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Epatite A, focolaio nel Casertano con 89 casi e 22 ricoveri: ci sono anche dei bambini

Focolaio di epatite A nel Casertano con quasi novanta casi accertati e oltre venti ricoveri. Rallenta la curva dei contagi dopo Pasqua, ma resta alta la vigilanza per la lunga incubazione del virus.

Si attesta a 89 casi il bilancio del focolaio di epatite A nella provincia di Caserta dall’inizio dell’ondata di contagi. Di questi, 22 pazienti hanno richiesto il ricovero ospedaliero, mentre 56 sono già stati dimessi e 11 stanno proseguendo le cure a domicilio. Tra le persone contagiate figurano anche bambini, elemento che contribuisce ad accrescere la preoccupazione delle autorità sanitarie. Tra i territori maggiormente colpiti emerge il comune di Cellole, dove si è registrata la concentrazione più elevata di casi.

Negli ultimi dieci giorni sono stati accertati 16 nuovi contagi. Un dato che, pur confermando la persistenza del virus sul territorio, segnala un rallentamento rispetto al picco osservato nel mese di marzo. Dopo il periodo pasquale, infatti, la diffusione appare meno intensa e si caratterizza prevalentemente per trasmissioni interpersonali, piuttosto che per una nuova esposizione a fonti alimentari contaminate.

Resta tuttavia prematuro parlare di esaurimento del focolaio. L’epatite A è infatti caratterizzata da un periodo di incubazione lungo, che può estendersi fino a tre o quattro settimane, rendendo possibile l’emersione di nuovi casi anche a distanza di tempo dall’esposizione al virus.

All’origine dei contagi, nella fase iniziale, vi è stato soprattutto il consumo di alimenti contaminati. In particolare, le indagini hanno individuato tra i principali veicoli di trasmissione i mitili — soprattutto cozze consumate crude — oltre a verdure e frutti di bosco rossi non adeguatamente trattati. Si tratta di alimenti che, se ingeriti senza cottura, possono favorire la trasmissione del virus. Non è un fenomeno inedito: un precedente significativo risale al 2014, quando un ampio focolaio fu associato al consumo di mirtilli congelati importati.

Accanto alla trasmissione alimentare, si registra anche una diffusione in ambito familiare. Il virus dell’epatite A, infatti, si trasmette per via oro-fecale, rendendo possibile il contagio diretto tra persone, soprattutto in contesti di convivenza. In presenza di sintomi come ittero — visibile nella colorazione giallastra della sclera o della pelle — affaticamento e ridotta reattività fisica, è fondamentale sottoporsi a diagnosi e adottare comportamenti rigorosi per evitare di infettare altri soggetti.

Le autorità sanitarie continuano a monitorare l’evoluzione del focolaio, mantenendo alta l’attenzione soprattutto sulla prevenzione e sulla corretta manipolazione degli alimenti, elementi chiave per contenere ulteriormente la diffusione del virus. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!