Nella costruzione del campo largo entra una proposta che intreccia politica estera, libertà religiosa e rappresentanza nelle istituzioni: Roberto Hamza Piccardo, tra i fondatori dell’Ucoii, invita le comunità musulmane a cercare un’intesa elettorale con la sinistra, chiedendo in cambio impegni precisi. A riportare la notizia è Il Giornale, che in un articolo del 23 ottobre ricostruisce l’iniziativa e la interpreta come un progetto per trasformare il radicamento dell’associazionismo islamico in capacità di influenza politica. Al centro c’è un appello pubblico, con richieste destinate a incrociare anche le differenze interne all’opposizione.
Il documento è stato pubblicato da Piccardo il 19 ottobre su La Luce, la testata diretta dal figlio Davide, e propone una collaborazione fondata su obiettivi concreti. L’autore riconosce apertamente le distanze che separano i valori religiosi islamici da una parte della sinistra, soprattutto sulle questioni etiche e sulla famiglia, ma sostiene che queste divergenze possano convivere con una scelta elettorale comune. «La politica non è un esame di affinità spirituale», scrive. Il ragionamento è quello di un sostegno condizionato: individuare interlocutori disponibili a tutelare le richieste delle comunità musulmane, senza pretendere una piena coincidenza di convinzioni.
La prima condizione riguarda la Palestina e i rapporti con Israele. Piccardo chiede una condanna esplicita delle operazioni a Gaza e interventi che vadano oltre le dichiarazioni diplomatiche: sanzioni, sospensione degli accordi di cooperazione, blocco della vendita e del transito di armamenti. È uno dei passaggi più impegnativi della proposta, perché subordina il sostegno elettorale a scelte di politica internazionale sulle quali il centrosinistra presenta sensibilità differenti. Nella lettura del Giornale, queste richieste trovano maggiore vicinanza nelle posizioni del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra, mentre incontrano più ostacoli nell’area riformista del Partito democratico.
Il secondo punto è il rifiuto del riarmo europeo, che Piccardo collega al rischio di una contrapposizione militare con la Russia e alla sottrazione di risorse ai servizi pubblici. Nella sua impostazione, una forza di sinistra che assecondasse l’aumento della spesa per gli arsenali comprometterebbe le ragioni di un possibile sostegno. Anche questo tema attraversa il confronto tra i partiti dell’opposizione: la proposta introduce quindi condizioni che potrebbero rendere più complessa la ricerca di una posizione comune nel campo largo.
La terza richiesta investe la disciplina della libertà religiosa. Piccardo sollecita una legge organica che superi la logica delle intese e garantisca luoghi di culto, assistenza spirituale, riconoscimento dei ministri religiosi e rispetto delle prescrizioni di fede. Il Giornale presenta questo passaggio come una contestazione dell’attuale sistema dei rapporti con lo Stato. Il quadro costituzionale prevede, all’articolo 8, l’eguale libertà delle confessioni e la regolazione dei loro rapporti con lo Stato attraverso leggi basate sulle intese; il ministero dell’Interno ricorda inoltre che, per le confessioni prive di intesa, resta una disciplina generale derivata dalla legislazione del 1929 e del 1930, modificata dagli interventi della Corte costituzionale.
L’iniziativa si estende poi oltre l’indicazione di voto. Secondo la ricostruzione del Giornale, Piccardo invita a costruire relazioni durature con partiti, sindacati, movimenti pacifisti e associazioni, accompagnandole con la formazione di musulmani italiani capaci di partecipare direttamente alla vita istituzionale. Il quotidiano collega questo progetto alle discussioni che già nel gennaio 2026 avevano coinvolto Davide Piccardo e il predicatore torinese Brahim Baya sulla consapevolezza del peso elettorale delle comunità musulmane.
L’appello formula dunque un’offerta politica, senza documentare un accordo già concluso con il centrosinistra, né un’adesione collettiva di tutti i musulmani italiani o una deliberazione ufficiale dell’Ucoii. Resta però esplicito il tentativo di negoziare il consenso sulla base di un programma riconoscibile. «Un’alleanza non è una cambiale in bianco», avverte Piccardo: la disponibilità a sostenere la sinistra viene accompagnata dalla richiesta di verificarne gli impegni e, successivamente, le decisioni. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
