Il referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario si avvicina alla chiusura delle urne con un dato che ha rimescolato le previsioni della vigilia: nella prima giornata di voto, alle ore 23, il Viminale certificava un’affluenza del 45,9% degli aventi diritto, un livello che proietta la partecipazione complessiva verso una quota intorno al 60%.
Il confronto con il referendum costituzionale del 2020 — anch’esso distribuito su due giornate e senza obbligo di quorum — è istruttivo: allora, alla stessa ora della domenica, aveva votato il 39,4%, per una partecipazione finale di poco superiore al 51%. Il balzo registrato stavolta, di oltre sei punti percentuali, rende plausibile un’affluenza finale tra il 60% e il 65%.
I dati regionali fotografano una partecipazione trasversale, difficile da leggere in chiave politica univoca. L’Emilia-Romagna guida la classifica con il 53,5% di votanti nella prima giornata, seguita dalla Toscana al 52,5% e dalla Lombardia al 51,7%, con il comune di Milano che supera la media regionale arrivando al 54,6%. Bene anche il Veneto, con il 50,5%. Le percentuali più basse si registrano invece in Sicilia e Calabria, entrambe al 35%.
In assenza di sondaggi e di exit poll — gli istituti interpellati dai comitati referendari si sono rifiutati di sbilanciarsi — l’attenzione si è spostata su Polymarket, la piattaforma statunitense di mercati predittivi dove chiunque può scommettere sull’esito di eventi reali. Il quesito “Il referendum sulla giustizia in Italia sarà approvato?” è attivo da mesi: nelle ore decisive, la curva della probabilità attribuita al No ha oscillato in modo significativo, tra un minimo del 36% e un massimo del 67%, per poi stabilizzarsi in serata attorno al 57%.
Il meccanismo dei mercati predittivi aggrega le aspettative di chi investe denaro reale sull’esito di un evento: le quote riflettono la probabilità percepita dagli scommettitori nel momento in cui operano. Si tratta di uno strumento considerato da alcuni analisti più affidabile dei sondaggi tradizionali in contesti ad alta incertezza, ma che rimane vulnerabile a movimenti speculativi e a informazioni incomplete.
Il referendum riguarda una riforma che punta a ridefinire equilibri e responsabilità all’interno della magistratura. I sostenitori del Sì sostengono che la riforma introduca maggiore efficienza e trasparenza; i fautori del No temono un indebolimento dell’indipendenza dei giudici e possibili interferenze politiche. Nulla esclude che il risultato resti incerto fino agli scrutini degli ultimi seggi. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
