”. Un dettaglio che si intreccia con quanto emerso nell’audio, dove lo stesso Sempio, riferendosi a Venditti, afferma “che era il gip che c’era a Pavia”, mostrando – come evidenziato dai carabinieri – una confusione tra il ruolo di procuratore aggiunto e quello di giudice per le indagini preliminari, già riscontrata nei suoi scritti.
L’inchiesta coordinata dalla procura di Brescia ipotizza un sistema di relazioni e contatti opachi che avrebbe inciso sull’esito delle indagini del 2016-2017. Secondo gli inquirenti, la famiglia Sempio avrebbe versato tra i 50 e i 60 mila euro per ottenere l’archiviazione della prima indagine, formalmente disposta da un gip su richiesta della Procura. Un procedimento che, sempre secondo l’accusa, si sarebbe distinto per una durata insolitamente breve e per una serie di anomalie investigative.
Le parole intercettate nel marzo 2025, sottolineano gli investigatori, precedono di poche settimane il ritrovamento della documentazione ritenuta chiave e contribuiscono a delineare un quadro che ora sarà vagliato nel dettaglio dalla magistratura. L’indagine bresciana, che ha assorbito anche atti provenienti da Pavia, mira a chiarire se vi sia stata una manipolazione dell’iter giudiziario per favorire l’allora indagato Andrea Sempio. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
