Due enormi “squarci” sul Sole puntano la Terra: cosa accadrà tra il 14 e il 16 settembre

Due gigantesche regioni scure hanno iniziato a proiettare il loro vento solare verso il nostro pianeta: tra il 14 e il 16 settembre il cielo potrebbe riservare uno spettacolo inatteso.

Due vaste regioni scure sono comparse nell’atmosfera esterna del Sole e si stanno progressivamente allineando con la Terra, liberando nello spazio altrettanti flussi di vento solare ad alta velocità. Il loro arrivo è previsto tra lunedì 14 e mercoledì 16 settembre 2026, quando le particelle cariche provenienti dalla nostra stella raggiungeranno la magnetosfera terrestre e potranno determinare una temporanea intensificazione dell’attività geomagnetica, favorita anche dalla vicinanza con l’equinozio d’autunno.

Cosa sono davvero i due “squarci” comparsi sul Sole

Le immagini riprese nell’ultravioletto estremo mostrano due grandi buchi coronali, uno nell’emisfero settentrionale e l’altro in quello meridionale del Sole. Non si tratta di fratture della superficie solare, ma di aree della corona caratterizzate da una densità e da una temperatura inferiori rispetto alle regioni circostanti, motivo per cui appaiono molto più scure nelle osservazioni satellitari.

All’interno dei buchi coronali, le linee del campo magnetico solare risultano aperte verso lo spazio interplanetario e consentono al plasma di allontanarsi dal Sole con maggiore facilità. Nascono così flussi di vento solare che possono superare i 500 chilometri al secondo, equivalenti a oltre 1,8 milioni di chilometri orari, percorrendo i circa 150 milioni di chilometri che separano la nostra stella dalla Terra.

Questo fenomeno non deve essere confuso con un brillamento o con una violenta espulsione di massa coronale, poiché il materiale emesso da un buco coronale forma generalmente un flusso più esteso e persistente, capace di investire il campo magnetico terrestre per diverse ore o, in alcuni casi, per più giorni consecutivi.

L’impatto sulla Terra tra il 14 e il 16 settembre

I primi effetti potrebbero manifestarsi già tra la fine di domenica 13 e l’inizio di lunedì 14 settembre, mentre la fase di maggiore interazione è attesa nel periodo compreso tra il 14 e il 16 settembre. L’intensità effettiva dipenderà soprattutto dalla velocità del vento solare, dalla densità delle particelle e dall’orientamento del campo magnetico trasportato dal plasma.

Le proiezioni attualmente disponibili indicano condizioni geomagnetiche prevalentemente instabili o attive, con valori dell’indice Kp prossimi a 4 e comunque inferiori, almeno nella fase iniziale, alla soglia di una tempesta geomagnetica G1. Non emerge quindi uno scenario particolarmente severo e, allo stato attuale, non sono attese conseguenze significative per la popolazione o per le infrastrutture tecnologiche.

La situazione potrà tuttavia cambiare rapidamente qualora il campo magnetico interplanetario assumesse per diverse ore un orientamento favorevole alla connessione con quello terrestre. In questa eventualità l’energia trasferita alla magnetosfera aumenterebbe, rendendo possibile una tempesta geomagnetica debole e ampliando temporaneamente l’area nella quale potrebbero essere osservate le aurore.

Le possibilità maggiori di assistere allo spettacolo delle aurore riguarderanno Canada, Alaska, Islanda, Groenlandia, Scandinavia e le zone più settentrionali della Russia. Perché il fenomeno possa diventare visibile anche dall’Italia sarebbe necessario un evento molto più intenso rispetto a quello attualmente previsto, accompagnato da un marcato aumento dell’indice Kp e da condizioni magnetiche particolarmente favorevoli.

La vicinanza con l’equinozio può comunque rendere più efficiente l’interazione tra il vento solare e il campo magnetico terrestre attraverso il cosiddetto effetto Russell-McPherron. Durante i periodi equinoziali la geometria dei campi magnetici tende infatti a favorire il trasferimento di energia verso la magnetosfera, aumentando la probabilità di disturbi geomagnetici rispetto ad altri momenti dell’anno, senza però garantire automaticamente una tempesta.

Il campo magnetico e l’atmosfera terrestre continueranno a schermare la superficie dalla quasi totalità delle particelle energetiche in arrivo. Eventuali effetti riguarderebbero soprattutto i satelliti, le comunicazioni radio ad alta frequenza, i sistemi di navigazione e le reti elettriche situate alle alte latitudini, ma soltanto nel caso di un’intensificazione superiore alle previsioni attuali.

Il doppio flusso di vento solare sarà monitorato fino al suo arrivo, poiché soltanto le misurazioni raccolte a ridosso della Terra permetteranno di stabilire con precisione la velocità del plasma e l’orientamento del suo campo magnetico. Saranno proprio questi parametri, più delle dimensioni spettacolari dei due buchi coronali, a determinare la reale intensità dell’evento. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!