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Spazio, uno sguardo agghiacciante sulla futura morte del Sole

Un’antica nana bianca rivela, divorando un pianeta, cosa accadrà al nostro Sistema Solare: un terrificante sguardo nel futuro e un nuovo strumento per capire i mondi alieni.
(NASA's Goddard Space Flight Center/Scott Wiessinger)

Un frammento di futuro si è appena rivelato nel cuore della costellazione del Triangolo, a 145 anni luce dalla Terra, dove gli astronomi hanno osservato un fenomeno tanto straordinario quanto agghiacciante: una stella morta, simile al nostro Sole, sta letteralmente digerendo i resti di un antico pianeta. La scoperta, realizzata grazie alle osservazioni condotte con il W. M. Keck Observatory di Mauna Kea, alle Hawaii, fornisce non solo una finestra sulla sorte dei sistemi planetari dopo la morte delle loro stelle madri, ma anche un’anticipazione concreta del destino che attende il nostro stesso Sistema Solare tra più di cinque miliardi di anni.

La stella in questione, un’antica nana bianca chiamata LSPM J0207+3331, ha offerto agli scienziati un raro esempio di “cannibalismo stellare”. Più di tre miliardi di anni dopo il collasso della stella in una nana bianca – fase finale della vita di una stella di tipo solare – i resti di un pianeta sono stati catturati e disgregati dalla sua gravità, lasciando impressa la propria firma chimica nell’atmosfera della stella morente. Una firma sorprendentemente ricca: ben 13 elementi pesanti sono stati rilevati, il numero più alto mai osservato in una nana bianca a predominanza di idrogeno, e un vero record nella storia dell’astrofisica stellare.

«Questa scoperta sfida la nostra comprensione dell’evoluzione dei sistemi planetari», ha dichiarato Érika Le Bourdais, astrofisica dell’Università di Montréal e prima autrice dello studio pubblicato su The Astrophysical Journal. Le atmosfere delle nane bianche a idrogeno sono tipicamente molto opache e gli elementi pesanti precipitano verso l’interno in pochi giorni, rendendone difficile la rilevazione. Ma non in questo caso: i dati raccolti indicano che i frammenti del pianeta disgregato sono stati da poco assorbiti dalla stella, rivelando una composizione simile a quella dei pianeti terrestri, con un nucleo metallico e un mantello roccioso. La massa del nucleo, in particolare, rappresenta circa il 55% della massa totale del pianeta – un valore superiore a quello della Terra (32%) ma inferiore a quello di Mercurio (70%) – suggerendo una struttura complessa e differenziata, probabilmente formatasi miliardi di anni prima della morte della stella.

(NASA, ESA, Joseph Olmsted/STScI)

Oltre al valore scientifico intrinseco, questo evento illumina una fase del ciclo stellare poco compresa: il destino dei sistemi planetari dopo che la loro stella ha cessato di vivere. Il fatto che la disgregazione del pianeta sia avvenuta così tanto tempo dopo la morte della stella indica che qualcosa – forse un altro pianeta gigante simile a Giove – ha destabilizzato il sistema, spingendo il pianeta verso una rotta fatale. «Qualcosa ha chiaramente disturbato questo sistema molto tempo dopo la morte della stella», afferma John Debes dello Space Telescope Science Institute, co-autore dello studio. La meccanica di questa instabilità post-mortem resta un mistero, ma apre scenari affascinanti su dinamiche planetarie che potrebbero durare miliardi di anni oltre la fine della vita stellare.

Le implicazioni cosmiche della scoperta sono profonde. Gli scienziati sperano di identificare altri casi simili, aiutandosi con i dati del telescopio spaziale Gaia e con future osservazioni del telescopio James Webb. Ogni nuova nana bianca “inquinata” da detriti planetari può infatti fungere da laboratorio naturale per analizzare la composizione chimica di mondi alieni, offrendoci informazioni preziose sull’origine, la struttura e l’evoluzione dei pianeti rocciosi. Paradossalmente, solo nella morte alcune stelle possono svelare i segreti più intimi dei mondi che le orbitavano. E il nostro Sole, un giorno, farà lo stesso. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!