La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati il conducente del tram della linea 9 che venerdì 27 febbraio è deragliato in viale Vittorio Veneto, causando la morte di due persone e il ferimento di una cinquantina di passeggeri e pedoni. L’ipotesi di reato formulata è quella di disastro ferroviario, a cui si aggiungono omicidio colposo e lesioni colpose.
Nella mattinata del 2 marzo, la Polizia locale di Milano ha eseguito un decreto di perquisizione e sequestro nella sede di Atm, in via Monte Rosa. Tra i documenti acquisiti figurerebbero anche le conversazioni intercorse tra il tranviere e la centrale operativa nelle fasi precedenti e successive all’incidente.
Secondo la ricostruzione tecnica, il nuovo modello Tramlink non avrebbe semplicemente superato i limiti di velocità, ma avrebbe bruciato la fermata, il semaforo e lo scambio. Invece di rallentare in prossimità della curva di via Lazzaretto, il mezzo ha accelerato senza che venisse impartito alcun comando di apertura dello scambio — manovra che non avrebbe dovuto compiersi. Il tram si è inclinato violentemente e solo l’urto con un albero secolare posto nello spartitraffico ne ha impedito il ribaltamento completo, senza riuscire a interromperne la corsa. L’impatto finale contro la facciata di un edificio è costato la vita a Ferdinando Favia, 59 anni, e ad Abdou Karim Touré, 56 anni.
Il conducente, 60 anni e quasi 35 di servizio in Atm, ha fornito la sua versione dei fatti dal letto dell’ospedale Niguarda, dove era stato ricoverato per un trauma cranico. “Ho sentito prima dolori alla gamba. Poi, mi sono sentito male. Ho avuto un mancamento. Non ho visto più nulla, tutto buio, e ho perso il controllo”, ha dichiarato l’uomo agli agenti della Polizia locale. I primi test tossicologici effettuati su alcol e droghe hanno dato esito negativo.
Le indagini, coordinate dalla pm Elisa Calanducci con il procuratore Marcello Viola, si concentrano sull’analisi della scatola nera, delle telecamere di bordo e dei registri operativi. I sistemi di sicurezza — tra cui il cosiddetto tasto “uomo morto”, da premere ogni due-cinque secondi per attestare la presenza attiva del conducente — risultano aver funzionato regolarmente. Tuttavia non hanno impedito l’incidente: secondo gli investigatori, il malore improvviso potrebbe aver impedito al tranviere di attivare in tempo i comandi necessari per governare il mezzo. Non sono stati rilevati guasti alla sede stradale o ai binari.
Il 2 marzo si è tenuto in Procura un vertice tra gli inquirenti per definire i prossimi passi investigativi. Il conducente, dimesso con una prognosi di venti giorni, si trova attualmente a domicilio. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
