Un’immagine, uno slogan e un silenzio rotto troppo tardi. È bastato un post – poi rimosso – pubblicato dai Giovani Democratici di Bergamo per scatenare una tempesta politica che attraversa il Partito Democratico dalle fondamenta fino al vertice. La grafica, che riprendeva l’iconografia del celebre personaggio di Hayao Miyazaki, Porco Rosso, accostata allo slogan “Meglio maiale che sionista”, ha provocato indignazione trasversale e aperto una frattura profonda tra le diverse anime del partito, a partire dal tema sempre delicato dell’antisemitismo.
Il post, pubblicato nel contesto del dibattito sul disegno di legge contro l’antisemitismo in discussione in Parlamento, ha inteso esprimere contrarietà al testo, ma il messaggio veicolato – con toni e scelte grafiche fortemente divisive – ha generato reazioni durissime, a partire da quella di Emanuele Fiano. L’ex deputato Pd, figlio di Nedo Fiano, sopravvissuto alla deportazione nazista, ha chiesto pubblicamente se qualcuno nel partito intendesse occuparsi del caso, ricordando peraltro che gli stessi Giovani Democratici bergamaschi avevano già espresso ostilità nei suoi confronti per la partecipazione a un evento promosso da Italia-Israele a Bergamo.
Dopo giorni di silenzio imbarazzato, la questione è approdata nella direzione nazionale del Pd. I giovani dem hanno cancellato il post e pubblicato delle scuse ufficiali: «Scuse sincere e senza riserve a tutte le persone e le comunità ferite, offese o colpite dalla nostra grafica». Un gesto ritenuto necessario ma non sufficiente da molti, che continuano a domandarsi come sia stato possibile che un messaggio simile venisse approvato e diffuso da un’organizzazione politica giovanile del più grande partito del centrosinistra italiano.
La segretaria Elly Schlein ha definito il post «inaccettabile», provando però a chiudere l’incidente richiamandosi alla rimozione del contenuto e alle scuse pubbliche. Una linea che non ha convinto parte della dirigenza del partito. Tra questi, il senatore Graziano Delrio, esponente dell’area riformista, che ha parlato di un episodio che «non è un incidente», ma il segnale di un confronto più profondo e irrisolto: «Non bastano le scuse. I giovani possono eccedere con il linguaggio, ma serve un confronto nel merito. Troppi fraintendimenti dentro una comunità politica».
Non solo all’interno del Pd. Anche da Fratelli d’Italia, per voce del capogruppo al Senato Lucio Malan, è arrivata una durissima presa di posizione. Malan accusa Schlein di aver liquidato troppo in fretta il caso, parlando di «scuse distratte» e sottolineando che il messaggio controverso sarebbe ancora visibile all’interno di altri post pubblicati dai giovani dem bergamaschi, in particolare quello del 7 ottobre 2025, anniversario dei massacri perpetrati da Hamas contro civili israeliani. Malan punta il dito anche su un altro slogan apparso nella stessa comunicazione, «Bergamo ha scelto da che parte stare», spesso accompagnato nei cortei dalla controversa rima «Palestina libera, dal fiume al mare».
In un partito già segnato da tensioni interne tra posizioni più radicali e l’ala riformista, la vicenda riaccende il tema del rapporto con il mondo ebraico, con la sinistra israeliana, con l’antisemitismo – e con il linguaggio. Le scuse, pur necessarie, non bastano a risolvere un nodo che è prima di tutto politico. Servirebbe un confronto vero, non solo tra generazioni, ma tra visioni inconciliabili su temi fondamentali. Perché stavolta il confine tra militanza e irresponsabilità è stato superato. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
