Scarica l'App NewsRoom.
Non perderti le ULTIME notizie e le ALLERTA METEO in tempo reale.

Scarica GRATIS

Iran, Meloni e la citazione di Giuseppe Conte che spiazza le opposizioni -VIDEO-

Durante l’audizione alla Camera, Giorgia Meloni replica alle critiche delle opposizioni citando parole pronunciate nel 2020 dall’allora premier Giuseppe Conte sul raid Usa contro Soleimani, evidenziando le contraddizioni del M5S.

C’è stato un momento, durante l’audizione alla Camera dei Deputati, in cui il dibattito politico si è trasformato quasi in un piccolo esercizio di memoria storica. E il risultato, per le opposizioni e in particolare per il Movimento 5 Stelle, non è stato dei più comodi. Giorgia Meloni ha infatti scelto un’arma tanto semplice quanto efficace: citare Giuseppe Conte. Non quello di oggi, ma quello di ieri, quando sedeva a Palazzo Chigi.

Il contesto è quello delle tensioni internazionali e delle richieste dell’opposizione al governo di assumere una posizione più dura su alcune crisi geopolitiche. Critiche, richieste di condanne nette, accuse di timidezza diplomatica. Un copione abbastanza classico della politica parlamentare. Ma la presidente del Consiglio ha deciso di ribaltare il tavolo non con un attacco frontale, bensì con un’operazione quasi chirurgica: leggere in Aula parole pronunciate dallo stesso Conte nel gennaio del 2020.

Il riferimento è al raid statunitense che uccise il generale iraniano Qasem Soleimani, un’azione che all’epoca sollevò fortissime tensioni internazionali e il timore di un’escalation militare in Medio Oriente. Meloni ha ricordato come, di fronte a quell’evento, il governo guidato proprio da Conte adottò una linea prudente, invitando a evitare escalation e sottolineando la necessità di garantire la sicurezza dei militari italiani.

Fin qui nulla di strano. La politica estera, soprattutto quando riguarda scenari così delicati, raramente si presta a slogan. Il punto è che oggi proprio da quei banchi arrivano accuse di eccessiva cautela nei confronti dell’attuale governo.

Ed è qui che l’ironia della situazione è diventata evidente. Meloni ha letto testualmente le parole pronunciate allora da Conte, domandando all’Aula perché nessuno, in quel momento, parlò di violazione del diritto internazionale o chiese una condanna formale degli Stati Uniti, come oggi viene chiesto al suo governo.

Però voglio dire, davvero voi, di fronte a un’iniziativa unilaterale degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran che può generare una crisi molto ampia, considerate insufficiente dire che l’obiettivo del Governo è evitare un’ulteriore escalation che rischierebbe di superare un punto di non ritorno, che siamo preoccupati ma soprattutto vigili, che stiamo facendo e faremo il possibile per garantire la sicurezza dei nostri militari? È insufficiente questo? Sì, è da vigliacchi! Sì, perfetto. Molto interessante colleghi, perché queste sono le parole utilizzate dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte all’indomani dell’attacco unilaterale con il quale gli Stati Uniti, nel gennaio del 2020, uccisero in territorio iracheno il generale iraniano Qasem Soleimani, fuori dalle regole del diritto internazionale, rischiando un’escalation militare che avrebbe avuto conseguenze pesanti.

La domanda è rimasta sospesa nell’emiciclo con un effetto quasi teatrale. Perché, in sostanza, la premier ha usato l’archivio della politica per costruire una sorta di specchio temporale: ciò che oggi viene denunciato come insufficiente, ieri era esattamente la linea del governo guidato da chi oggi protesta.

Non è mancata poi una seconda stoccata. Meloni ha ricordato quale fu la sua posizione nel 2020, quando sedeva all’opposizione: nessuna richiesta di dimissioni, nessuna accusa di servilismo verso Washington, nessuna polemica sopra le righe. Solo l’invito ad affrontare la complessa questione mediorientale senza “tifoserie da stadio”.

E guardate, non lo dico solo perché sia chiaro a chi dovesse ascoltarci quanta propaganda ci sia in quello che viene detto e quanta incoerenza ci sia tra quello che si faceva al governo e quello che si pretende all’opposizione. Lo dico soprattutto per segnalare una differenza fondamentale tra voi e me.

Quando gli Stati Uniti effettuarono il raid contro il generale Soleimani, questa fu la mia dichiarazione da leader dell’opposizione: «La complessa questione mediorientale non merita tifoserie da stadio, ma necessita di grande attenzione». Questa fu la mia dichiarazione da leader dell’opposizione.

Non dissi: «Complimenti Giuseppe Conte!» come invece ha fatto il Movimento 5 Stelle in questi giorni con la sottoscritta parlando di rincaro dei prezzi, facendo credere che la crisi fosse colpa mia. Non chiesi a Conte di condannare quell’attacco e non lo definii un vigliacco o un servo per fare un po’ di propaganda a buon mercato su una crisi che non dipendeva da Conte e sulla quale, semmai, tutti quanti dovevamo tentare di lavorare insieme.

Ma questa è la differenza che esiste, colleghi, tra le persone serie e quelle che sono disposte a usare qualsiasi cosa pur di racimolare consenso facile. Sono molto contenta di essere diversa da voi in questo.”

Il confronto, voluto e costruito parola per parola, ha trasformato la citazione in un piccolo cortocircuito politico. Perché se la prudenza diplomatica era accettabile quando a praticarla era il governo Conte, diventa difficile definirla oggi un atto di codardia quando a usarla è il governo Meloni.

Il risultato è stato un passaggio parlamentare che ha avuto il sapore della lezione di memoria politica. Con un sottotesto neppure troppo nascosto: nella politica italiana cambiano spesso le posizioni, ma le parole restano. E a volte tornano indietro come un boomerang. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!