Meteo, settembre cambia volto in 24 ore: confermata l’irruzione polare con temperature giù di oltre 10°C

La svolta è ormai comparsa nelle elaborazioni dei principali modelli, ma il passaggio capace di trasformare un brusco raffreddamento in qualcosa di ben più insidioso è ancora nascosto nelle prossime emissioni.

La previsione trova riscontro negli aggiornamenti ufficiali di ECMWF/AIFS e GFS, che concordano sulla brusca irruzione fredda, ma non avvalorano ancora gli scenari più estremi relativi a gelo diffuso, neve sotto i 1.500 metri lungo tutto l’Appennino e raffiche di intensità uragano.

Le elaborazioni aggiornate nella mattina di giovedì 17 settembre confermano una discesa di aria molto fredda per il periodo tra martedì 22 e mercoledì 23 settembre. Nord-Est e regioni adriatiche saranno le aree maggiormente esposte, mentre intensità e traiettoria del vortice restano ancora da definire.

Lo scenario di una svolta meteorologica particolarmente brusca durante la prossima settimana sta acquistando consistenza, poiché sia il sistema europeo ECMWF/AIFS sia il modello americano GFS individuano una profonda modifica della circolazione atmosferica sull’Europa, destinata a spingere una massa d’aria di origine polare-marittima dalle alte latitudini verso il Mediterraneo centrale.

Non si tratterà semplicemente di qualche temporale seguito da un modesto calo delle temperature, perché il contrasto tra l’aria fredda in arrivo e quella decisamente più mite presente sull’Italia potrebbe determinare una vera rottura stagionale, accompagnata da vento forte, rovesci, temporali e una diminuzione termica localmente superiore ai 10 gradi nell’arco di 24-36 ore.

L’espressione “ciclone polare”, utilizzata per descrivere questa evoluzione, non identifica una particolare categoria ufficiale di ciclone, ma sintetizza la possibile formazione di una depressione alimentata da aria molto fredda proveniente dalle latitudini settentrionali. La dinamica generale appare credibile, mentre la posizione esatta del minimo di pressione e la distribuzione dei fenomeni più intensi potranno essere stabilite soltanto con gli aggiornamenti dei prossimi giorni.

Lunedì 21 settembre sarà ancora una giornata insolitamente mite

Prima dell’arrivo dell’aria fredda, lunedì 21 settembre l’Italia si troverà ancora sotto l’influenza di correnti relativamente miti, con temperature massime che potranno raggiungere o superare i 27-30°C sulla Pianura Padana, nelle zone interne del Centro e in diversi settori del Sud.

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Proprio questa fase calda renderà più evidente il cambiamento successivo, poiché il fronte freddo dovrebbe raggiungere le Alpi e il Nord-Est tra la serata di lunedì 21 e la notte successiva, aprendo la strada a venti settentrionali sempre più sostenuti e a una rapida diminuzione delle temperature in quota.

I primi segnali della svolta potranno quindi manifestarsi sull’Alto Adige, sul Trentino, sul Veneto settentrionale e sul Friuli-Venezia Giulia, dove l’aumento della nuvolosità sarà seguito da rovesci, temporali e raffiche in progressivo rinforzo.

Martedì 22 settembre inizierà il crollo termico

La giornata decisiva dovrebbe essere quella di martedì 22 settembre, quando l’aria fredda comincerà a riversarsi con maggiore decisione sul Nord-Est e sull’alto Adriatico, estendendosi successivamente verso l’Emilia-Romagna e le regioni centrali adriatiche.

Le aree inizialmente più esposte saranno le province di Bolzano, Trento, Belluno, Udine, Pordenone, Gorizia e Trieste, seguite da quelle di Venezia, Treviso, Padova, Rovigo, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Nel corso della giornata il cambiamento potrà coinvolgere anche le Marche, con particolare riferimento alle province di Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno.

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Sui settori orientali del Nord e lungo l’Adriatico le temperature alla quota di circa 1.500 metri potrebbero scendere dagli iniziali 14-17°C fino a valori compresi tra 7 e 11°C, confermando l’ingresso di una massa d’aria decisamente fredda rispetto alla media della seconda metà di settembre.

Al livello del suolo il calo sarà reso più evidente dal vento e dalle precipitazioni, con temperature massime che in alcune zone del Nord-Est e dell’Emilia-Romagna potrebbero fermarsi tra 18 e 22°C, dopo i valori prossimi ai 27-29°C registrati nella fase precedente.

Mercoledì 23 settembre il freddo raggiungerà le regioni adriatiche

Tra la notte e la mattina di mercoledì 23 settembre il nucleo più freddo dovrebbe scivolare lungo il versante adriatico, coinvolgendo Marche, Abruzzo, Molise e Puglia, con ripercussioni anche sulla Basilicata e sui settori orientali della Campania.

Ancona, Pescara, Teramo, Chieti, L’Aquila, Campobasso, Foggia, Bari, Barletta, Potenza e Matera potrebbero registrare una diminuzione termica particolarmente marcata, accompagnata da Grecale e Tramontana, mentre sull’alto Adriatico potrà soffiare una Bora sostenuta, soprattutto lungo le coste del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto.

Secondo lo scenario più freddo proposto da GFS, le temperature massime potrebbero scendere localmente verso 18-21°C lungo il medio Adriatico e sulla Puglia settentrionale, mentre ECMWF/AIFS propone valori leggermente più elevati e un ingresso meno aggressivo sulle regioni nord-occidentali. Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Lombardia occidentale avvertiranno comunque il cambiamento, ma potrebbero rimanere parzialmente riparati nella prima fase rispetto al Nord-Est.

Sul versante tirrenico il calo raggiungerà Toscana, Umbria e Lazio con alcune ore di ritardo, mentre Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna conserveranno inizialmente temperature più miti. Anche su queste regioni, tuttavia, tra mercoledì 23 e giovedì 24 settembre l’aria più fresca potrà farsi sentire attraverso un rinforzo dei venti settentrionali e una diminuzione delle temperature, più contenuta sulle due Isole maggiori.

Temporali e vento forte, ma la traiettoria del minimo sarà decisiva

Il passaggio dall’aria mite a quella polare-marittima potrà alimentare rovesci e temporali, soprattutto tra Nord-Est, Emilia-Romagna, regioni centrali adriatiche e successivamente parte del Sud, dove il contrasto con le acque ancora calde del Mediterraneo manterrà elevata l’instabilità.

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Alcuni temporali potrebbero risultare intensi e accompagnati da grandine, raffiche improvvise e precipitazioni abbondanti in poco tempo, ma al momento non è possibile individuare con precisione le province nelle quali si formeranno i nuclei più organizzati, poiché uno spostamento del minimo depressionario di poche decine di chilometri cambierebbe sensibilmente la distribuzione delle piogge.

Anche il vento rappresenterà uno degli elementi principali dell’evoluzione, con Bora sull’alto Adriatico e successivamente Grecale e Tramontana lungo il resto della Penisola. Sono possibili raffiche molto forti sui crinali, nelle vallate esposte e lungo alcune coste, mentre non esistono ancora elementi sufficienti per considerare probabili venti di intensità paragonabile a quelli di un uragano su vaste aree.

Tornerà la neve, ma non sarà inverno su tutta Italia

Il raffreddamento potrà riportare la neve sulle Alpi, inizialmente alle quote più elevate e successivamente a livelli inferiori sui settori centro-orientali, dove durante i rovesci più intensi non si escludono fiocchi attorno ai 1.700-2.000 metri. Eventuali discese temporanee a quote più basse dipenderanno dall’effettiva intensità del nucleo freddo e dalla presenza di precipitazioni persistenti.

Sull’Appennino centrale potrebbero comparire fiocchi sulle cime più alte, ma l’ipotesi di nevicate diffuse al di sotto dei 1.500 metri dalla Romagna fino alle montagne meridionali non è ancora sostenuta in modo convincente dalla convergenza dei modelli. Parlare di gelo generalizzato o di pieno inverno sull’intera Penisola sarebbe quindi prematuro, mentre appare molto più concreto il rischio di una delle diminuzioni termiche più rapide di questo inizio d’autunno.

Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it