Il Po torna a lanciare un segnale pesante nel tratto cremonese e lo fa in un momento particolarmente delicato per l’intera pianura agricola. A metà giugno, quando la stagione irrigua è ancora nel suo pieno sviluppo, il livello del grande fiume è sceso fino a valori che riportano il territorio dentro uno scenario di forte sofferenza idrica, con ricadute potenzialmente dirette sulle campagne del Basso Cremonese e del Casalasco. Nelle ultime ore il quadro è stato definito con nettezza dal direttore del Consorzio di bonifica Navarolo Agro Cremonese Mantovano, Giampietro Lazzari, che ha parlato di una “grossa crisi idrica” e di un’agricoltura esposta a rischi concreti se la tendenza non dovesse invertirsi.
Il punto più critico è proprio il calendario. L’emergenza, infatti, non arriva a fine estate ma già nella seconda metà di giugno, quando mais, pomodoro e altre colture irrigue hanno davanti ancora settimane decisive. Secondo quanto emerso, nell’ultima settimana il Po nel tratto cremonese ha perso quasi un metro, su una portata che era già giudicata insufficiente. È un arretramento rapido che alimenta la preoccupazione del sistema irriguo locale, perché riduce i margini di gestione in una fase in cui la domanda d’acqua è destinata ad aumentare.
A confermare la gravità del momento non ci sono soltanto le valutazioni del territorio, ma anche il monitoraggio idrologico più recente. Nell’aggiornamento del 18 giugno, l’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po ha segnalato che le portate risultano sotto media in tutte le principali sezioni del fiume e che, nel caso di Cremona, l’indice standardizzato degli ultimi 30 giorni individua una condizione di “siccità severa“. Nello stesso aggiornamento si evidenzia inoltre un contesto meteorologico segnato dal consolidamento di un promontorio africano sul Mediterraneo centro-occidentale, un elemento che tende ad aumentare temperature e fabbisogni irrigui, senza offrire sollievo immediato sul fronte delle precipitazioni.
Il nodo, secondo Lazzari, è in larga parte climatico. Alla base della riduzione della portata vengono indicati un innevamento alpino molto inferiore alla norma, tra il 50 e il 60 per cento in meno, e un forte riscaldamento già nel mese di aprile, che ha accelerato lo scioglimento della neve. In altre parole, una parte rilevante della risorsa idrica si sarebbe esaurita in anticipo, lasciando il bacino del Po più vulnerabile proprio all’avvio della stagione più critica. È una dinamica che pesa su tutto il sistema di alimentazione del fiume, dai laghi agli affluenti, e che rende più fragile la disponibilità d’acqua per l’irrigazione.
Nel Cremonese il tema non è astratto, perché riguarda la tenuta di infrastrutture irrigue essenziali per il comparto agricolo. Il riferimento più sensibile è l’impianto di derivazione di Isola Pescaroli, nel comune di San Daniele Po, uno snodo storico del sistema gestito dal Consorzio Navarolo. Proprio lì, già durante la grande crisi del 2022, fu necessario un intervento emergenziale con pompe idrovore e mezzi meccanici per continuare a pescare acqua dal fiume e alimentare il canale adduttore. Oggi quello scenario torna come precedente concreto e non come semplice ipotesi teorica: se il livello del Po dovesse continuare a scendere, la necessità di nuove soluzioni tampone tornerebbe d’attualità.
La fotografia del fiume, intanto, è quella di una secca avanzata. Nei giorni scorsi, all’idrometro di Cremona, il livello è arrivato attorno a quota meno 8 metri rispetto allo zero idrometrico, avvicinandosi ai valori estremi registrati nell’estate 2022. Le immagini diffuse dal territorio mostrano ampie distese di sabbia e ghiaia emerse, restringimenti dell’alveo e una fisionomia del fiume che, già all’inizio dell’estate astronomica, appare profondamente alterata. È un segnale che va oltre l’impatto visivo: significa minore disponibilità per i prelievi e maggiore pressione su un sistema che vive di equilibrio quotidiano tra portate, derivazioni e necessità agricole.
Nel tratto cremonese del Po, dunque, il problema non è soltanto la magra del fiume, ma il combinarsi di tre fattori: scarsità idrica, anticipo stagionale dell’emergenza e centralità dell’irrigazione per uno dei distretti agricoli più produttivi del Nord Italia. Per questo le prossime settimane saranno decisive. Il livello del Po dirà se il territorio potrà reggere con gli strumenti ordinari oppure se, ancora una volta, sarà costretto a entrare in una logica di gestione straordinaria dell’acqua. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
