Nostradamus, le profezie per il 2027: tra guerre, crisi e un tesoro nascosto

Guerre, scosse politiche e ricchezze sepolte: le interpretazioni per il 2027 riaccendono il mistero di Nostradamus, ma il confronto con i versi originali riserva più di una sorpresa.

Tra un conflitto evocato sulle rive del Mar Nero, ricchezze sepolte da secoli e immagini di fuoco interpretate come presagi di catastrofi, il nome di Nostradamus torna ad accompagnare le attese per il nuovo anno. Le presunte profezie per il 2027 attraversano politica, economia e ambiente, ma per comprenderle occorre partire da un particolare che spesso scompare nei racconti più suggestivi: nessuna delle sue celebri quartine menziona esplicitamente il 2027. Gli scenari associati a questa data nascono da interpretazioni contemporanee, non da un calendario lasciato dall’autore.

Michel de Nostredame, conosciuto come Nostradamus, pubblicò a Lione nel 1555 la prima edizione delle Profezie, composta da 353 quartine enigmatiche suddivise in quattro Centurie, come ricorda la Bibliothèque nationale de France. Il termine indica le raccolte dei componimenti e non offre, da solo, una chiave per collocarli nei secoli successivi. Una delle letture proposte per il 2027 consiste nell’attribuire un significato particolare alle quartine numero 27: un’associazione numerica che permette di selezionare alcuni versi, ma che non dimostra quando dovrebbero verificarsi gli eventi descritti.

Lo scenario geopolitico prende forma soprattutto dalla quartina 27 della quinta Centuria, nella quale compaiono il Mar Nero, la Persia e Trebisonda, l’attuale Trabzon, in Turchia. Nostradamus descrive un movimento dalla Persia verso quella città attraverso immagini di fuoco e armi. Nelle riletture dedicate al prossimo anno, il passo viene accostato al ruolo dell’Iran e della Turchia negli equilibri regionali. Il testo, però, non identifica governi contemporanei, non indica il 2027 e non permette di ricavare una previsione attendibile su una futura guerra o su un accordo diplomatico. La geografia è riconoscibile; il collegamento con l’attualità viene aggiunto da chi interpreta.

Un secondo filone riguarda un possibile sconvolgimento politico in Francia, costruito attorno alla quartina 27 della nona Centuria. Nei versi compare il “Delfino”, il titolo tradizionalmente attribuito all’erede al trono francese, insieme a un’azione che lo colpisce. Alcune letture moderne trasformano quella figura nel simbolo di un successore politico e vi cercano un riferimento alla competizione per il potere. Nella quartina non figurano tuttavia nomi di politici attuali, elezioni presidenziali o una data che autorizzi a collocare la scena nel prossimo anno: il passaggio dalla successione dinastica alla politica contemporanea resta un’interpretazione.

Sul fronte economico, l’attenzione si concentra sulla quartina 28 dell’ottava Centuria, che contiene immagini di simulacri d’oro e d’argento, di un furto e della loro distruzione nel fuoco. Sono versi che vengono accostati alle paure di instabilità finanziaria e perdita della ricchezza, ma il testo non descrive il funzionamento delle banche moderne né annuncia un crollo dei mercati nel 2027. Anche in questo caso, il racconto contemporaneo rende specifiche immagini che nell’originale rimangono oscure.

Le presunte previsioni ambientali ruotano invece attorno a un fuoco celeste che si muove da Occidente verso Oriente, accompagnato da immagini di sofferenza e carestia. Qui emerge anche un problema di attribuzione: il brano richiamato in alcune ricostruzioni come quartina di un’undicesima Centuria compare, nell’edizione curata da Anatole Le Pelletier nel 1867, come componimento numero 27 dei Sixains, testi di sei versi. Presentarlo come una descrizione precisa degli incendi o del clima del 2027 significa attribuirgli informazioni che non contiene.

Accanto agli scenari più cupi trova spazio anche la scoperta di un tesoro nascosto. La quartina 27 della prima Centuria parla di una quercia colpita dal cielo, di ricchezze celate nelle vicinanze e di una morte legata al ritrovamento. Sky HISTORY accosta questi elementi alla leggenda di Oak Island e alle ricerche dei fratelli Lagina. Nei versi, tuttavia, non compaiono né l’isola canadese né i loro nomi: il collegamento appartiene alla rilettura moderna della quartina, che non stabilisce un anno per la scoperta.

Quanto alla fine del mondo nel 2027, i testi esaminati non offrono un fondamento per annunciarla. Nella prefazione indirizzata al figlio César, Nostradamus estende anzi l’orizzonte delle proprie profezie fino al 3797, senza che questo autorizzi a trasformare neppure quell’anno in una scadenza dell’umanità. Il fascino delle sue pagine sopravvive nella distanza tra parole enigmatiche e significati attribuiti dai lettori: guerre, ricchezze perdute e catastrofi diventano ogni volta riconoscibili perché vengono osservate attraverso le paure del presente. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!