Comprare casa a 1 euro non è più soltanto uno slogan da convegno o una formula già vista in altri territori: nelle Piccole Dolomiti vicentine il progetto è entrato nella fase operativa e ha già prodotto una risposta superiore alle attese. L’iniziativa è promossa dall’Unione Montana Pasubio Piccole Dolomiti e coinvolge Recoaro Terme, Valli del Pasubio e Posina, all’interno del programma “Green Communities”, finanziato dal PNRR, che per l’Unione ha ottenuto un riconoscimento da 4,3 milioni di euro e include tra le sue azioni proprio la mappatura degli immobili non abitati e l’avvio del progetto “Case a 1 euro”.
La vetrina ufficiale degli immobili è stata pubblicata a marzo 2026: l’Unione Montana ha reso note 25 schede relative ad altrettanti edifici messi a disposizione dai proprietari, spiegando che si tratta di fabbricati in evidente stato di degrado, da recuperare, e fissando al 16 aprile 2026 il termine per presentare la manifestazione di interesse. Le regole sono state definite con chiarezza: entro due mesi dall’assegnazione va stipulato il contratto, entro sei mesi dalla stipula va depositato il progetto di ristrutturazione e i lavori devono partire entro dodici mesi dal rilascio del titolo edilizio, per poi concludersi entro tre anni.
Il dato politico e sociale, prima ancora che immobiliare, è nell’interesse raccolto. Alla chiusura del bando sono arrivate 78 proposte d’acquisto a fronte di oltre 500 richieste di informazioni, con manifestazioni d’interesse anche dall’estero. È il segnale che la montagna vicentina, pur fuori dai circuiti più battuti del mercato residenziale, riesce ancora a intercettare una domanda fatta di cambio di vita, seconde case e piccoli progetti di ospitalità. Secondo le ricostruzioni pubblicate in questi giorni, nella prima fase sono entrati effettivamente 24 immobili, concentrati soprattutto a Recoaro Terme, con opportunità anche a Posina e Valli del Pasubio.
Non è però un’operazione a costo zero, né un’occasione per speculare rapidamente. Il prezzo simbolico è solo la soglia d’ingresso di un percorso che richiede risorse, progettazione e tempi certi. La graduatoria premia infatti le soluzioni che promettono maggiore radicamento territoriale: prima casa, giovani under 35, trasferimento di residenza, utilizzo di maestranze locali, attività turistiche, artigianali o commerciali. È un impianto che prova a selezionare non semplici compratori, ma nuovi abitanti o investitori disposti a lasciare un segno duraturo nei paesi coinvolti.
Il nodo di fondo resta quello dello spopolamento. L’Unione Montana ha raccontato fin dall’inizio il progetto come una leva per “rivitalizzare le contrade”, ridurre il peso degli immobili abbandonati e riportare famiglie, lavoro e servizi in territori che negli anni hanno perso popolazione e centralità. In questo senso le case a 1 euro sono solo la faccia più visibile di una strategia più ampia: non un’operazione nostalgica, ma il tentativo di trasformare ruderi e abitazioni vuote in presìdi di nuova residenzialità, recupero edilizio e microeconomia locale.
La vera sfida comincia adesso. L’entusiasmo iniziale dovrà misurarsi con cantieri, costi, pratiche urbanistiche e sostenibilità di lungo periodo. Ma il fatto che, in una porzione di Veneto montano spesso raccontata solo per le sue fragilità, centinaia di persone abbiano chiesto informazioni e decine abbiano presentato una proposta concreta, dice che il richiamo dei borghi non si è spento. Nelle Piccole Dolomiti il progetto da un euro vale soprattutto per questo: prova a rimettere in circolo fiducia dove per anni sono rimasti chiusi gli edifici. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
