Il No alla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati ha vinto il referendum del 22 e 23 marzo 2026 con circa il 53,7% dei voti, su un’affluenza che ha sfiorato il 59%, dato record per una consultazione di questo tipo. È su questo risultato che la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha costruito la propria lettura politica, intervenendo in conferenza stampa nella sede del Nazareno a Roma, dove è stata accolta con un applauso dalle componenti del partito.
“Arriva un messaggio politico chiaro a Meloni e al governo – ha dichiarato Schlein – che ora devono riflettere, devono ascoltare il Paese e le vere priorità. È stato un No a una riforma sbagliata e dannosa, è stato in parte un No all’arroganza del governo che voleva cambiare la Costituzione da solo: la Carta è di tutti”. La segretaria dem ha voluto precisare, sul piano della composizione del voto, che nel risultato finale “ci sono più elettori di destra che hanno votato No che non il contrario”, sottolineando quindi una frattura trasversale rispetto all’elettorato tradizionale del centrodestra.
L’analisi del voto e la chiamata alla coalizione
Schlein non si è limitata a commentare la sconfitta del governo sul piano referendario, ma ha immediatamente proiettato il risultato in chiave prospettica e programmatica. “C’è già una maggioranza alternativa al governo”, ha affermato con nettezza, qualificando il voto come un mandato implicito che il Paese avrebbe consegnato all’opposizione. Una lettura ambiziosa, che trasforma un risultato referendario – per natura non legato a schieramenti di partito – in un indicatore di potenziale maggioranza parlamentare futura, in vista delle elezioni politiche previste nel 2027.
L’interpretazione della leader dem punta su due assi distinti: da un lato, il carattere punitivo del voto nei confronti di un esecutivo accusato di aver gestito la riforma costituzionale in modo unilaterale e senza il coinvolgimento delle opposizioni; dall’altro, la valenza propulsiva dello stesso risultato per il centrosinistra, chiamato a tradurre quel consenso diffuso in una proposta politica strutturata. “Il Paese chiede un’alternativa – ha continuato Schlein – e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla. Questo voto ci consegna una grande responsabilità”.
La coalizione progressista e il percorso verso il 2027
La segretaria del Pd ha annunciato che il partito “lavorerà con le forze della coalizione progressista per costruire l’alternativa”, senza indicare nel dettaglio i tempi e le modalità di questo percorso. Il riferimento alla “coalizione progressista” richiama la struttura del cosiddetto campo largo, quel progetto di alleanza tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e altre formazioni minori che ha trovato applicazione in alcune competizioni regionali, con risultati alterni. Nelle settimane precedenti al referendum, Schlein aveva già aperto alla possibilità di primarie di coalizione per la scelta del candidato premier, dichiarandosi disponibile a parteciparvi personalmente.
Il contesto in cui si inserisce la dichiarazione del Nazareno è quello di uno scontro politico che nelle ultime settimane ha investito anche il tema della legge elettorale: il centrodestra aveva depositato a fine febbraio una proposta di modifica dell’attuale Rosatellum, ribattezzata “Stabilicum” dalle opposizioni, introducendo un premio di governabilità ritenuto da Schlein “inaccettabile” e capace di consegnare al vincitore delle elezioni una forza parlamentare eccessiva, tale da incidere persino sull’elezione del Presidente della Repubblica. La simultaneità tra la proposta elettorale e la campagna referendaria aveva alimentato tensioni ulteriori nel rapporto tra maggioranza e opposizione. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
