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Città più inquinate d’Italia, la classifica: il report 2025

Nel 2024, 25 città italiane superano i limiti di inquinamento per PM10, con Frosinone e Milano in testa. La situazione peggiora rispetto al 2023, con un aumento delle città fuorilegge.

Il panorama dell’inquinamento atmosferico nelle città italiane continua a destare preoccupazione, come emerge dal nuovo rapporto “Mal’Aria di città 2025” presentato da Legambiente nei primi giorni di febbraio. I dati raccolti nel 2024 fotografano una situazione drammatica che vede venticinque capoluoghi di provincia superare sistematicamente i limiti di legge per le polveri sottili PM10, con conseguenze dirette sulla salute pubblica e sulla qualità della vita di milioni di cittadini.

L’analisi condotta da Legambiente ha monitorato novantotto capoluoghi di provincia attraverso cinquanta centraline di rilevamento, evidenziando come il fenomeno dello sforamento dei limiti sia diffuso su tutto il territorio nazionale, con particolare concentrazione nella Pianura Padana. La normativa europea attuale stabilisce un limite massimo di trentacinque giorni all’anno con concentrazioni superiori a cinquanta microgrammi per metro cubo di PM10.

Frosinone si conferma per il secondo anno consecutivo in testa alla classifica negativa, con la centralina di Frosinone Scalo che ha registrato settanta giorni di sforamento. La situazione della cittadina laziale appare particolarmente critica, con un dato che rappresenta il doppio del limite consentito dalla normativa vigente. Milano condivide il primato negativo con sessantotto giorni di superamento rilevati dalla centralina di via Marche.

Il capoluogo lombardo presenta un quadro ancora più complesso, considerando che altre tre stazioni di monitoraggio cittadine hanno superato la soglia: Senato con cinquantatré giorni, Pascal Città Studi con quarantasette e Verziere con quarantaquattro sforamenti. Verona occupa il terzo posto con sessantasei giorni registrati dalla centralina di Borgo Milano, mentre quella di Giarol Grande ha raggiunto cinquantatré sforamenti.

La classifica completa delle città più inquinate include Vicenza con sessantaquattro giorni, Padova con sessantuno giorni nella centralina dell’Arcella, Venezia con sessantuno giorni in via Beccaria. Seguono Cremona e Napoli con cinquantasette giorni ciascuna, Rovigo con cinquantasette giorni, Brescia con cinquantasei giorni.

Completano l’elenco delle venticinque città fuorilegge Torino (55 giorni), Monza (54), Treviso (53), Modena (52), Mantova (50), Lodi (49), Pavia (47), Catania (46), Bergamo, Piacenza e Rimini (40 giorni ciascuna), Terni (39), Ferrara (38), Asti e Ravenna (37 giorni).

Il rapporto evidenzia una situazione particolarmente critica in Campania, dove Acerra si distingue negativamente con ottantasei giorni di sforamento nella centralina della Zona Industriale, superando persino i primati nazionali di Frosinone e Milano. San Vitaliano ha registrato cinquantotto giorni di superamento, mentre Teverola e Maddaloni hanno rispettivamente raggiunto quarantacinque e quarantaquattro giorni di sforamento.

La situazione attuale diventa ancora più critica se analizzata alla luce della nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, che entrerà in vigore nel 2030. I nuovi parametri prevedono una riduzione significativa dei limiti: venti microgrammi per metro cubo per il PM10, dieci per il PM2.5 e venti per il biossido di azoto. Secondo le proiezioni di Legambiente, settanta città italiane sarebbero fuorilegge se fossero già applicati i limiti previsti per il 2030.

Le città più distanti dagli obiettivi futuri dovranno implementare riduzioni drastiche delle concentrazioni attuali: Verona dovrà diminuire del trentanove percento le concentrazioni di PM10, mentre Cremona, Padova e Catania dovranno ridurre del trentacinque percento. Milano necessita di una riduzione del trentaquattro percento, mentre per il biossido di azoto, Napoli e Palermo dovranno ridurre le concentrazioni del cinquanta percento.

Il rapporto identifica diverse cause strutturali dell’inquinamento atmosferico urbano: il traffico veicolare, particolarmente evidente nelle aree metropolitane densamente popolate; il riscaldamento domestico basato su combustibili fossili; l’agricoltura e gli allevamenti intensivi, specialmente nella Pianura Padana. Le condizioni meteorologiche e geografiche specifiche della Pianura Padana favoriscono l’accumulo di inquinanti atmosferici, creando un effetto conca che trattiene le sostanze nocive.

L’inquinamento atmosferico rappresenta la prima causa ambientale di morte prematura in Europa, con circa cinquantamila decessi annui registrati solamente in Italia. I costi sanitari associati a questa emergenza ambientale ammontano a miliardi di euro all’anno. Il novantasei percento della popolazione urbana è esposta a concentrazioni pericolose di particolato fine PM2.5, mentre il novantaquattro percento risulta esposto a livelli eccessivi di ozono troposferico.

Legambiente avanza proposte strutturali per affrontare l’emergenza: potenziamento del trasporto pubblico locale con mezzi sostenibili ed efficienti, riprogettazione dello spazio urbano attraverso l’estensione delle aree pedonali e la creazione di percorsi ciclo-pedonali, efficientamento energetico degli edifici con abbandono progressivo delle caldaie a combustibili fossili, riduzione dell’impatto degli allevamenti intensivi mediante buone pratiche e controlli rigorosi. La finestra temporale per l’adeguamento ai nuovi standard europei si riduce progressivamente, rendendo indispensabili azioni immediate e coordinate su tutti i livelli istituzionali.Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!