Il Covid rialza la testa in diverse parti del mondo. Dalla Francia agli Stati Uniti, fino all’Asia, gli indicatori segnalano una nuova accelerazione dei contagi proprio all’inizio dell’autunno. Non si tratta, almeno per ora, di un ritorno all’emergenza vissuta durante gli anni della pandemia, ma di una ripresa della circolazione del virus che interessa soprattutto anziani, immunodepressi, donne in gravidanza e persone affette da patologie croniche.
Uno dei segnali più evidenti arriva dalla Francia. Secondo il bollettino pubblicato da Santé publique France il 23 settembre, nella settimana compresa tra il 14 e il 20 settembre gli interventi di SOS Médecins per sospetta infezione da Covid-19 sono aumentati del 76% rispetto alla settimana precedente. Il dato corrisponde a 390 visite in più e riguarda tutte le fasce d’età. L’incremento appare netto, ma deve essere interpretato correttamente: i livelli complessivi restano inferiori a quelli osservati nello stesso periodo degli anni precedenti.
Anche gli accessi nei pronto soccorso francesi mostrano una crescita. Nella stessa settimana, le visite per sospetto Covid sono aumentate del 67% tra gli adulti e del 16% tra i bambini, pur mantenendosi su valori più bassi rispetto alle precedenti stagioni. In parallelo stanno aumentando anche influenza, bronchiti, bronchioliti e altre infezioni respiratorie: un quadro che suggerisce una ripresa più generale dei virus respiratori, favorita dal ritorno nelle scuole, negli uffici e negli ambienti chiusi.
L’epidemiologo Antoine Flahault, professore di Sanità pubblica all’Università Paris-Cité, ha spiegato che l’aumento non riguarda soltanto la Francia, ma viene osservato anche nel resto d’Europa, negli Stati Uniti e in Asia. Secondo l’esperto, “è un fenomeno molto globale di ripresa dell’epidemia”, simile alle recrudescenze già registrate nello stesso periodo degli ultimi anni. Il SARS-CoV-2, infatti, non è scomparso e continua a produrre ondate successive, alimentate dalla progressiva riduzione della protezione immunitaria e dalla comparsa di sottovarianti capaci di eludere almeno in parte le difese sviluppate attraverso vaccinazioni e precedenti infezioni.
Dietro la nuova crescita non sembra esserci, al momento, una variante nettamente più aggressiva. Continuano a circolare diversi discendenti di Omicron: alla fine di agosto il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie indicava XFG come variante dominante nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo, mentre NB.1.8.1 risultava presente nella comunità e sottoposta a monitoraggio. Per quest’ultima non emergevano prove di una maggiore gravità clinica, di un impatto più forte sull’immunità o di una trasmissibilità superiore rispetto alle varianti di riferimento.
Il punto centrale, dunque, non è soltanto quale sottovariante stia circolando, ma la capacità del virus di trovare una quota crescente di persone nuovamente suscettibili. Con il passare dei mesi, la protezione contro l’infezione tende a diminuire; aumentano inoltre i contatti ravvicinati in luoghi poco ventilati e riprende la circolazione simultanea di numerosi agenti respiratori. Le nuove sottovarianti di Omicron possono quindi diffondersi senza dover necessariamente provocare forme più gravi della malattia.
Per la maggioranza delle persone immunizzate il Covid continua generalmente a manifestarsi con sintomi lievi o moderati, come febbre, mal di gola, tosse, stanchezza, dolori muscolari e malessere generale. Il quadro cambia però nei soggetti vulnerabili, per i quali l’infezione può ancora determinare complicazioni importanti e richiedere il ricovero. Flahault richiama in particolare l’attenzione su anziani, immunodepressi, persone fragili e donne in gravidanza, categorie nelle quali il rischio deve essere valutato con maggiore prudenza.
La crescita dei contagi non equivale quindi automaticamente al ritorno di una crisi sanitaria, ma conferma che il Covid rimane una presenza stabile e imprevedibile. L’aumento percentuale può apparire impressionante quando parte da numeri contenuti: per comprendere la reale gravità della situazione occorre osservare insieme contagi, accessi al pronto soccorso, ricoveri, terapie intensive e mortalità. Al momento, i dati francesi descrivono una nuova fase di espansione del virus, ma non mostrano livelli superiori a quelli registrati negli anni precedenti. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
