Garlasco, la mamma di Sempio: “Spero non analizzino la catenina di Chiara…”

La Verità ricostruisce i dialoghi sulla collanina, il Dna e lo scontrino di Vigevano: cosa dicono le intercettazioni e quali elementi restano contestati.
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Tra i reperti raccolti dopo l’omicidio di Chiara Poggi c’è una catenina con un ciondolo a forma di dente, un regalo di Alberto Stasi che la ragazza indossava il giorno in cui venne uccisa. È attorno alla possibilità di analizzare quel gioiello che si sviluppa una delle conversazioni intercettate in casa Sempio: un dialogo nel quale la madre di Andrea esprime il timore che possano emergere tracce genetiche del figlio, ipotizzando un trasferimento dal pavimento.

A ricostruire l’episodio è La Verità, in un articolo firmato da Fabio Amendolara e Fabrizio Di Vito che riporta conversazioni e passaggi dell’informativa dei carabinieri nell’inchiesta della Procura di Pavia. Il colloquio sulla collanina risale al 14 dicembre 2025, dopo l’annuncio televisivo di un consulente della famiglia Poggi dell’intenzione di effettuare nuovi accertamenti sull’oggetto. Daniela Ferrari, madre di Sempio, avrebbe manifestato preoccupazione per l’eventualità che il gioiello avesse raccolto materiale biologico riconducibile ad Andrea.

Secondo il resoconto del quotidiano, la donna immagina che Chiara, durante un trascinamento sul pavimento da parte dell’aggressore, possa aver raccolto materiale genetico già presente nell’abitazione. La reazione del figlio, annotata dagli investigatori e riportata nell’articolo, è breve: «Boh… vedremo». Il contenuto del dialogo riguarda dunque il timore di un possibile risultato, non l’esito di un’analisi: il materiale pubblicato non documenta il ritrovamento di Dna di Sempio sulla catenina.

Il gioiello era stato catalogato come reperto “P” nell’elenco degli oggetti acquisiti sulla scena del delitto. La Verità riferisce che nella documentazione dei Ris veniva descritto come imbrattato di tracce ematiche e accompagnato dall’annotazione «Nessun prelievo effettuato». Il ciondolo, a forma di dente, era stato regalato a Chiara da Stasi al ritorno da Londra nel luglio 2007. La presenza di sangue sul monile, tuttavia, non consente da sola di stabilirne la provenienza né di attribuire un significato investigativo alle preoccupazioni espresse nella conversazione.

Le intercettazioni ricostruite dal giornale affrontano anche un altro elemento centrale dell’indagine: la cosiddetta impronta 33, individuata sulla parete della scala interna della villetta di via Pascoli, in fondo alla quale venne trovato il corpo di Chiara. In un colloquio del 22 maggio 2025 con un’amica, Sempio parla della traccia e della propria familiarità con quegli ambienti. Racconta di essere sceso in cantina in un paio di occasioni e descrive una scala stretta, con una curva e senza corrimano, spiegando che quella conformazione poteva portare ad appoggiare una mano al muro.

Nel dialogo, sempre secondo La Verità, Andrea presenta quindi l’eventuale presenza di una propria impronta come compatibile con precedenti visite nella casa dei Poggi, che frequentava in quanto amico di Marco, fratello di Chiara. L’attribuzione della traccia resta però un punto di contrasto tra accusa e difesa: ancora in un’intervista riportata dall’ANSA il 6 ottobre 2026, Sempio ha contestato che l’impronta 33 possa essere attribuita a qualcuno e ha ribadito la propria estraneità all’omicidio.

Un’altra conversazione citata dal quotidiano risale al 21 marzo 2025, nelle prime settimane della nuova indagine. Parlando con la cugina e collega Claudia Tarletti, Sempio esprime preoccupazione per gli accertamenti genetici e per il peso che potrebbero assumere nell’inchiesta: «Vogliono fare degli esami che trasformeranno il Dna da un indizio a una prova… e questo è un problema». Sono parole riferite dal giornale a un’intercettazione ambientale; la valutazione dell’effettivo valore probatorio degli esami rimane distinta dalle considerazioni dell’indagato.

Il resoconto torna infine sullo scontrino di un parcheggio di Vigevano delle 10.18, presentato da Sempio a sostegno della ricostruzione della mattina del delitto. Andrea ha sostenuto di essersi recato in città per acquistare un libro, trovando però la libreria chiusa. In una conversazione del 16 dicembre 2025, la madre colloca la sua partenza da casa prima delle dieci, indicando come orario limite le 9.52: una differenza di otto minuti che porterebbe a ventisei minuti l’intervallo disponibile per raggiungere il parcheggio.

Secondo quanto riferisce La Verità, gli investigatori contestano questa ricostruzione e ritengono che lo scontrino fosse della madre. Anche questo passaggio appartiene alla tesi accusatoria e deve essere valutato insieme agli altri elementi e alle contestazioni difensive. La nuova indagine su Sempio, della quale la Procura ha notificato un ulteriore avviso di chiusura a fine settembre, si inserisce in una vicenda per cui Alberto Stasi è stato condannato definitivamente a sedici anni di carcere. Sempio respinge le accuse e resta presunto innocente: le conversazioni pubblicate costituiscono materiale da interpretare nel contesto dell’inchiesta, non un accertamento di responsabilità. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!